FabLab, il laboratorio che è “tanta roba”

Alla scoperta del FabLab di Bitonto, il laboratorio per la condivisione di tecnologie, competenze e know-how sul digitale

FabLab è “tanta roba”. Ama definire così la sua creatura Domenico Ruggiero, co-fondatore, insieme a Vitantonio Vacca, del laboratorio di Bitonto. «È tante cose insieme», precisa. E’ un makerspace e un laboratorio per la condivisione di tecnologie, competenze e know-how sul digitale.

È senza scopo di lucro. «Non siamo un’azienda – specifica Ruggiero – ma se hai un progetto in mente, noi facciamo un percorso condiviso».

FabLab e Temporelli
Massimo Temporelli, fondatore FabLab Milano, insieme a Domenico Ruggiero (a sin.) e Fabio Parisi (a ds.)

Fablab nasce come a Bitonto nel 2015, ma riprende le esperienze internazionali della comunità nata a Boston e poi con laboratori in tutto il mondo. In Italia, uno dei più accreditati è il FabLab di Milano, il cui fondatore Massimo Temporelli è stato recentemente ospite in Puglia, per un incontro su Robot e industry 4.0.

Nato “quasi per caso”, il gruppo di Bitonto si è poi allargato. «Trattandosi di un FabLab – evidenzia Ruggiero – abbiamo pochi soci ma tanti tesserati, che sono quelli che poi vivono concretamente il laboratorio». Nonostante la giovane età, sono già numerosi i progetti messi in cantiere. E con orgoglio, rivendicano l’alternanza scuola – lavoro: «E’ raro che una scuola si fidi e si affidi a un FabLab, invece a Bitonto è successo». Quest’anno, con gli studenti dell’istituto superiore Volta – De Gemmis, l’associazione offre opportunità di sviluppo di competenze in un contesto tecnologico e digitale.

FabLab, tra innovazione e tradizione

Ma quello che caratterizza il laboratorio è l’innovazione archeologica. Il progetto firmato FabLab Bitonto e Museo De Palo Ungaro è stato selezionato tra i 110 progetti del Maker Faire Rome 2016, come punto d’incontro fra temi di carattere sociale e la sperimentazione delle tecnologie applicate all’archeologia. La stampa3D e le tecniche di rilievo tridimensionale permettono di ottenere riproduzioni per ricerca, didattica e la realizzazione di musei innovativi. “Così si può far fruire del bene chi non poteva fisicamente essere presente”.

FabLab e Piazza del Campo
La riproduzione della celebre piazza di Siena

Altri motivi di orgoglio, la riproduzione policromatica di Piazza del Campo 1:1000 e 1:600 o la ricostruzione della Bari bizantina.

Un marchio di fabbrica, perché ogni laboratorio si caratterizza per il legame con il territorio. (LEGGI:Urban center, Bitonto e Bari nella ‘Rete italiana’). «A Milano, ad esempio, FabLab tende al design, a Torino maggiormente alla meccanica e robotica. A Bitonto – evidenzia Ruggiero – siamo più legati a beni culturali e archeologia, perché chi ne fa parte ha quell’imprinting dato dal territorio». Ed è proprio quel legame con il territorio a rendere concreto l’incontro tra ‘innovazione e tradizione’. E, assicurano da Bitonto, è solo l’inizio. Perché il Fablab, “è tanta roba”.

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