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Fascicolo del fabbricato bell’addormentato

Il fascicolo del fabbricato non è più rinviabile: è un’opportunità per la ricostruzione

I recenti disastri in Italia ripropongono con forza il tema della sicurezza e della tutela e inevitabilmente si torna a parlare del fascicolo del fabbricato. Anche la Puglia si muove: i consiglieri regionali del Pd Amati e Mazzarano hanno presentato alla fine di agosto di quest’anno una proposta di legge per l’istituzione del fascicolo del fabbricato, ormai prossima ad una nuova discussione in aula. L’obiettivo è contribuire alla prevenzione del rischio e incrementare la sicurezza delle costruzioni sia pubbliche che private.

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Il palazzo crollato sul Lungotevere Flaminio a Roma lo scorso 22 gennaio

La Puglia non è nuova in questo campo: la proposta, che riproduce il testo della legge regionale 27/2014 del periodo vendoliano (poi abrogata a seguito delle eccezioni di illegittimità costituzionale avanzate dal Governo nazionale), punta a realizzare un “sistema integrato e informatizzato” per fornire la conoscenza dello stato di conservazione degli edifici, non limitandosi però agli edifici strategici (art. 1). Fissa quindi l’obbligo del fascicolo del fabbricato per edifici pubblici e privati di nuova costruzione e ne definisce l’aggiornamento, mentre per i fabbricati esistenti prevede una “scheda informativa”. Fissa dei tempi, 6 mesi per gli edifici di interesse strategico e per le opere infrastrutturali pubbliche e private ma ad uso pubblico. E nei comuni ricadenti in zone a rischio sismico ‘1’ e ‘2’ (più critiche), consente ai comuni di estendere l’obbligo del fascicolo anche per i palazzi privati esistenti.

Una vera e positiva rivoluzione se realizzata; penso però che serva un indirizzo statale, specie per fornire risorse ed una completa defiscalizzazione dei costi. Sembra configurarsi un nuovo new deal attorno alla ricostruzione, purché liberata da tutte le sacche di illegittimità sempre in agguato. Speriamo che si muova anche lo Stato, a cui il passato attribuisce forti responsabilità nell’affossare le proposte positive che ci sono state: la 13^ legislatura è responsabile di avere affossato il disegno di legge AS 4339-bis, che introduceva importanti contenuti, visto anche che nell’edilizia si era passati dall’obbligo di adozione di misure tecniche al raggiungimento di risultati.

Il tema del fascicolo era divenuto attuale dopo il sisma in Abruzzo e il crollo dell’edificio di Barletta nel 2011, per poi dissolversi, salvo ritornare in auge in presenza di perdita di vite umane. Chi rilegge gli atti scopre che si partiva dalla constatazione che gli edifici interessati sono quelli dei beni architettonici in primis, in quanto “realizzati nei secoli passati e sollecitati da piccoli o grandi scosse telluriche o da assestamenti delle fondazioni”, ma anche “gli edifici costruiti nei primi anni del 1900” che, invece, “risentono dell’uso di materiale e tecnologie scadenti e della mancanza di una normativa specifica e consolidata. Infine – si legge ancora – “le costruzioni realizzate negli anni ’60 e ’70, periodo del boom edilizio, sono state concepite in funzione della speculazione edilizia a discapito della qualità dei materiali.” Un atto di accusa forte a cui lo Stato non ha posto rimedio. Che miopia avere affossato tutto!

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Il crollo dell’edificio a Barletta nel 2011

È però vero che se dovesse trattarsi di un aggravio burocratico per i cittadini, il fascicolo del fabbricato oltre che inutile si rivelerebbe dannoso. Il rischio c’è, come quando si è proposto l’APE (Attestato di Prestazione Energetica), nobile nella sua istituzione, ma reso del tutto inutile e trasformato dalla realtà. Che delusione: gli APE potevano acquistarsi con coupon in internet a poche decine di euro. La professione svenduta e sminuita, mortificata, con i nostri giovani a chiedersi che senso possa avere studiare, prepararsi, credere in un futuro, se poi basta una bassa gestione quotidiana a distruggere ogni sogno di serietà.

Oggi serve un nuovo modo di affrontare il futuro, guardando al passato e agli errori compiuti in ogni settore, dall’ambiente al paesaggio, alle costruzioni, all’industria. C’è stato un processo di costruzione del nostro paese, che si è caratterizzato per gli affarismi, per “scelte non pensate né ragionate”, ma che sono state frutto di improvvisazioni e di ignoranza. Basta constatare questo per desiderare di compiere un passo avanti nella costruzione del futuro. Il nostro patrimonio edilizio versa in uno stato di crisi evidente, ma soprattutto non si conosce il processo costruttivo né resta traccia “vera” di ciò che si è fatto: dai controlli sul calcestruzzo, sempre esistiti ma sempre ritenuti esagerati e “addomesticati”, a quelli sull’acciaio, a superficialità costruttive, fino ad interesse nei mancati controlli al fine di coprire e consentire guadagni illeciti. Non può negarsi questo: chi lo fa non è onesto con se stesso. Né serve l’intervento della magistratura che, oberata di lavoro e limitata dall’istituto giuridico della prescrizione, finirebbe per vedere svilito il suo nobile ruolo. Serve il riscatto della gente e delle professioni.

Il fascicolo è un momento di avvio di un processo di conoscenza: conoscere per prevenire, conoscere per avviare il migliore intervento per ripristinare condizioni di sicurezza e migliorare il valore delle costruzioni attuali. Conoscere per avviare gli approfondimenti tecnici in cui i nostri giovani possano inserirsi con la loro brillante preparazione.

Il fascicolo non deve essere un aggravio burocratico, bensì un investimento per creare la nuova ricchezza, quella della sicurezza e della ricostruzione di un  patrimonio culturale, urbanistico ed edilizio che possa trasferirsi al futuro. È un’occasione per tornare a lavorare per la ricostruzione di un grande Paese del passato che vuole conservare questo riconoscimento unanime anche nel futuro.

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