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Estate, in aumento l’inquinamento acustico

Un nuovo tipo di fenomeno di inquinamento ambientale sta prendendo piede lungo le spiagge dei litorali italiani durante le notti d’estate: l’inquinamento acustico. Infatti, le amministrazioni comunali di località turistiche italiane per favorire il turismo di massa hanno autorizzato ogni tipo di spettacolo musicale e manifestazioni in luogo pubblico preferendo spiagge e punti di ritrovo lungo il mare (nella foto un momento di allegria a suon di musica in spiaggia).

Purtroppo, spesso gli spettacoli hanno luogo troppo vicino alle case dei turisti, «che hanno il sacrosanto diritto di dormire di notte per riposarsi dal lungo lavoro annuale». A lamentarsi è il professor Giuseppe Quartieri, presidente del Comitato Scientifico dei Circoli dell’Ambiente che, continua, «ogni sera si tengono spettacoli musicali, concerti jazz, rock, punk, serate danzanti, piano bar che terminano all’alba». Il problema principale, è scritto nella nota, è che il livello sonoro delle musiche non sempre è mantenuto entro i limiti legali di 75dB. Anzi, questo limite è sistematicamente superato quasi sempre.

«L’insostenibilità di questo approccio alla vita notturna è diventato una proprietà negativa delle estati italiane, laddove l’attività di diffusione della musica evolve di pari passo con la sussidiaria somministrazione di bevande alcoliche», accusa ancora Quartieri. «La legislazione in merito a questi esercizi turistici musicali è sostanzialmente esaustiva, completa, meticolosa e capillare – continua il presidente dei Circoli dell’Ambiente -. Tuttavia, non viene rispettato il principio per cui la diffusione della musica non deve arrecare disturbo alla quiete pubblica».

I sindaci, secondo Quartieri, sostengono di non disporre di fonometri certificati né di personale adeguatamente formato per effettuare i controlli. «L’inquinamento acustico diventa, allora, l’incontrastato re della stagione estiva e governa tutti i litorali marini italiani. Così, il tempo scorre, l’estate finisce ed il problema è rinviato all’anno successivo».

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