Ex Ilva, Legambiente al Governo: subito una Road Map per Taranto

“Prioritario e urgente garantire l’assenza di rischi per la salute, subordinando la produzione agli esiti di una Valutazione di Impatto Sanitario. Un accordo di programma per gestire la transizione”

Mentre il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci annuncia un ricorso alla Corte di Giustizia dell’Aia contro la decisione del consiglio di Stato che che lascia in funzione l’area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto annullando l’ultima decisione del Tar, Legambiente fa precise richieste a propone al Governo una Road map per la città.

“All’indomani della sentenza del Consiglio di Stato che lascia in funzione l’area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto – dichiarano Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, Ruggero Ronzulli, presidente di Legambiente Puglia e Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto – la prima cosa che il Governo dovrebbe fare è disporre un immediato aggiornamento della Valutazione Preventiva del Danno Sanitario recentemente effettuata da Arpa Puglia (che indica che la produzione autorizzata di 6 milioni di tonnellate, con gli impianti oggi in funzione, comporta rischi non accettabili per la salute) per stabilire su solide basi scientifiche se, e quanto, è possibile produrre utilizzando l’attuale assetto impiantistico, senza che ciò comporti rischi inaccettabili per la salute dei tarantini a partire dagli abitanti del quartiere Tamburi, il più prossimo e, quindi, il più esposto alle emissioni inquinanti dello stabilimento siderurgico”.

Fissare limiti alla capacità produttiva

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Ruggero Ronzulli, presidente di Legambiente Puglia

Alla luce degli studi sui danni alla salute -l’ultimo attesta una relazione tra le capacità intellettive dei bambini del quartiere Tamburi e l’esposizione all’inquinamento –  e delle morti provocate dal Siderurgico, Legambiente  chiede immediatamente “di fissare la capacità produttiva massima al di sotto della soglia che l’aggiornamento della Valutazione dell’Impatto Sanitario indicherà, in modo da garantire che nessuna vita in futuro sia più sacrificata sull’altare delle esigenze produttive”.

Gestire la transizione verso la decarbonizzazione

“La  seconda cosa che il Governo dovrebbe fare è sedersi attorno ad un tavolo con gli Enti locali e con le forze sociali – aggiungono Ciafani, Ronzulli e Franco – per costruire un accordo di programma che gestisca la transizione in tempi certi e ragionevoli dalla attuale produzione di acciaio, basata sul ciclo del carbone ad un futuro centrato sull’utilizzo in siderurgia dell’idrogeno verde, capace di garantire l’abbattimento non solo dell’inquinamento, ma anche delle emissioni di anidride carbonica, e che in Svezia è già al centro, insieme al progetto Hybrit, di H2GreenSteel, iniziativa che coinvolge anche finanziatori italiani e punta a produrre 5 milioni di tonnellate di acciaio con l’idrogeno entro il 2030.  Un futuro basato anche sulla bonifica dei suoli contaminati e del Mar Piccolo di Taranto, reale volano di una diversificazione produttiva capace di cancellare il ricatto occupazionale rappresentato dalla monocultura dell’acciaio, ma che continua a rimanere sostanzialmente inattuata pur in presenza di notevoli risorse finanziarie a disposizione sia dei Commissari straordinari di Ilva in a.s.  che del Commissario straordinario per la bonifica di Taranto”. A fronte delle promesse di  rendere la fabbrica compatibile col territorio e di rendere operative le prescrizioni inserite nell’attuale Piano Ambientale, a partire da quelle che riguardano le cokerie, una delle principali fonti di emissioni nociveche il Governo non ha mantenuto, commentano i rappresentanti di Legambiente, “il tempo è scaduto. Nessuno può pensare di chiedere ai tarantini di continuare ad avere fiducia nello Stato senza che, in tempi stretti, prenda corpo una Road Map per Taranto basata sulla trasparenza e sulle risultanze scientifiche,  scandita da  impegni e scadenze precisi: il Governo batta un colpo, è già tardi”. 

E a proposito della richiesta di un accordo di programma fatta dal sindaco Melucci: “Rappresenta la cornice necessaria per coinvolgere i cittadini ed i lavoratori in un processo che non può essere gestito solo dall’alto, oltre a costituire una cartina di tornasole che misura la reale volontà dello Stato di portare a termine in tempi non biblici un processo di decarbonizzazione che, per ora, è presente solo negli annunci”.

