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Evviva, una catastrofe ci salverà!

Che accadrebbe se una bella mattina scoprissimo che il petrolio è finito? Beh, dopo un primo momento di sconforto… forse… magari…

Da questo spunto prende il via la riflessione che il premio Nobel della letteratura Dario Fo, come sempre in collaborazione con la moglie Franca Rame, divulga in un saggio e porta in scena a teatro con L’Apocalisse rimandata ovvero Benvenuta Catastrofe, da mesi sui palcoscenici italiani e in questi giorni a Monte San Vito, nei pressi di Jesi (Ancona). Per il letterato la preoccupazione è tutt’altro che irrelevante, ad esempio, non esistono più le stagioni, qualcuno dovrà pure essersene accorto e preoccuparsene.

Il premio Nobel Dario Fo

Il premio Nobel Dario Fo

Giulio cavalli, che ha portato in scena L'apocalisse rimandata ovvero Benvenuta Catastrofe!

Giulio cavalli, che ha portato in scena L'apocalisse rimandata ovvero Benvenuta Catastrofe!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E invece no – racconta l’attore Giulio Cavalli dal palco non sembrano darsene cruccio i grandi della Terra, le superportenze. I leader politici mondiali disertano le conferenze sul clima quando l’ospitalità vacanziera si trasforma in relazione scientifica e il protocollo di Kyoto è sempre più lontano da venire. Quasi come se ci fosse tempo più in là per prendersi cura di tante questioni legate all’ambiente che oggi, davanti agli occhi di tutti, reclamano attenzione e provvedimenti.
Reclama attenzione il surriscaldamento terracqueo. Reclama attenzione lo smog cittadino, che rende irrespirabili le città  e nocive le passeggiate ai nostri bambini all’altezza dei tubi di scappamento delle automobili, a meno di non portarli a spasso svolazzanti legati a palloncini d’elio, come nell’immagine proposta dallo spettacolo nei disegni ce si alternano sullo sfondo del Maestro. Reclama attenzione lo scioglimento dei ghiacciai, che minaccia l’Antartico e l’Artico. Reclama attenzione l’innalzamento delle acque, che rischia di annegare Venezia quanto ben presto anche la casa in collina del comico. Reclamano attenzione la migrazione geoclimatica delle popolazioni, sempre più massiccia, e l’incubo ogni giorno più vicino del ritorno al nucleare, nelle parole del ministro Scajola e del Governo. Reclama attenzione la questione dei rifiuti nell’ennesima tragedia nostrana di una Campania martoriata dalle mafie e dalle connivenze altolocate.

emergenza rifiuti Napoli

emergenza rifiuti Napoli

E qui il “giullare” Cavalli incalza nel ruolo di sferzante critica della satira, in questo spettacolo che debuttò a Napoli la scorsa estate. Si ricorda l’impegno del giornalista Emiliano Fittipaldi de’ L’Espresso nelle inchieste sui traffici dei rifiuti e si narrano le testimonianze dei pentiti dei clan, dell’imprenditore Gaetano Vassalli e del boss Domenico Bidognetti. Non c’è niente da fare, forse ha davvero ragione il dirigente Fiat che accompagna il protagonista della pièce a vedere una distesa di prototipi di automezzi non inquinanti mai messi in produzione: “È il business che fa la Storia!”.
Allora cosa accadrebbe se un giorno il petrolio finisse? E se tutti ci trovassimo fermi, rallentati nella nostra frenesia? Le automobili non potrebbero più circolare, i cibi sarebbero quelli della campagna (rimasta)  a pochi chilometri da noi, si andrebbe al lavoro, ovviamente a piedi o in bicicletta al massimo, solo per poi barattare il frutto delle proprie fatiche. Ed ebbene sì, allora i broker finanziari diventerebbero magri come Piero Fassino di profilo nudo – immagina Dario Fo – e tutti avremmo modo di pensare a come salvarci da noi stessi. Perchè, scriveva Gandhi, «La Terra possiede risorse sufficienti per provvedere ai bisogni di tutti, ma non all’avidità di alcuni».

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