Fase tre, la ricetta di Conte

Un piano di modernizzazione strutturale e di mentalità nelle parole del presidente del Consiglio Conte durante la conferenza stampa per illustrare i prossimi traguardi. Tra le priorità: riforma della giustizia, del sistema fiscale, alta velocità, transizione energetica

Tre giugno 2020, è partita la Fase 3. Possiamo ormai spostarci oltre i confini regionali e non c’è più bisogno dell’autocertificazione. E che si tratti di una nuova pagina su cui tutti vogliamo scommettere lo dimostra la conferenza stampa tenuta nel pomeriggio dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte: la seconda dell’era COVID che si svolge “in presenza” nel cortile di palazzo Chigi, destinato solitamente all’accoglienza di capi di stato e personalità particolarmente importanti, e che certo mantiene ancora le caratteristiche di una situazione anomala, visto il contingentamento dei giornalisti e il distanziamento fisico. Ma si respira un’aria diversa e non solo perché manca poco all’estate.

Fase 3 tra luci e ombre

Giuseppe Conte
Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte (concessione CC BY-NC-SA 3.0 IT)

L’atmosfera è di moderata fiducia nella nuova fase, la fase 3 appena cominciata nel segno della rinascita, quella stessa rinascita che il 2 giugno del ’46 portò alla proclamazione della repubblica Italiana. Un filo rosso sottolineato il 2 giugno dalle parole del Presidente della Repubblica Mattarella a Codogno e ripreso da Conte, in un discorso che ha aperto le porte alla fiducia senza però nascondere le difficoltà oggettive che il Pese sta vivendo in una fase di ripresa che sembra ancora molto lontana.

Eppure i segnali positivi ci sono: la fase più acuta della pandemia è alle spalle: Conte rivendica la validità delle scelte fatte finora e a sostegno porta il trend dei contagi in diminuzione dappertutto, segno di una strategia giusta su cui basare le decisioni nelle prossime settimane.

“Ci meritiamo sorrisi e allegria, c’è voglia di socialità, e se siamo tra i primi paesi che possono permettersi di riavviare tutto in sicurezza è perché abbiamo accettato tutti responsabilmente di modificare le radicate abitudini di vita”, dice Conte, e rinnova l’invito a conservare le misure di prevenzione, cioè distanziamento fisico e delle mascherine di protezione, “perché il virus non è ancora scomparso”.

Emergenza economica e sociale

Quello di Conte è un discorso improntato all’ottimismo soprattutto a proposito del turismo: I turisti europei possono visitare l’Italia senza quarantena, frutto anche del corposo lavoro diplomatico (“La bellezza dell’Italia non è mai andata in quarantena”). Ma dopo le belle notizie arriva la questione più spinosa, quell’ emergenza economica e sociale per la quale sono stati stanziarti in 60 giorni 80 miliardi attraverso 3 manovre di bilancio per aiutare famiglie e imprese. “Ci rendiamo conto dei ritardi e di questo chiedo scusa” sono le parole dell’inquilino di Palazzo Chigi, ma l’annuncio positivo è quello dell’arrivo di un nuovo decreto-Rilancio con nuovi ammortizzatori sociali, che possa risollevare le sorti di settori in sofferenza come turismo, artigianato, piccole aziende, spettacolo.

Parola d’ordine: modernizzazione

Ma il cuore del discorso va più in là dell’emergenza e della situazione di queste settimane e guarda lontano, ad un piano complessivo di rilancio. Insomma, il coronavirus come grande opportunità per rivoltare come un calzino il sistema-Italia. E superare una volta per tutte i problemi strutturali che si trascinano da tempo.

Per questo, sottolinea Conte, i soldi messi a disposizione dall’UE vanno spesi bene per la modernizzazione. Quanto al Mes, Conte non cambia idea: “Quando avremo tutti i regolamenti li studierò, li porterò in Parlamento e decideremo. Non sono soldi regalati ma un prestito, e accettarlo o no dipende dalla convenienza, da quanto dura il piano di ammortamento, dalle condizioni”.

Su cosa puntare?

Tra le proposte, un Decreto-Rilancio a sostegno di settori in sofferenza cone quello delle costruzioni (Foro Mircea Iancu per Pixabay)

Conte ribadisce la necessità della modernizzazione per il sistema-Italia (“Sul progetto di paese si misureranno la forza e la credibilità del sistema Italia”). Questi gli obiettivi: digitalizzazione, (“Dobbiamo incrementare i  pagamenti elettronici e contrastare economia sommersa”), innovazione (“Dobbiamo rendere a portata di tutte le famiglie la banda larga, capitalizzare e sostenere imprese, filiere e specialmente le Pmi, andare verso l’impresa 4.0”), rilancio degli investimenti pubblici anzitutto tagliando la burocrazia e puntando su transizione energetica (“Dobbiamo accompagnare le imprese verso una decisa e vigorosa transizione verso l’economia sostenibile”), offerta formativa (“Bandiremo concorsi per ricercatori  e daremo la possibilità ai giovani all’estero di fare ricerca in Italia; investiremo in tecnologia digitale a scuola”).

Necessarie la riforma della giustizia e del sistema fiscale

Indifferibile per Conte la riforma della giustizia (“La durata media di un processo è inaccettabile, sconsiglia investiotori che non vogliono trovarsi coinvolti in controversie lunghissime”) con l’invito alle varie commissioni a darsi una mossa e portare a termine le pratiche per la riforma del Codice Civile. Necessaria anche una seria riforma del sistema fiscale (“iniquo e inefficiente”), per sostenere le imprese e chi è ai margini del circuito lavorativo e sociale. La riforma del sistema fiscale è importante per spendere bene la somma messa a disposizione dall’Unione Europea: Conte è chiaro: quella somma “non potrà essere considerata un tesoretto di cui potrà disporre liberamente il governo di turno in carica, ma è da intendere come risorsa da mettere a disposizione dell’intero paese sulla base di un progetto lungimirante con la collaborazione di tutte le forze politiche”, perché Conte è consapevole che bisogna “superare resistenza al cambiamento, ricostruzioni di  parte, visioni riduttive”.

E’ il momento dell’alta velocità?

Quindi l’annuncio, Un incontro entro una settimana “con parti sociali, associazioni di categorie, singole menti brillanti”, per un confronto basato sul lavoro finora svolto dalla task force guidata da Marcello Colao . Infine un punto, in questo che potremmo chiamare il “Discorso della Lungimiranza “ (perché questa è stata una tra le parole più usate da Conte, insieme a “capacità di azione”) che pare stare particolarmente a cuore al Presidente: l’ammodernamento della rete ferroviaria. Il cuore è l’alta velocità e qui Conte enumera tutti i possibili interventi: la linea Roma/Pescara/Lecce, la dorsale jonica Taranto/Reggio Calabria, la Basilicata, la Sicilia, con un pensierino anche al Ponte sullo Stretto (“Col decreto semplificazione e i fondi che arriveranno potremo realizzare i progetti e allora mi siederò a un tavolo e senza pregiudizi valuterò anche il progetto del Ponte sullo Stretto”).

La conclusione del discorso è tutta accattivante e sta nella frase di Conte che vuole essere un viatico per un Paese oggettivamente prostrato: “Ce la faremo”. Ce la faremo?

 

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