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Esclusiva A&A: Eternit Austria e Fibronit, due teste dello stesso mostro

Il Procuratore della Repubblica di Torino Dott. Raffaele Guariniello,

È stata consegnata questa mattina, nelle mani del Procuratore della Repubblica di Torino Dott. Raffaele Guariniello, una denuncia-querela, di cui agli articoli artt. 434 e 437 c.p., per disastro doloso e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, nei confronti degli amministratori e responsabili di Eternit Austria, di Stephan Ernest Schmidheiny e di altre dieci persone. Oggetto della denuncia sono le morti e l’esposizione all’amianto di ex dipendenti delle fabbriche Fibronit, di familiari e di soggetti deceduti a causa del mesotelioma pleurico. La denuncia-querela è stata firmata dal signor Silvio Mingrino, tutelato dall’avvocato Ezio Bonanni, nella qualità di Presidente dell’Associazione Vittime Amianto Nazionale Italiana, A.V.A.N.I., e di coordinatore regionale dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ONA ONLUS Lombardia. Lo stesso Mingrino è figlio di vittime dell’amianto, di papà Armando che lavorava alla Cementifera Fibronit di Broni, in provincia di Pavia e di mamma signora Carmela Mazzucca.

Oltre alla sua, il signor Mingrino porta a testimonianza anche la vicenda del signor Padoan.

Gianfranco Padoan ha lavorato dal 1° marzo 1962 al 31dicembre 1993 alla S.p.A. Fibronit di Roma, come addetto al taglio, alla tornitura (è uno dei passaggi chiave della denuncia-querela) e alla messa in opera dei manufatti di cemento-amianto; nel corso del 2009 gli è stato diagnosticato un mesotelioma. La patologia è stata denunciata regolarmente dalla medicina del lavoro della USL di Roma, a firma della dottoressa Clara Cappelletti. Da indagini è emerso poi che fu lo stesso datore di lavoro – Finanziaria Fibronit Sentenza e Fibronit Srl – a dichiarare all’INAIL che il signor Padoan fu esposto all’amianto e che, a causa della sua posizione, gli fu pagato un “premio supplementare per il personale esposto al particolare rischio di inalazione di fibre di amianto, (asbestosi)”. Purtroppo, appena dopo il decesso del marito, il 1° novembre 2009, anche alla signora Anna Maria Musca veniva diagnosticato un mesotelioma: la signora non ha mai lavorato in opifici industriali, si è sempre occupata della famiglia e dei figli, quindi l’unica fonte di esposizione è costituita dal fatto che ha lavato e stirato le tute del marito contaminate dall’amianto.

Per questi fatti, la signora Marina, figlia dei coniugi Padoan, anche nella qualità di rappresentante dell’ONA, ha fatto ricorso alla Procura della Repubblica contro l’archiviazione di un primo procedimento contro ignoti e chiede di procedere nei confronti dei responsabili per duplice omicidio colposo.

Motivo di questo secondo procedimento è che, dopo approfondite ricerche condotte dall’avvocato Bonanni è emerso un collegamento tra la Eternit Austria e la Fibronit in Italia.

A dicembre del 1987 il sindaco di Casale Monferrato, in Piemonte, sede legale della Fibronit che aveva gli stabilimenti anche a Bari e a Broni, ha emesso un’ordinanza con la quale ha proibito la lavorazione dell’amianto nel suo comune. È, quindi, emerso che da quella data la produzione della sede  Fibronit di Broni è aumentata e si ipotizza che lo stesso sia avvenuto anche nella fabbrica di Bari. Questo vuol dire che, aumentata la produzione, di conseguenza è anche aumentata sensibilmente la quantità di polveri e fibre di amianto disperse nell’aria, quindi maggiore esposizione degli operai, senza alcuna protezione, in palese violazione di ogni norma di sicurezza, con le conseguenze che tutti, ormai, conosciamo.

Ritaglio del disegno n° 3630 di una commessa tra la Fibronit di Casale Monferrato ed Eternit Austria (vedi galleria fotografica sotto)

Grazie alle indagini delle parti offese, è emerso che nella prima metà del 1991 ci sono stati diversi ordinativi di forniture di torni dalla Eternit Austria alla Fibronit di Casale Monferrato e, viceversa, di forniture di manicotti in cemento-amianto realizzati dalla Fibronit di Broni per conto di Eternit Austria.

Fermo restando che gli inquirenti dovranno provare che i titolari di Eternit Austria fossero gli stessi di Fibronit, a suffragare l’ipotesi che la bomba ecologica ha varcato i muri delle fabbriche killer, ci sono due casi particolari. Il primo riguarda la signora Giulia Greco. Nata a Bari nel 1937, la signora Giulia è deceduta l’11 agosto del 2001, alla Casa sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (FG), dopo un doloroso peregrinare da una struttura clinica all’altra, dalla Puglia all’Emilia, nel tentativo di curare il mesotelioma pleurico di cui era rimasta vittima. Dagli accertamenti, è emerso che l’unica modalità di esposizione è stata di tipo ambientale: la signora Giulia aveva abitato dal 1959 al 2001 nel quartiere Japigia di Bari. Il secondo caso è ancora più indicativo perché, ad avere contratto il cancro causato dall’amianto pur non avendo tra i familiari ex lavoratori in Fibronit, è una donna, la più giovane, di appena 35 anni. Questo vuol dire che, visto che il tempo di latenza, cioè l’intervallo di tempo fra l’inizio dell’esposizione all’amianto e la comparsa della malattia, è di qualche decennio, la donna  si è ammalata perché sin da bambina ha respirato l’aria avvelenata dalle fibre di amianto che avvolge il quartiere, lo stesso della signora Giulia: il quartiere Japigia, dove sono ancora in piedi i muri dei capannoni della Fibronit!

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