Ex Ilva, le reazioni della politica: autoassoluzioni, mani tese, memoria e alleanze

Nichi Vendola

Venti anni di politica pugliese che si scontrano in una sentenza storica, come quella sull’ex Ilva. Vendola condannato che si scaglia contro la “giustizia malata”, Emiliano che lo assolve, Fitto garantista ma, al contempo, attacca.

Se l’ambiente è stato svenduto, come da titolo dell’inchiesta, c’era qualche acquirente. E a Taranto oltre che sul banco degli imputati, è apparso chiaro come anche la politica fosse al tavolo degli affari. Almeno è quanto emerso, finora, dalla prima sentenza sul caso dell’ex Ilva.

Insieme all’ex Presidente della Provincia, Florido, c’è un altro nome politico che ha ovviamente inondato le cronache: Nichi Vendola. L’ex governatore regionale – che subisce una condanna di tre anni e mezzo -, però, non ci sta. E a questo intreccio politica – malaffare si ribella. E si ribella “a una giustizia che calpesta la verità. E’ come vivere in un mondo capovolto, dove chi ha operato per il bene di Taranto viene condannato senza l’ombra di una prova”. Nichi Vendola la bolla come “una mostruosità giuridica avallata da una giuria popolare” che “colpisce noi, quelli che dai Riva non hanno preso mai un soldo, che hanno scoperchiato la fabbrica, che hanno imposto leggi all’avanguardia contro i veleni industriali. Appelleremo questa sentenza, anche perché essa rappresenta l’ennesima prova di una giustizia profondamente malata”.

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Per l’ex governatore quello dei giudici è “un grave delitto contro la verità e contro la storia. Hanno umiliato persone che hanno dedicato l’intera vita a battersi per la giustizia e la legalità. Hanno offerto a Taranto non dei colpevoli ma degli agnelli sacrificali: noi non fummo i complici dell’Ilva, fummo coloro che ruppero un lungo silenzio e una diffusa complicità con quella azienda”.

Il ruolo della Regione Puglia

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Duro Michele Emiliano: “La Regione Puglia dal 2005 in poi è stata l’unica istituzione ad aver concretamente agito per fermare quella scellerata gestione della fabbrica, almeno fino a quando non è stata estromessa per legge da ogni possibilità di intervento sui controlli ambientali, con leggi nazionali che hanno fatto eccezione alle regole in vigore per il resto d’Italia”

Una autoassoluzione. A cui fa eco il successore di Vendola, l’attuale presidente della Regione Puglia. Per Michele Emiliano, “la giustizia ha finalmente fatto il suo corso, i delitti commessi sono gravissimi e sono assimilabili a reati di omicidio e strage non a caso di competenza della Corte d’Assise al pari di quelli per i quali è intervenuta la pesantissima condanna”.

Quella del 31 maggio è una sentenza che rappresenta “un punto di non ritorno che deve essere la guida per le decisioni che il Governo deve prendere con urgenza sul destino degli impianti”, con “la Regione Puglia, parte civile, che ha richiesto ed ottenuto la condanna degli imputati e della società al risarcimento dei danni che saranno quantificati in separata sede ottenendo una provvisionale di 100mila euro. E pertanto ha titolo per iniziare una causa civile contro tutti coloro che hanno provocato il danno e contro coloro che eventualmente stanno continuando a cagionare danni ambientali e alla salute”.

Fin qui, tutto sostanzialmente prevedibile. Lo scoramento per il dramma, la soddisfazione per la giustizia. Ma Emiliano fa poi un altro gesto e mostra la mano tesa verso Vendola: “Siamo consapevoli però che la Regione Puglia dal 2005 in poi è stata l’unica istituzione ad aver concretamente agito per fermare quella scellerata gestione della fabbrica, almeno fino a quando non è stata estromessa per legge da ogni possibilità di intervento sui controlli ambientali, con leggi nazionali che hanno fatto eccezione alle regole in vigore per il resto d’Italia”. E l’anno non è stato citato a caso: il 2005 segna l’avvio del Vendola I.

