Eventi estremi: cattiva gestione del territorio o cambiamento climatico?

Massimiliano Fazzini
Il prof. Massimiliano Fazzini, coordinatore del gruppo di esperti sul rischio climatico della SIGEA - Società Italiana di Geologia Ambientale

Il climatologo Massimiliano Fazzini: “Estremizzazione climatica e dissesto idraulico: non sempre il rapporto è cosi scontato”

Dal prof. Massimiliano Fazzini, docente di rischio climatico e geomorfologia applicata alle università di Ferrara e di Camerino e coordinatore del gruppo di esperti sul rischio climatico della Società Italiana di Geologia Ambientale,una breve nota relativa a come si debbano leggere i dati delle piogge intense più recenti di Cortina, Verona, Brescia, Milano, nell’ottica del cambiamento climatico piuttosto che nella cattiva gestione del territorio.

«Spesso il pur evidente ed accertato Cambiamento Climatico in senso lato riveste il ruolo di refugium peccatorum ogni qualvolta un evento meteorico significativo – senza risultare essere “statisticamente eccezionale” causa fenomeni di dissesto idrogeologico e più recentemente gravosi “urbanfloods” come quelli che molto recentemente hanno interessato le citta di Brescia l’11 luglio, di Milano il 24 luglio, di Verona il 23 agosto e di Cortina d’Ampezzo non più tardi i 48 ore fa, provocando danni ingentissimi.»

Estremizzazione climatica e dissesto idraulico: non sempre il rapporto è cosi scontato

«Se da una parte è innegabile che il cambiamento climatico e la conseguente estremizzazione meteorologica si identifichi soprattutto in una maggiore frequenza di fenomeni meteorici brevi ed intensi, cioè di tipo convettivo, è anche vero che, dati alla mano, tali fenomeni, ogni volta definiti estremi o eccezionali, non possano poi essere annoverati in quelli realmente “rari”, visto che statisticamente presentano tempi di ritorno piuttosto limitati o non appartengono al cosiddetto 95°percentile  (il percentile è un indicatore statistico e viene utilizzato per confrontare un valore rispetto a quelli dell’intero fenomeno preso in esame, n.d.r.) della serie storica.
«Occorre poi far comprendere come la quantificazione delle precipitazioni di tipo convettivo stia divenendo sempre più complessa, nonostante un monitoraggio meteoclimatologico sempre più moderno e puntuale, in quanto sempre la statistica, supportata dalle animazioni radar, ci confermano che quantità di pioggia davvero significative interessino superfici davvero ristrette e se nell’area colpita dal nubifragio non vi è collocato un pluviometro che quantifichi la reale magnitudo del fenomeno, spesso si incorre in errori anche notevoli nell’estrapolazione numerica della precipitazione stessa.»

Fenomeni eccezionali?

alluvione
“Ci si deve chiedere se davvero l’estremizzazione climatica sia sempre la responsabile prima ed unica dei fenomeni di dissesto idrogeologico”

«Fatto sta che, analizzando “i numeri” degli eventi appena sopra menzionati, ci si rende conto che il dato della cumulata meteorica o meglio ancora l’intensità oraria o semi/oraria della precipitazione ricadono sovente tra il 70 e l’80°percentile, quindi possono essere definiti eventi neppure cosi rari ma piuttosto “infrequenti”. Se poi si va ad applicare la metodologia di Gumbel finalizzata al calcolo dei tempo di ritorno in anni per prefissate soglie pluviometriche raggiunte in tempo brevi (di solito 15-30-45 e 60 minuti) ci si rende conto che i tempo di ritorno di tali fenomeni sono spesso decennali o ventennali, dunque non di certo eccezionali.
«Cosi i 78 mm di pioggia caduti a Milano nord all’alba del 24 agosto hanno tempi di ritorno di 27 anni ma in quell’area temporali autorigeneranti avvenuti nel lontano 13 agosto 1935 apportarono cumulate giornaliere di oltre 550 mm, pari al 60% della pioggia annuale che cade mediamente a Milano!
«I 53 mm caduti nel primo pomeriggio dell’11 luglio a Brescia annoverano tempi di ritorno di 17 anni mentre i violenti fenomeni avvenuti in Veneto nelle ultime 72 ore a Verona e a Cortina hanno tempi di ritorno persino più limitati – tra i 14 ed i 16 anni, con fenomeni piuttosto recenti di gran lunga più intensi. In questi specifici casi, la quantificazione puntuale della fenomenologia risulta essere peraltro estremamente difficoltosa, visto che a distanze anche inferiori ai 3 chilometri, le precipitazioni si sono rivelate molto modeste se non quasi assenti!»

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Cerchiamo le vere cause dei danni causati dal maltempo

«Ma allora ci si deve chiedere se davvero l’estremizzazione climatica sia sempre la responsabile prima ed unica dei fenomeni di dissesto idrogeologico in senso lato – che per fortuna solo raramente e grazie ad una buona dose di fortuna non provocano vittime – oppure la gestione della problematica specifica sia sempre più complessa, difficoltosa se non compromessa dal pessimo uso del suolo e dall’oramai sempre più estesa impermeabilizzazione

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