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“Energy [R]evolution” in Europa: quali obiettivi?

Il fabbisogno energetico dell’Europa è sempre meno vincolato alla disponibilità di fonti fossili, a favore delle energie rinnovabili: attualmente queste ultime forniscono il 12,5% dell’energia complessiva,  e la crescita del settore ci sta avvicinando all’obiettivo europeo del 20% al 2020. Secondo lo scenario che emerge dal  rapporto Energy [R]evolution, elaborato per conto di Greenpeace ed EREC (European Renewable Energy Council) dal DLR, il Centro nazionale tedesco per l’aerospazio, l’energia e i trasporti ,  questa quota dovrebbe raggiungere il 40% nel 2030 e il 90% nel 2050.

«Siamo dunque a un punto di svolta – afferma Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia -: è possibile diminuire la dipendenza dai combustibili fossili con le rinnovabili e senza bisogno di andare a cercare il petrolio a mare come vuole fare il Governo Monti»; l’esperto  di politiche energetiche di Greenpeace International Sven Tesk evidenzia inoltre il notevole vantaggio economico per i consumatori: «Ogni aumento di un euro del prezzo del petrolio  costa oltre 400 milioni di euro al mese ai consumatori europei. L’Ue può dimezzare questa dipendenza entro il 2030 con più efficienza e più rinnovabili».

Il rapporto fa tuttavia emergere la mancanza di un obiettivo concreto nel 2030, utile per portare a termine la transizione entro il 2050. Secondo il segretario generale dell’EREC Josche Muth, l’istituzione di tappe ben definite «serve per dare fiducia agli investitori, fornire uno stimolo all’industria e sostenere la creazione di nuovi posti di lavoro e l’innovazione tecnologica come risposte alla crisi economica». Greenpeace ed EREC chiedono un obiettivo vincolante per il 2030 del 45% di rinnovabili e la cancellazione dei sussidi al nucleare e ai combustibili fossili.

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