Il garantismo e la memoria di Fitto

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Raffaele Fitto invita al “garantismo sempre e verso tutti, senza distinzione alcuna, quale principio di civiltà irrinunciabile”

Come un nastro che riavvolge, appunto, venti anni di politica pugliese, irrompe Raffaele Fitto. Predecessore di entrambi, chiamato in causa quasi obbligatoriamente, invita al “garantismo sempre e verso tutti, senza distinzione alcuna, quale principio di civiltà irrinunciabile”.

Da giuridico – ambientale, il discorso si orienta pertanto nell’ambito giuridico – politico. Con Fitto che fa un esercizio di memoria, più per gli altri che per lui. “Vicenda ancor più grave, quando il giudizio condanna, come nel caso di Nichi Vendola, un vertice istituzionale che ha rappresentato i cittadini di una regione, nessuno escluso, che ne restano moralmente segnati. Auguro a Vendola di poter dimostrare, nei successivi gradi di giudizio, la sua totale estraneità a quanto gli viene contestato. Non solo per la sua personale onorabilità ma, soprattutto per quella dell’istituzione che ha rappresentato. Quindi – ribadisce Fitto -, da parte mia, nessun attacco, nessun insulto, nessuna esultanza: sentimenti che, invece, ho spesso ritrovato sul volto e nelle parole dei miei avversari in analoghe circostanze”.

E qui, il vero affondo. “Abbiamo vissuto tempi – rimarca Fitto – nei quali persino ‘l’auspicio’ per così dire, di un avviso di garanzia o la ‘profezia’ di un tintinnar di manette serviva a innescare la barbarie del linciaggio mediatico, della calunnia e dell’utilizzo politico delle vicende giudiziarie. Tempi torbidi e oscuri dei quali ho fatto anche io aspra e dolorosa esperienza per lunghi anni e che non auguro a nessuno, compreso Vendola che, di quei tempi, fu protagonista. La giustizia, ovviamente, resta tale quando condanna e quando assolve. La fiducia in essa non è un rituale a seconda degli interessi e della posizione personale ma un dovere istituzionale”, conclude l’ex presidente di Regione, sconfitto nell’ultima tornata elettorale.

La maggioranza politica

Cristian Casili
Il consigliere regionle M5S Cristian Casili

Tra passato (remoto) e prossimo, pensando al futuro, sempre nell’ottica politica. E’ quello che fanno i consiglieri del Movimento 5 Stelle Grazia Di Bari, Cristian Casili e Marco Galante. “La Corte d’Assise – sottolineano – ha stabilito che per decenni i tarantini sono stati vittime di una logica che ha privilegiato il profitto rispetto al diritto alla salute. Un modello di sviluppo diverso è possibile, per questo bisogna continuare con la strada intrapresa in questi anni per la riconversione economica”.  E qui il discorso si fa più “personale”, coinvolgendo anche le ultime scelte del Movimento: “Tra i punti del percorso intrapreso con il presidente Emiliano per entrare in maggioranza c’è la convocazione del tavolo istituzionale per la sottoscrizione dell’accordo di programma. Oggi rinnoviamo quella richiesta, in modo da poter lavorare assieme a tutti gli attori coinvolti per la chiusura dell’area a caldo e per definire un modello di sviluppo compatibile con le vocazioni del territorio, per cui bisogna pensare già da ora agli interventi da realizzare anche utilizzando i fondi europei. La priorità è tutelare la salute dei cittadini puntando sulla riconversione economica, prevedendo assieme alla chiusura dell’area a caldo, la realizzazione di interventi di bonifica e risanamento dell’area dismessa e assicurando la tutela dei livelli occupazionali”.

La strada da percorrere è ancora lunga. “Siamo già in ritardo, per questo occorre iniziare a lavorare da subito per raggiungere questi obiettivi”. Parlano così nel 2021, rivolgendosi a un presidente che fa passi indietro tornando al 2005. Evidentemente, venti anni di politica pugliese non saranno sufficienti a ‘sintetizzare’ il tema Ilva.

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