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Fasano: “La bellezza non salverà il mondo, se noi non salviamo la bellezza”

Fasano: strade cittadine e di campagna ridotte a discariche a cielo aperto, immondizia e rifiuti ingombranti dappertutto. Cosa fa il Comune della cittadina in provincia di Brindisi? Cosa fa il cittadino per non contribuire a questo disastro ambientale, paesaggistico, culturale e morale? Rabbia, disprezzo e un senso di impotenza di una nostra lettrice nei confronti dei suoi concittadini, nel documento che pubblichiamo.

Stamattina passeggiavo per le strade di campagna com’è mio solito fare nelle giornate invernali di sole. Per la prima volta mi sono vergognata, ho provato un senso di rabbia e disprezzo nei confronti dei miei concittadini, per la mia terra e le mie origini. Il senso di riconoscenza per una terra ricca di bellezza e umiltà che mi spinge sempre a ritornare, oggi ha lasciato il posto solo a un senso di rabbia e d’impotenza. Rabbia perché siamo ormai ciechi, dissociati da noi stessi e dal nostro territorio: assuefatti. Siamo sempre pronti a lamentarci, tanto le responsabilità sono sempre fuori da noi stessi.

Sono ormai molti mesi che le nostre coste, strade cittadine e di campagna sono ridotte a discariche a cielo aperto, piene di immondizia e di rifiuti ingombranti. Proprio oggi ho incontrato un vecchio compaesano e gli ho chiesto: “ma com’è possibile che le strade sono piene di rifiuti?”. Sembrava annuisse ma a un certo punto, con grande fermezza, mi ha chiesto: “ma lei vede rifiuti fuori la porta di casa sua?”. No, rispondo. Lui: “bhè allora che t’importa se ci sono rifiuti altrove?”. Interpreto la sua ferma risposta come un ammissione di colpa. Non la colpa di un singolo cittadino, ma di un popolo. Quella frase rispecchia il pensiero dominante: come cittadini abbiamo solo diritti, i doveri vanno rispettati solo nella misura in cui non danneggino il nostro orticello, le nostre famiglie, i nostri affarucci, il nostro marciapiede, il nostro perbenismo e la nostra auto luccicante…

Ho rivolto la stessa domanda a molti miei concittadini e la risposta denota sempre un senso vergognoso d’irresponsabilità: “la colpa è della Tradeco e dei politici che non informano, sono tutti ladri, noi cosa possiamo fare?”. Persino gli sporadici articoli che ho letto in merito al problema dei rifiuti a Fasano affrontano la questione enfatizzando la stanchezza del cittadino, stanco di pagare le tasse e di non ricevere servizi adeguati. Ecco il sottotitolo di un articolo comparso oggi, 2 gennaio, su FasanoLive che denuncia il problema dei rifiuti nel fasanese affermando: “Ecco alcune foto di una situazione di degrado nei pressi di Vigna Marina. Ma il fasanese sa dov’è il vero centro comunale di raccolta rifiuti? Cosa fa il Comune di Fasano per pubblicizzarlo?”.

Prima di tutto vorrei sottolineare che la discarica a cielo aperto non è circoscritta solo ai pressi di Vigna Marina ma è ormai una realtà diffusa a tutto il territorio fasanese, dal centro alle strade di campagna, dove il rifiuto è oramai parte integrante del paesaggio. Interi sacchetti di plastica abbandonati per strada da auto in corsa, sacchetti non riposti nel proprio contenitore lungo le strade, rifiuti ingombranti e materiali inquinanti lasciati agli angoli delle strade a decomporsi e a inquinare.

In questo mio intervento, vorrei per un attimo trascurare le colpe della Tradeco, le scelte sbagliate del comune di Fasano e dei nostri politici che, come tutti sanno, non hanno mai agito nell’interesse della collettività. Vorrei porre la questione sotto un’altra prospettiva: Cosa fa il cittadino per non contribuire a questo disastro ambientale, paesaggistico, culturale e morale? Di chi è la colpa? Domandiamolo, ciascuno a noi stessi, chiediamoci perché.

La stanchezza verso un sistema di raccolta che non sempre funziona non va espressa gettando rifiuti in strada, quasi come un atto di disobbedienza civile. Piuttosto, la disobbedienza e la stanchezza andrebbe espressa per vie legali, come succede in paesi civili, denunciando le autorità e i dovuti organi di competenza. Anche se le nostre denunce rimangono inascoltate, continuare a fare la raccolta differenziata secondo le regole è un vero atto di disobbedienza. In altre parole, se le leggi non funzionano o non vengono rispettate è nostro dovere morale operare affinché lo facciano, adottando un comportamento conforme alle regole. Nello specifico, se la Tradeco non funziona e i politici non informano, la migliore denuncia è continuare a fare la raccolta differenziata e a non gettare rifiuti in strada, e qualora ripulire laddove gli altri sporcano. Un comportamento contrario ci fa complici e non agisce contro un sistema corrotto del quale ci rendiamo sempre vittime.

Eh si, perché ammesso pure che non ci si voglia rendere responsabili per il bene comune e si voglia ragionare solo in termini di profitto, le conseguenze di strade sporche e rifiuti ovunque saranno oltremodo negative per il turismo di cui tanto i politici fasanesi si riempiono la bocca. Il turista non ha voglia di fare il bagno o passeggiare in mezzo ai rifiuti. Lo dimostra il fatto che i turisti stranieri che hanno investito comprando immobili nel territorio si stanno muovendo verso altri paesi, anche a causa della presenza della sporcizia in strada.

A mio parere (sono sicura di dare voce a molte persone oneste e rispettose del proprio territorio) coloro che giustificano il cittadino che sporca, perché stanco di un servizio precario, sono complici di questo disastro ambientale e culturale. Si imbevono di verità di comodo che contengono il germe dell’autodistruzione. In realtà, per questa mancata presa di responsabilità, il paesaggio e noi stessi siamo le prime vittime.

Stiamo finendo per abituarci all’immagine di terreni pieni di rifiuti, ritrovandoci a vivere rassegnati in un paesaggio deturpato, di una bruttezza brutale. Stiamo correndo il rischio di non riconoscere il nostro territorio, di sviluppare un senso di estraneità che non farà altro che generare disagio fisico e psicologico che troverà sollievo solo nel periodo di vacanza dove ci recheremo in villaggi turistici “costruiti e finti”. Stiamo finendo per sdoppiare il paesaggio, da un lato ci sarà il paesaggio finto e costruito dei villaggi turistici, dei borghi e degli agriturismi, dall’altro ci sarà lo spazio in cui vivremo quotidianamente e in cui ci siamo rassegnati a vivere, un tempo bellissimo, che abbiamo ridotto a discarica.

Rispettare il paesaggio non significa solo preservare la bellezza, significa vivere meglio nel rispetto della natura e della salute umana, consegnare un futuro ai nostri figli. Abbiamo ricevuto in dono una bellezza che il mondo ci invidia, il nostro obbligo è di tutelarlo se vogliamo che vi sia un futuro. La bellezza, da sola, non salverà il mondo.

Una cittadina di Fasano

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