Fanghi per realizzare mattoni: la nuova frontiera della bioedilizia

In Australia, una ricerca della Royal Melbourne Institute of Technology permette di utilizzare rifiuti e fanghi di scarto per realizzare mattoni.

Torna alla ribalta il team del prof. Abbas Mohajerani della Royal Melbourne Institute of Technology che questa volta ha pensato bene di riutilizzare i fanghi di depurazione per realizzare mattoni.

Il prof. Abbas Mohajerani

Il team del prof. Mohajerani non è nuovo a questo genere di notizie. Già qualche anno fa ha svolto una ricerca su come utilizzare i mozziconi di sigarette per costruire mattoni.

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Il nuovo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Buildings, spiega che sostanzialmente i fanghi possono essere validi sostituti della terracotta, costano meno, hanno una resa energetica migliore e rimettono nel circuito produttivo scarti altrimenti inutilizzati.

Fanghi invece di terracotta per costruire mattoni

 

Attualmente, vengono prodotti annualmente 1500 miliardi di mattoni in tutto il mondo. Per farli sono necessari 3,13 miliardi di metri cubi di terra argillosa, ovvero l’equivalente di oltre 1000 campi di calcio. Si tratta di terra utile per svariati scopi, primo fra tutti l’agricoltura.

Il team australiano ha calcolato che ogni anno vengono accumulati milioni di tonnellate di biosolidi in tutto il mondo, derivati dal trattamento dei fanghi delle acque reflue. Questo materiale viene raccolto e stoccato in vaste aree di terreno. Una parte di esso viene utilizzato nell’agricoltura come fertilizzante mentre il restante, si stima il 30% circa, resta inutilizzato e si accumula.

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Fanghi: biosolidi

Per questa ragione, il team di Mohajerani ha testato i biosolidi ricavati dai fanghi. Ma cosa sono i biosolidi? Si tratta di fanghi di acque reflue disidratati e trattati. I fanghi sono costituiti da acqua, materiale organico ed una piccola parte di solidi secchi, circa l’8%. Al termine di un adeguato trattamento, i fanghi diventano biosolidi che contengono tra il 15% ed 90% di solidi secchi. I test di laboratorio hanno verificato che mischiando l’argilla ai biosolidi in varie percentuali, si ottengono risultati eccellenti. I mattoni così prodotti, in base alla percentuale, aumentano notevolmente la resistenza alla compressione. Dopo la cottura, è stato calcolato che i mattoni possono arrivare a trattenere fino al 99% di metalli pesanti, hanno una porosità maggiore ed una inferiore conduttività termica, mentre la loro cottura richiede quasi il 50% di energia in meno rispetto all’argilla.

Al termine dello studio, il team sostiene che utilizzando anche un minimo del 15% di contenuto di biosolidi nel 15% della produzione di mattoni si potrebbero riciclare circa 5 milioni di tonnellate di produzione annuale di biosolidi residui prodotti in Australia, Nuova Zelanda, UE, USA e Canada.

Altri studi sui fanghi

Lo studio australiano non è il primo lavoro che punta a mattoni e costruzioni più ecosostenibili. C’è una ricerca condotta dalle Scuole di Architettura dell’Università di Siviglia (in Spagna) e di Strathclyde (a Glasgow in Scozia) che consiste nell’aggiungere all’argilla fibre di lana e un alginato (un polimero naturale estratto della alghe) per realizzare mattoni più resistenti e più eco-friendly. I test hanno dato ottimi risultati sia in termini di durata, resistenza e risparmio energetico.

La ricerca a Bari sul trattamento dei fanghi

politecnico bari bioedilizia
dott. Andrea Petrella, Ricercatore Confermato di Scienza e Tecnologia dei Materiali del DICATECH, Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale, del Territorio, Edile e di Chimica del Politecnico, settore ING/IND 22

Anche il Politecnico di Bari è all’avanguardia in tal senso. Il dott. Andrea Petrella, Ricercatore Confermato di Scienza e Tecnologia dei Materiali del DICATECH, Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale, del Territorio, Edile e di Chimica del Politecnico, insieme ai colleghi del settore ING/IND 22, il prof. Michele Notarnicola, Prof. Associato, la prof.ssa Rosa Di Mundo, ricercatrice, ed il prof. Sabino De Gisi, ricercatore, da tempo stanno puntando sulla bioedilizia. Mischiando materiali di scarto con il cemento, come vetro, polistirolo espanso, gomma e paglia, il team valuta la qualità del cemento, la robustezza, la durata, il costo in termini energetici e produttivi e la sostenibilità. I risultati sono ottimi. Manca solo la commercializzazione.

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Life Circle Assestment e produzione industriale

Insomma, queste soluzioni proposte dalla Ricerca sono tutte valide ed importanti per ridurre l’inquinamento, riciclare gli scarti e ripulire l’ambiente. Ciò che manca è solo la produzione a larga scala, la commercializzazione. Bisogna far uscire dai laboratori universitari queste soluzioni ed applicarle nel mondo dell’edilizia. È evidente che serve una “spinta” dall’alto. E forse qualche governo lo sta già facendo, ma non alle nostre latitudini. Solo in questo modo sarà possibile salvare il pianeta (da) e noi stessi.

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