L’Abbate (M5S): ” Ristori sanitari, ambientali e infrastrutturali”

Preme sull’acceleratore anche la nota della senatrice M5S e componente della commissione Ambiente, Patty L’Abbate: «Pur se non condivise, le sentenze della magistratura vanno rispettate. Certo, resta la perplessità quando si elude il problema del danno sanitario, già confermato da diversi studi scientifici e dalla recente sentenza della Corte d’assise del tribunale di Taranto. Questo continuo e travagliato contenzioso nelle aule della giustizia conferma ancora una volta l’urgenza, non più rinviabile, della transizione ecologica per il siderurgico. Occorre quindi decarbonizzare, mettere in sicurezza, porre in essere tutte le strategie necessarie alla tutela della salute dei cittadini. In tutti questi anni il problema dell’ex Ilva è sempre stato sotto gli occhi di tutti ma, purtroppo, non si è stati capaci di creare un piano a lungo termine per rimediare al danno ambientale. Ora si lavori celermente e senza indugi a una soluzione immediata e necessaria, che contempli ristori sanitari, ambientali e infrastrutturali per la comunità, per i lavoratori e per l’indotto».

 Vianello (M5S), “Bene Cingolani che nega proroga”

«Sono lieto che dopo aver espresso pubblicamente il dissenso ad un’eventuale proroga della prescrizione ambientale che riguarda la batteria 12 e la nuova doccia 6 dello stabilimento siderurgico di Taranto (in scadenza a fine mese), il Ministro Cingolani abbia deciso di non avallare la richiesta di proroga». Così il deputato tarantino del M5S Giovanni Vianello a proposito dell’ultimatum del ministero della Transizione Ecologica ai vertici delle Acciaierie d’Italia di Taranto. Ricordiamo che dal 1° luglio la batteria 12 del reparto Cockerie si fermerà perchè non è stato ottemperato l’obbligo mettersi a norma secondo il cronoprogramma dall’Aia 2012.

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Il deputato tarantino Giovanni Vianello (M5S)

«Come risulta dagli atti della Conferenza dei servizi dello scorso 16 giugno, non vi erano i presupposti per la concessione della proroga – continua Vianello – , a fronte del danno sanitario e ambientale che continua a derivare. Nel merito sottolineo che sin dal contesto della Conferenza dei Servizi è stato affrontato il problema del grave impatto sanitario causato dalle emissioni provocate dalla produzione siderurgica di ben 6 milioni di tonnellate annue di acciaio, un limite produttivo intermedio previsto in attesa del completamento dell’AIA (dopodiché sarà a 8 milioni di t/a). Il tema è altresì menzionato nel ‘Rapporto di Valutazione di Danno Sanitario’ realizzato da Arpa Puglia, Asl Taranto e Agenzia Regionale ARESS a maggio 2021, sulla base dei criteri metodologici previsti dalla legge regionale pugliese in sede di riesame dell’AIA. Ed è proprio questa VDS il punto cardine, perché esplicitamente l’ex Ministro Costa ha imposto nel decreto di avvio del riesame AIA del 2019 che la VDS venisse fatta non solo secondo i principi del decreto ministeriale del 2013, legato ai decreti salva Ilva e che calcola il danno sanitario solo se vengono superati i limiti emissivi, ma soprattutto secondo i criteri della legge regionale del 2012, che calcola gli impatti sanitari in maniera preventiva. Occorre poi ricordare che la VDS, secondo i criteri della legge regionale, aveva già dimostrato in maniera preventiva che, qualora fosse stata realizzata l’AIA rilasciata nel 2011, sarebbe rimasto un rischio concreto di ammalarsi di tumore per 12 mila persone. Ma il duo di ex ministri Clini e Balduzzi pensò bene di bypassare questo rapporto di VDS, per sostituirlo con i criteri del decreto ministeriale del 2013 che, come detto, calcolano l’impatto sanitario solo in caso di superamento dei limiti emissivi: in poche parole l’hanno sabotata. Quindi bene che Cingolani si sia allineato con la decisione della Conferenza dei Servizi, anche se in via generale, quello che è emerso dovrebbe convincere la politica tutta a mettere uno stop all’area a caldo, perché il rischio di ammalarsi è concreto, lo stabilimento non è compatibile con la salute umana e con il territorio».

 

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