Ex Ilva, il Ministro attiva l’altoforno in manutenzione e il Gip sequestra tutto

Dopo la cerimonia con il Ministro Urso a Taranto e le proteste dei cittadini, la Procura di Potenza sequestra il siderurgico perché inquina. Intanto i Genitori Tarantini aspettano la sentenza del Tribunale di Milano

 

Una scelta politica o una scelta economica? Riattivare un altoforno sapendo che il crogiuolo, ovvero la parte più importante dove avviene la fusione dell’acciaio ad una temperatura che può arrivare a 2.000 °C, è spaccato e non è in grado di poter svolgere il suo ruolo principale, è da considerarsi estremamente rischioso per l’ambiente e la salute pubblica, anche se i calcoli sono corretti. Perché, secondo gli esperti e gli operai che lavorano con queste strutture, se il crogiuolo non è a norma o in perfette condizioni, così come qualunque parte dell’altoforno, una esplosione dell’intera struttura non è assolutamente da escludere.

Ci sono altri aspetti da considerare, che molti non conoscono. L’altoforno 1 sarà nuovamente spento tra un paio di mesi per sistemare il crogiuolo e per ulteriori azioni di manutenzione, mentre l’altoforno 2 dovrebbe essere acceso tra gennaio e febbraio 2025, ma non si esclude che, viste le condizioni dell’altoforno 1, l’accensione potrebbe essere anticipata. Entrambi i forni, lo ricordiamo, vanno a carbone. Non sono stati ancora riconvertiti.

Ma allora per quale motivo il Ministro Adolfo Urso ha acceso l’altoforno 1, pur sapendo che dovrebbe essere spento subito dopo per manutenzione?

Dopo l’annullamento per incompatibilità del processo di primo grado a Taranto “Ambiente Svenduto” con diverse condanne e il trasferimento alla Procura di Potenza, con il contestuale sequestro preventivo del siderurgico emesso dal Gip Ida Iure  per “l’utilizzo criminale dello stabilimento a fini di profitto in spregio persino agli accordi presi per ridurre l’impatto mortale delle lavorazioni non può che essere arrestato sottraendo la disponibilità delle aree in cui avvengono le lavorazioni che hanno determinato la compromissione dell’ambiente, della salute dei lavoratori e della popolazione residente”, come si legge in una parte della sentenza, si può organizzare una cerimonia in pompa magna che concretamente rimette in attività uno strumento che la legge dice che è altamente inquinante per l’ambiente e nocivo per la salute?

«Leggere le parole del GIP di Potenza che nel nuovo decreto di sequestro dell’area a caldo dell’ex Ilva parla di “utilizzo criminale dello stabilimento ai fini di produrre profitto” rende ancora più evidente la pantomima cui abbiamo assistito martedì, con la cerimonia di riattivazione dell’altoforno 1», ha dichiarato il capogruppo del M5S Marco Galante. «Quella di martedì – continua Galante – è stata una mancanza di rispetto verso tutti i cittadini tarantini, ancora più grave se pensiamo che domenica scorsa, prima della riattivazione, si è registrato un picco di benzene, con il superamento della soglia oraria dei microgrammi a metro cubo. Intanto è partita l’istruttoria per il riesame dell’AIA. A giugno era stata presentata la Valutazione d’Impatto Sanitario, mai fatta prima dall’azienda e ottenuta solo grazie al pressing istituzionale della Regione. Ritengo a questo punto fondamentale riaggiornare le audizioni di Arpa Puglia, associazioni ambientaliste già ascoltate a giugno, Asl di Taranto e Dipartimento Ambiente per avere un quadro dettagliato della situazione attuale e sapere cosa sia scritto nella Valutazione d’Impatto Sanitario e quali osservazioni intenda fare la Regione».

Tante domande, nessuna risposta

Intanto, con l’accensione dell’altoforno 1, per due giorni in tutta città si è sentito un forte odore di plastica bruciata. L’ennesima condanna per i cittadini tarantini.

«Non è vero che sia stato concordato alcunché con le istituzioni comunali e regionali. Tutti ci aspettavamo l’inizio dei lavori per la costruzione dei forni elettrici DRI per attuare la decarbonizzazione, con abbattimento delle emissioni nocive per la salute del 95% e del CO2 del 50% – ha detto il governatore Michele Emiliano dopo le dichiarazioni del Ministro delle Imprese Adolfo Urso sulla ripartenza dell’altoforno 1 dell’ex Ilva di Taranto – Come è noto il Governo ha definanziato la costruzione dei forni elettrici a DRI, che erano invece previsti dal PNRR, ed il ministro Pichetto Fratin nel corso della Fiera del Levante dell’anno scorso si era impegnato a rifinanziare con l’FSC nazionale la costruzione dei forni elettrici da parte della società governativa guidata da Stefano Cao. In questo ambito avevamo sempre sconsigliato la riattivazione dei forni a carbone per evitare infrazioni europee già segnalate dalla Corte di Giustizia e la possibile riattivazione di fonti inquinanti che avrebbero potuto determinare la commissione di altri reati. Tanto era stato ribadito da me personalmente ai Commissari nominati dal Governo nel corso dell’audizione che si è svolta presso il Consiglio regionale della Puglia e anche a loro avevamo sconsigliato la strada che è stata intrapresa».

«La riaccensione di un altoforno vecchio di sessanta anni è già di per sé un rischio inaccettabile – spiega Massimo Castellana dell’Associazione Genitori Tarantini – Si aggiunga a questo la notizia che lo stesso altoforno verrà nuovamente svuotato per procedere a interventi strutturali sul crogiuolo, che presenta evidentemente problemi di tenuta, per capire che il riavvio è stata semplicemente una operazione di propaganda ingannevole.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sollecitata dal tribunale di Milano grazie all’azione inibitoria presentata da dieci aderenti all’associazione Genitori tarantini e un bambino, si è pronunciata il 25 giugno scorso con una sentenza definitiva storica, in quanto vale per tutti i 27 Stati membri: “In caso di rischio per la salute umana, le produzioni inquinanti devono essere fermate”.

Con i nostri legali, saremo al tribunale di Milano il prossimo 24 ottobre per assistere alla nuova udienza dedicata alla nostra azione inibitoria. Verranno depositate ulteriori documentazioni atte a mettere nelle condizioni il collegio giudicante di porre, attraverso una sentenza esemplare, la parola fine a questa ignobile storia che ha causato migliaia e migliaia di vittime, nel territorio tarantino».

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