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Energia, il ruolo di ENEA nella sperimentazione di ITER

Magneti superconduttori, camera da vuoto, sistemi di riscaldamento: saranno Made in Italy le componenti che garantiranno la sperimentazione in piena efficienza di ITER. Il progetto ITER  International Thermonuclear Experimental Reactor è finalizzato a dimostrare la possibilità di utilizzare la fusione come fonte di energia di larga scala, rispettosa dell’ambiente, praticamente inesauribile e sicura. ITER produrrà 500 MW di potenza di fusione, integrando e testando le tecnologie essenziali per il reattore.

La sperimentazione ITER è frutto di un accordo di collaborazione tra Europa, Stati Uniti, Giappone, Russia, RF, Cina, India e Corea del Sud. ENEA, agenzia italiana per l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha supportato l’Italia nelle gare per l’aggiudicazione dei componenti: l’industria italiana ha ottenuto il 53% delle commesse europee, al netto delle gare per gli edifici.

È stato consegnato a Padova l’edificio PRIMA (Padova Research ITER Megavolt Accelerator). Esso ospita un impianto sperimentale per la fusione nucleare e sorge nell’Area della Ricerca del CNR di Padova. PRIMA è un laboratorio che ospita un acceleratore di fasci neutri, che serve per il riscaldamento del plasma e per l’avvio del processo di fusione del reattore sperimentale ITER. Il progetto vede impegnato il Consorzio RFX di Padova, di cui fanno parte l’ENEA, il CNR, l’INFN (Istituto Nazionale Fisica Nucleare) e l’Università di Padova. Con PRIMA, il sistema tecnologico Italia registra un ulteriore progresso tecnologico per la realizzazione di ITER.

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