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FAI, una giornata dedicata all’ambiente

 

Come ogni anno  il FAI  (Fondo Ambiente  Italiano) ripropone le sue “giornate di primavera” in difesa del patrimonio artistico-culturale italiano. Le giornate  offrono al pubblico la possibilità unica di visitare monumenti e siti altrimenti impossibili da visitare e, aggiungiamo, da godere. Quest’anno le giornate sono quelle di sabato 19 e domenica 20 marzo e anche il territorio di Lecce si offre a turisti e appassionati del bello con una serie di complessi architettonici che spaziano nel tempo, tutti egualmente belli.

Partiamo dal capoluogo, dove ci aspetta il complesso del “Real Collegio”, delle attigue “Scuole tecniche” L. Scarambone e della Biblioteca provinciale, una delle più grandi del Mezzogiorno. Il complesso risale alla prima metà dell’ ‘800 e rappresenta il più significativo intervento realizzato nella città durante il XIX secolo. Il collegio intitolato a Giuseppe Palmieri divenne, con l’Unità, un liceo e tale rimase fino agli anni ’50 del XX secolo, quando i suoi edifici vennero via via abbandonati. Il restauro in atto promette molte sorprese.

A Botrugno l’edificio all’attenzione dei visitatori è la Congrega della Maria Assunta in cielo, una chiesa settecentesca che nasce sui resti di una costruzione medievale di rito greco-bizantino dedicata a San Nicola. Dopo un restauro promosso dalla Soprintendenza di Puglia, sono emersi particolari interessanti, come degli affreschi  che riproducono i doni eucaristici dl pane e del vino, secondo il rito greco-bizantino.

A Campi Salentina, invece, si svolgerà la visita alla Chiesa della Madonna dell’Alto, così detta perché probabilmente sorge su una collina a nord di Lecce, l’area delle serre di Sant’Elia. La chiesa, come attestano i documenti, esisteva già nell’XI sec. , e doveva dipendere dall’abbazia di Santa Maria di Cerrate. Diversi sono i nomi con chi la chiesa è indicata nei secoli: Santa  Maria de Bagnara, Madonna del latte, quindi Madonna dell’Alto. La zona è particolarmente suggestiva dal punto di vista naturalistico ma anche storico:  vicino alla chiesa, infatti, passava la strada “Limitone dei greci” , un confine tra i territori bizantini e longobardi, risalente probabilmente asl VII sec.d.C.

L’abbazia di Santa Maria di Cerrate è diventata il primo bene in Puglia affidato al FAI in concessione trentennale per il restauro

L’abbazia di Santa Maria di Cerrate è diventata il primo bene in Puglia affidato al FAI in concessione trentennale per il restauro

E collegata alla chiesa della Madonna dell’Alto, sia pur idealmente, è l’abbazia di Santa Maria di Cerrate, alle porte di Lecce. La leggenda vuole che l’abbazia venne fondata dal re Tancredi d’Altavilla, conte di Lecce, dopo che gli apparve l’immagine della Madonna, ma molto più probabilmente fu Boemondo d’Altavilla a fondare l’edificio tra l’XI e il XII sec.d.C, nel quale fece insediare un cenobio di monaci italo-greci.

La chiesa, mirabile esempio del Romanico pugliese, è sempre stata un vivace centro culturale anche grazie alla vicinanza della strada romana che univa Brindisi a Lecce e Otranto. Dopo un lungo periodo di abbandono, nel 1965 cominciarono i lavori di restauro a cura della Provincia di Lecce fino quando nel 2012 l’abbazia è diventata il primo bene in Puglia affidato al FAI in concessione trentennale per il restauro. Al momento della firma del contratto di concessione, il FAI ha avviato a proprie spese la diagnostica e la progettazione dell’intervento di restauro relativo a tutto il complesso, attraverso un approfondito piano di conservazione e valorizzazione condotto da una squadra multidisciplinare di professionisti. Le giornate FAI di quest’anno permettono di vedere i restauri di una parte dell’edificio partiti nel 2014.

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