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Eolico offshore, all’estero si fa così

Investire nelle energie pulite è un nuovo modo di fare imprenditoria innovativa, nel rispetto del territorio e dell′ambiente, una scelta fatta da tempo da tanti paesi europei come Gran Bretagna, Olanda, Danimarca, Germania, Scozia, Norvegia e Spagna, che stanno già investendo tantissimo per poter realizzare medie e grandi centrali eoliche offshore. In Italia, anzi in Puglia, un primo passo concreto verso la tutela ambientale e di sfruttamento delle energie rinnovabili è stato appena fatto: il comitato regionale di valutazione d′impatto ambientale ha approvato il primo parco eolico offshore nelle acque del canale di Otranto, a 20 Km a largo delle acque di Tricase, in provincia di Lecce. Altri sei impianti offshore al largo di Taranto, Manfredonia, Brindisi e Isole Tremiti sono in attesa di valutazione. E, va precisato, con questi progetti la Puglia ancora una volta dice no al nucleare.

impianto eolico offshore in Danimarca

L’Italia dunque giunge in ritardo nel panorama di questa forma di sfruttamento del vento. Alla fine del 2003 in Italia non era stato installato nessun impianto offshore, a differenza di quanto avvenuto in altri paesi europei. Il primo impianto ad esser costruito in mare è stato quello di Vindeby, (Danimarca), nel Mar Baltico, realizzato nel ’91. Sicuramente la Danimarca è il paese con maggior potenza offshore installata nel mondo; seguono Svezia e Irlanda. Non ultima la Germania, dove Alpha Ventus, questo il nome del parco eolico tedesco, ha conquistato anch’esso alcuni primati mondiali. È il più grande offshore e il più lontano dalla costa, 45 km a nord dell’isola di Borkum ed è stato inaugurato il 27 aprile su una piattaforma nel mare del Nord.

Harald Benke

Il governo tedesco ha intanto già autorizzato la costruzione di altri 24 parchi off-shore per un totale di 1.650 torri, di cui 21 nel mare del Nord e 3 nel Baltico. Ci sono progetti per altri sessanta impianti in mare, anche perché sono numerose le proteste dei cittadini contro la costruzione di parchi eolici sulla terraferma per il rumore e il forte impatto ambientale. Contro i parchi eolici in alto mare si schierano invece gli ambientalisti, che li ritengono un pericolo per gli uccelli migratori, soprattutto di notte, mentre sott’acqua gli ancoraggi minaccerebbero i cetacei. Secondo Harald Benke, direttore del Museo del Mare in Germania, il rumore degli impianti eolici off-shore sarebbe un inquinamento acustico insopportabile per almeno 30 specie di cetacei.

veduta di un impianto offshore

L’allarme è stato lanciato durante la XXIV Conferenza dell’European Cetacean Society tenutasi nel marzo scorso a Stralsund in Germania. Secondo Benke il problema sussiste specialmente nel Mar Baltico. Ha spiegato che sono necessari provvedimenti per attutire il rumore. Purtroppo si tratta di soluzioni piuttosto costose e le aziende non sempre si dimostrano sensibili al problema.

Solo in Italia, e in particolare in Sardegna, la protesta degli ambientalisti non pare essere l’unica obiezione. La resistenza all’eolico è forte anche a causa di procedure dubbie e personaggi dal passato discusso. Il deputato del Pdl Mauro Pili ha rivolto un appello al governo affinché blocchi il progetto dell’impianto eolico off-shore di Alba Rossa nel golfo di Oristano: 20 torri alte 180 metri su una superficie marina totale di 6,65 chilometri quadrati. Pili il 24 aprile scorso ha presentato un’interrogazione urgente ai ministri competenti per chiedere lo stop alle autorizzazioni avviate dalla società Raddusa Energy di Bergamo, che avrebbe installato l’impianto.

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