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Energia, si faccia un piano nazionale

Mentre il Governo ha detto stop al programma sul nucleare con la moratoria, già prevista nel decreto legge omnibus, per cui è stata prevista una cancellazione dei programmi, soprattutto per quello che riguarda i nuovi impianti, l’Italia resta l’unico Paese a non avere un piano energetico nazionale. La carenza è stata evidenziata, tra gli altri, dalla Puglia, una regione che aveva già intrapreso un percorso di sviluppo delle energie rinnovabili con ottimi risultati ed espresso parere contrario sul nucleare in sede di confronto tra le Regioni ed i ministri agli Affari regionali Raffaele Fitto, allo Sviluppo Economico Paolo Romani, all’Ambiente Stefania Prestigiacomo e le associazioni Anci ed Upi.

Dall’incontro erano emerse alcune importanti preoccupazioni condivise ed una fitta rete di proposte da parte delle Regioni. Per la Puglia ha partecipato il vicepresidente e assessore allo Sviluppo Economico della Regione Puglia Loredana Capone che ha sottolineato alcuni aspetti.

Il Governo ha finalmente posto fine alle centrali nucleari; prima la moratoria poi lo stop al programma. Come mai, secondo lei, prima di dare la parola ai cittadini?

Loredana Capone

«Purtroppo non è una fine. Il Governo ha avuto paura del referendum. Penso che nessuna regione d’Italia, tranne il Piemonte, voglia il nucleare. Questo è emerso nella conferenza tra Stato e Regioni. Credo, quindi, che l’esito del referendum fosse già annunciato e la situazione di Fukushima abbia aggravato il parere degli italiani. In realtà non ha aggiunto nulla a una opinione già diffusa».

Cosa deve fare l’Italia, ora?

«Il Governo non ha una politica chiara delle fonti di approvvigionamento di energia, al contrario della Germania che ha scritto già un anno fa un piano dettagliatissimo. I tedeschi, infatti, già prima della tragedia di Tokio avevano deciso di dismettere le centrali nucleari nel 2035 e procedere a un ampliamento dell’approvvigionamento da fonti rinnovabili: al 2020 si propongono di approvvigionarsi di energia da fonti rinnovabili nella misura del 50% e di arrivare all’80% nel 2050. Hanno precisato i loro obiettivi anche Francia e Inghilterra. L’Italia è l’unico Paese a non avere un piano energetico nazionale. Occorre, quindi, tutelare la filiera industriale delle rinnovabili che si sta creando in Italia e soprattutto nelle regioni meridionali. Per questo, con l’Emilia Romagna abbiamo proposto al ministro Romani di prendere a esempio il modello tedesco».

Cosa manca al nostro Paese?

«Oggi l’Italia non ha materie prime, si approvvigiona di gas e idrocarburi. Ci sono, comunque, gasdotti in costruzione ma la questione è in itinere. Sulle fonti rinnovabili il Governo ha posto una stretta. Ma è possibile non chiarire come avverrà questo approvvigionamento?».

La Puglia, invece, ha puntato sulle fonti rinnovabili

«Sta lavorando sull’intera filiera: dalla ricerca con la progettazione di pale eoliche dell’ultimissima generazione e pannelli fotovoltaici biodegradabili, alla produzione fino all’utilizzo di nuove fonti di energia come l’idrogeno. La Puglia, quindi, sta facendo dell’energia una politica industriale e per questo è chiamata negli altri Paesi come buona prassi. Tutto questo lavoro, però, è destinato a non durare a lungo, se non c’è da parte del Governo una politica che sostenga questa azione».

 

 

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