Energia, pronta la produzione dal Mar Mediterraneo

Foto di Dimitris Vetsikas da Pixabay

È il progetto europeo Blue Deal al quale partecipano 12 partner, tra cui ENEA, e 6 Paesi

 

Produrre energia dal mare per i Paesi che si affacciano nel Mediterraneo. È il progetto europeo Blue DEAL, cofinanziato con 2,8 milioni di euro dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale e dallo Strumento di Assistenza Preadesione e coordinato dall’Università di Siena, al quale partecipano 12 partner, tra cui ENEA, di 6 Paesi (Italia, Albania, Cipro, Croazia, Grecia e Spagna).

Questa piattaforma rappresenta uno spazio virtuale in cui domanda e offerta di blue energy possono incontrarsi e avvalersi di strumenti innovativi come il catalogo delle tecnologie per l’energia blu suddiviso in tre gruppi principali (on-shorenear-shore e off-shore), un software di visualizzazione 3D per la verifica dell’impatto visivo dei potenziali impianti, dalla costa, dal mare e da drone e infine, una metodologia che definisce i “passi” da seguire per mettere a punto piani di energia dal mare “su misura” che comprendono anche l’impatto ambientale con la quantificazione della CO2 evitata.

Foto di ELG21 da Pixabay

Il Mar Mediterraneo ha un buon potenziale per l’energia del moto ondoso e da maree, una diffusa disponibilità per l’utilizzo dei gradienti termici e salini che sfruttano differenza di concentrazione di sale tra acqua dolce e acqua di mare ma, soprattutto, ha un alto potenziale per l’energia eolica off-shore, per lo più galleggiante a causa dell’elevata profondità del fondale marino. Non a caso, la strategia per le energie rinnovabili off-shore della Commissione Ue prevede un aumento dell’eolico marino in Europa dagli attuali 12 GW ai 60 GW entro il 2030 e fino ai 300 GW (e almeno 40 GW di energia oceanica) entro il 2050.

«In base alla metodologia di Blue DEAL, per prima cosa raccogliamo tutte le informazioni di natura fisica, ambientale e infrastrutturale della regione target, comprese le mappe del potenziale energetico marino. In pratica, verifichiamo sia l’esistenza di aree marine protette e habitat naturali rilevanti, sia la localizzazione delle infrastrutture e delle rotte marittime abituali. La combinazione di questi dati, con le caratteristiche operative delle tecnologie per l’energia dal mare, permette di identificare con precisione le aree di un Paese più idonee per l’impiego degli impianti off-shore, nel rispetto degli standard di tutela ambientale», spiega Simone Bastianoni, dell’Università di Siena e coordinatore del progetto.

«Abbiamo calcolato che a Cipro – sottolinea Maria Vittoria Struglia ricercatrice del Laboratorio di modellistica climatica e impatti e responsabile del progetto per ENEA – sarebbe possibile installare 300 MW di eolico off-shore che permetterebbero una produzione di energia pulita di 480 GW/h l’anno e una drastica riduzione delle emissioni con 49 gr di CO2 equivalente per kW/h da eolico off-shore rispetto ai 400 gr di CO2 equivalente per kW/h derivati dal mix energetico italiano. Oppure a Creta, in particolare nella regione a nord-est, abbiamo verificato che sarebbe possibile installare parchi di eolico off-shore galleggiante da 300 MW che potrebbero fornire all’isola l’88% di elettricità di cui ha bisogno entro il 2030, con una conseguente chiusura degli impianti a petrolio».

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