ex Ilva, da questione sanitaria e ambientale a questione economica

Come si possono conciliare i morti di Taranto e l’inquinamento ambientale provocati dall’Ilva con la chiusura dell’impianto siderurgico che comporterebbe il collasso di un intero indotto economico produttivo che lascerebbe senza lavoro migliaia di migliaia di persone?

 

L’ex Ilva non può chiudere. Questo è evidente anche se a volte la politica lo dice tra i denti sostenendo platealmente invece la chiusura. L’acciaieria è fondamentale e necessaria per l’economia italiana e mondiale, perché l’acciaio, come la plastica, è un materiale importantissimo per la nostra quotidianità. serve per costruire edifici, tegami, letti, ospedali, veicoli, computer, elettrodomestici, apparecchiature mediche, televisori, smartphone, scaldabagni… insomma, qualunque oggetto utilizzato da noi nel corso della giornata.

Lo ha chiarito il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, quando parla del rilancio economico del governo Draghi nel corso dell’assemblea generale 2021 Bari Bat che si è tenuta questa mattina a Bari. «L’acciaio serve alla seconda manifattura d’Europa e serve quello da ciclo integrato a caldo – spiega Bonomi – ma ne parliamo con le persone che ci propongono un futuro per Taranto, non con chi ci propone allevamenti di cozze».

Ma a Taranto tutto questo giustamente non importa. I veleni sparsi nell’area e l’inquinamento provocato dal carbone e dalle attività siderurgiche continuano ad uccidere i tarantini. E questo è un altro dato di fatto. Se l’area non dovesse essere bonificata in tempi stretti, presto potrebbe diventare una landa deserta, invivibile ed estremamente inquinata, nociva per chiunque.

Anche la magistratura con l’inchiesta Ambiente Svenduto ha accertato le responsabilità e ha certificato i danni ambientali e sanitari dell’ex Ilva. Ha persino sequestrato l’impianto a caldo ordinandone lo spegnimento, anche se ciò non è così semplice.

Tutto ruota intorno a questo. Fino a ieri, per Emiliano si doveva chiudere l’impianto, oggi, invece, l’impianto deve essere convertito. Ma i cittadini chiedono la chiusura immediata.

Intanto Emiliano ieri per evitare la chiusura ha proposto al Mise di trasformare gli impianti alimentati dal carbone ad impianti a gas e poi ad idrogeno. L’assenza del ministro alla Transizione Ecologia Roberto Cingolani, però, destabilizza ovviamente la fase decisionale, perché così non si capisce chiaramente la posizione del governo.

Anche Fabiano Amati, consigliere regionale della Puglia, e Pina Picierno, parlamentare europeo, entrambi dell’area PD come Emiliano, sono favorevoli a tenere aperto l’impianto ma bisogna convertirlo subito.

«Non si è mai vista la sinistra che chiude le fabbriche – dichiarano Amati e Picierno – ma solo quella che le apre e fa funzionare nel rispetto delle leggi ambientali e sanitarie, rigettando ogni forma di propaganda o demagogia. Ciò significa che l’ex Ilva deve convertire rapidamente il processo di funzionamento del suo ciclo a caldo e che ogni ipotesi di chiusura senza un domani è fuori dalle corde culturali di una coalizione che sostiene di ricevere ispirazione dal progresso”.

«Lo sforzo del Governo nazionale – continuano Amati e Picierno – ci sembra diretto ad accelerare l’adeguamento funzionale a gas degli impianti dell’area a caldo, nei tempi più brevi che la tecnica è in grado di offrire. E questo sforzo sarebbe utile se fosse sostenuto anche da noi tutti, alla ovvia condizione che il tempo necessario a effettuare gli adeguamenti assicuri la continuità della produzione nel rispetto delle leggi ambientali e sanitarie vigenti, unico baluardo di riferimento pena l’arbitrio e la demagogia. L’acciaieria serve per fabbricare il materiale di base per fare la maggior parte delle cose che usiamo per vivere. Introdursi in questa discussione, brandendo come oggetto contundente di disputa politica la malattia e la morte delle persone per gravi malattie, significa non considerare che siamo tutti orfani di malati di tumore e che a nessuna persona sensata potrebbe mai venire in mente di prediligere le cose che uccidono piuttosto che quelle in grado di farci vivere al meglio».

Stamani, durante l’assemblea generale di Confindustria, anche il presidente Michele Emiliano ha toccato l’argomento ex Ilva: «dovremmo trovare un processo che decarbonizzando l’Ilva, e quindi eliminando l’utilizzo del carbone e dei processi di preparazione del carbone alla colata, che poi sono quelli che determinano le emissioni nocive, consentano all’industria italiana di essere competitiva anche rispettando il Trattato di Parigi e soprattutto la salute dei miei concittadini».

Insomma, da una questione di gravi ripercussioni per la salute pubblica e l’ambiente, si ritorna a vedere l’ex Ilva come un contenitore fondamentale per l’economia. L’Ilva è giusto che non chiuda per il benessere di tutti, ma è necessario chiuderla per il bene dei tarantini. Cosa deciderà la politica? E chi lo dirà a chi ha perso figli, genitori e nonni a causa dell’inquinamento dell’ex Ilva?

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