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EURepack: imballaggi in plastica? Ok!

Lo scorso 15 settembre in una tavola rotonda dall’emblematico titolo I Desaparecidos nell’ambito di MacFruit2016, il Consorzio EURepack, che riunisce le aziende italiane che si occupano di imballaggi,   ribadiva all’industria di settore la necessità di mettere da parte definitivamente gli imballaggi a perdere e di puntare tutto sui contenitori  in plastica, compatti, riutilizzabili, fortemente competitivi in termini di risparmio e riduzione dell’inquinamento.

Fatto, questo, ribadito da uno studio  del Fraunhofer Institut e dell’università di Stoccarda che già nel 2009,  calcolava in oltre 100.000 tonnellate la minor emissione di anidride carbonica in atmosfera ogni anno, conseguente alla sostituzione di 300 milioni di cassette a perdere con altrettanti cicli di riutilizzo delle cassette in plastica; oltre alla riduzione di rifiuti stimabile in 150.000 tonnellate in meno all’anno.  Sulla convenienza green rappresentata dasi contenitori in plastica, Ambient&Ambienti  ha voluto sentire Carlo Milanoli, poresidente del Consorzio EURepack. Ecco cosa ci ha detto.

Ci può parlare del Consorzio EURepack? In cosa consiste la sua mission?

Il Consorzio EURepack nasce nel 2010 su iniziativa di istituzioni ed aziende operanti nella progettazione, produzione, gestione e reverse logistics dell’imballaggio riutilizzabile. Obiettivo del Consorzio è contribuire a colmare il ritardo del sistema Italia sulla riduzione dei rifiuti da imballaggio attraverso una coerente politica di prevenzione della loro formazione.

Carlo Milanoli, poresidente del Consorzio EURepack

Carlo Milanoli, poresidente del Consorzio EURepack

Alla base della creazione del Consorzio vi è la convinzione che sia impossibile affrontare seriamente il tema della prevenzione senza parlare di imballaggi riutilizzabili. EURepack perciò lavora per promuovere l’adozione del modello dell’imballaggio riutilizzabile in plastica in tutti i settori economici e comparti distributivi di beni di consumo ove sia riconosciuto tecnicamente fattibile ed economicamente vantaggioso. Inoltre, in questa logica, il Consorzio EURepack vuole porsi come interlocutore privilegiato per tutti coloro che nelle istituzioni nazionali e locali intendono regolare razionalmente questo modello operativo.

Quali sono i numeri del Consorzio? 

EURepack ha raccolto l’adesione di importanti realtà italiane, attrici a vario titolo sul palcoscenico dell’imballaggio riutilizzabile in plastica. Rappresenta innanzitutto la quasi totalità delle aziende italiane che gestiscono il modello del pooling delle cassette riutilizzabili in plastica (IFCO Systems, CPR System, EuroPool System, SDI, VPool). Rappresenta anche società che producono imballaggi (Karton, Schoeller Allibert), che forniscono tecnologia per il loro trattamento (Colussi), che forniscono servizi di reverse logistics (Jolly Service), istituzioni e organizzazioni ambientaliste (Università dell’Insubria, Legambiente) impegnate sul tema della prevenzione della formazione dei rifiuti.

Quali sono i rapporti di EURepack con analoghi organismi europei? La normativa UE vi trova in sintonia?

L’imballaggio riutilizzabile è una priorità della Campagna Europea per l’Energia Sostenibile, promossa dalla Commissione Europea e coordinata in Italia dal Ministero dell’Ambiente. Il nostro obiettivo è diffondere e rendere strutturale l’utilizzo di questa soluzione di imballo, promuovendo le ricadute economiche che ne derivano e riconoscendo gli importanti benefici ambientali in termini di riduzione dei rifiuti solidi urbani e delle emissioni di CO2. EURepack rappresenta aziende italiane ma che in buona parte fanno parte di grandi gruppi multinazionali. Grazie a loro abbiamo rapporti di scambio di informazioni con consorzi analoghi al nostro in Germania e Spagna. Come Consorzio, teniamo infatti a darci un respiro europeo e globale.

La normativa europea ed anche quella italiana sono abbastanza avanzate sul tema della prevenzione dei rifiuti in generale e di quelli da imballaggi in particolare. Si può fare sicuramente di più per quanto riguarda la regolamentazione del modello di pooling a livello continentale. In particolare ci piacerebbe che venisse posto il tema di una regolazione del deposito cauzionale, in modo che l’imballaggio riutilizzabile in plastica possa giungere fino alla casa del consumatore, avendo la sicurezza che verrà poi ritornato al punto di raccolta.

Qual è la situazione e la “sensibilità sull’argomento” in Italia?

Nel nostro paese gli imballaggi riutilizzabili sono implementati in modo significativo nella filiera dell’ortofrutta e nel settore della grande distribuzione, nei quali l’indice di copertura rilevato è di circa il 50%, corrispondente a 300 milioni di riutilizzi all’anno. Ne risulta l’eliminazione di altrettante cassette monouso, con una consistente riduzione di rifiuti prodotti e del gas-serra immesso nell’atmosfera.

Quali proposte operative sono scaturite dalla tavola rotonda  “I Desaparecidos”?

Con la tavola rotonda “I Desaparecidos” abbiamo voluto richiamare l’attenzione del comparto ortofrutticolo e dei consumatori sui benefici degli imballaggi di plastica riutilizzabili, che generano un circolo virtuoso per la logistica del fresco, all’insegna della sostenibilità ambientale e dell’economia circolare. EURepack ha voluto dimostrare all’industria di settore come i contenitori di plastica riutilizzabili riducano sensibilmente gli effetti negativi sull’ambiente, i rifiuti alimentari e i costi della catena logistica per i produttori e i rivenditori. La struttura compatta a minimo ingombro delle casse permette infatti di risparmiare viaggi ai camion che le trasportano, oltre ad assicurare un abbassamento dei costi di trasporto e di tempi di consegna. Grazie alla loro riutilizzabilità, queste soluzioni possono essere considerate ad impatto zero.

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Rispetto alle centinaia di migliaia di tonnellate di cartone che vengono raccolte da ogni singolo operatore, l’imballaggio riutilizzabile non diventa rifiuto

 Perché considerare “a impatto zero” gli imballaggi in plastica riutilizzabili?

Rispetto alle centinaia di migliaia di tonnellate di cartone che vengono raccolte da ogni singolo operatore, l’imballaggio riutilizzabile non diventa rifiuto: gli RPC non compaiono nella raccolta differenziata. La validità economica ed ambientale dell’imballaggio riutilizzabile risulta evidente solo se vengono confrontati questi elementi. La cassetta in plastica dell’ortofrutta rappresenta veramente un sistema ad impatto zero: non c’è nulla di più sostenibile di ciò che di fatto non muore mai e di conseguenza non diventa mai un rifiuto.

Quali iniziative avete in programma per coinvolgere i consumatori italiani in un corretto uso e ri-uso dei contenitori in plastica?

Una recente ricerca svolta da una società di marketing canadese in materia di packaging ha messo in luce che la maggioranza dei consumatori italiani considerano gli imballaggi di plastica riutilizzabili più igienici e puliti rispetto agli imballaggi di cartone, oltre che più gradevoli nell’aspetto. Noi intendiamo proseguire nell’opera di sensibilizzazione dei consumatori attraverso iniziative di informazione che necessariamente devono vedere assieme organizzazioni produttive, logistiche e distributive.

 

 

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