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“Enucleare”: giovani artisti mettono in mostra i rischi dell’atomica

Chi dice che l’Arte non deve propagandare dottrine si riferisce, di solito, a dottrine contrarie alle sue, scriveva Jorge Luis Borges. Facendo tesoro di questa lezione, l’associazione culturale barese Agorà Mediterranea, ha scelto di dedicare il VII evento del progetto “Agorà dell’Arte” proprio ad un tema caldo e di grande attualità come il nucleare e i rischi dell’atomica.

“Enucleare” è il titolo provocatorio della rassegna d’arte contemporanea che per circa una settimana (dal 28 giugno al 5 luglio u.s.) ha visto in esposizione nella centralissima Sala Murat di Bari venticinque opere e installazioni realizzate da altrettanti giovani artisti, tutti studenti o diplomati presso Accademie di Belle Arti pugliesi.

Le opere esposte, vincitrici di un concorso bandito da Agorà Mediterranea e la cui presentazione si è svolta il 10 giugno scorso in una location d’eccezione come il foyer del teatro Petruzzelli, sono state attentamente selezionate da una giuria di livello, composta da Rosanna Pucciarelli, docente dell’Accademia di Belle Arti di Bari, Maria Vinella, critico d’arte, Attilio Fermo, gallerista, e Giuseppe Maurizio Ferrandino, presidente di Agorà Mediterranea.

Città grigie e desolate, campagne sfigurate, esplosioni atomiche, bambole deturpate: sono solo alcuni degli scenari e degli oggetti scelti dai giovani artisti protagonisti della mostra per rappresentare e reinterpretare in chiave inedita e personale gli impatti devastanti dell’energia atomica sull’ambiente.

Così, ad esempio, Angela Panaro affida tutta la carica emotiva della denuncia contro il nucleare ai grandi occhi terrorizzati del bimbo ritratto in “Silent Danger” (foto di copertina), Michele Loseto in “Erba Rossa” riproduce un paesaggio dai colori artificiali, in cui la natura è alterata e rovesciata dalla contaminazione delle radiazioni atomiche, mentre Viviana Gernone con la sua “Radiopoleis” dà forma visiva ad una città radioattiva, i cui abitanti, inconsapevoli e spenti, sembrano ancora condurre una vita normale, rappresentata dal reiterarsi di gesti quotidiani, eppure ormai assurdi, come quello di innaffiare piante che forse non cresceranno mai.

La sfida aperta di “Enucleare”  – Un compito arduo, dunque, quello affidato ai venticinque artisti protagonisti della rassegna, che con le loro installazioni e opere d’arte, ognuno con la propria sensibilità e attraverso il filtro di diverse tecniche espressive, “enucleano” e raccontano il comune disagio per gli effetti catastrofici potenzialmente connessi col nucleare, ma insieme l’intima speranza e il desiderio unanime di un «futuro semplicemente sano».

Il fungo atomico diventa uno splendido nonché eccentrico abito da sera nella creazione di Annalaura Cuscito

«Non a caso ci siamo rivolti ai giovani – ha commentato, in occasione dell’inaugurazione della mostra, Giuseppe Maurizio Ferrandino, presidente di Agorà Mediterranea – perché “Enucleare” vuole guardare lontano, dando spazio a chi in quel futuro ci sarà ed avrà il compito di scegliere per chi verrà».

In tal senso, “Enucleare” rappresenta una sfida: che l’arte, strumento pacifico e disarmato, possa essere più forte degli interessi economici e che il suo messaggio riesca nel difficile compito di scuotere le coscienze, strappandole all’indolente e passiva accettazione delle scelte dei potenti ed esortandole all’impegno civile per un futuro libero dalle radiazioni.

A latere della mostra si sono, inoltre, svolti importanti eventi collaterali sempre sul tema dell’energia nucleare, tra cui è il caso di citare quantomeno l’incontro-dibattito: “Energia nucleare: vantaggi, limiti ed effetti sulla salute”, che ha visto la partecipazione del dr. Giuseppe Tagliente, ricercatore dell’INFN e del prof. Giovanni Ferri, del Dipartimento di Medicina Interna e Medicina Pubblica – sez. di Medicina del Lavoro “Ramazzini”, i quali hanno riflettuto e discusso con il pubblico sui rischi del nucleare e sui benefici che potrebbero, invece, derivare al nostro Paese dall’utilizzo di fonti d’energia alternative.

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