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Enel Cerano, in quindici a giudizio

Quindici persone, tra dirigenti della centrale termoelettrica brindisina Enel di Cerano e addetti alla manutenzione di ditte appaltatrici, sono imputate per la dispersione di polveri di carbone che avrebbe provocato danni agli agricoltori di terreni vicini all’impianto industriale brindisino. Nei loro confronti emesso un decreto di citazione a giudizio.

Nei computer di alcuni dirigenti, agenti della Digos della Questura hanno scoperto scambi di posta elettronica che fanno riferimento al problema della dispersione delle polveri dal carbonile e dal nastro trasportatore non a tenuta stagna che unisce il porto alla centrale,   lungo un percorso di 13 chilometri. Le comunicazioni riservate interne tra Roma e Brindisi ora sono nel fascicolo dei magistrati del pool ambientale della procura.

Secondo il consulente della procura che rilevò “dispersioni significative di polveri di carbone dal deposito carbonile”, gli effetti della dispersione hanno contribuito “a produrre direttamente o indirettamente una contaminazione indoor presso le abitazioni di soggetti in aree prospicienti la centrale” e coinvolte anche le colture.

Soddisfatti Francesco Tarantini presidente Legambiente Puglia e Fabio Mitrotti presidente del circolo di Brindisi: «Sono anni che l’associazione si occupa del problema, denunciando i danni che l’inquinamento derivante dalla dispersione del carbone ha arrecato ai terreni agricoli circostanti e agli agricoltori stessi, e avanzando anche proposte per il recupero degli stessi terreni agricoli e la loro rivalorizzazione. Chiediamo ora che giustizia sia fatta, e che vengano pienamente accertate le responsabilità».

Il decreto di citazione a giudizio, è stato firmato il 31 luglio scorso dal pm brindisino Giuseppe De Nozza; la prima udienza del processo è prevista per il 12 dicembre prossimo, dinanzi al giudice monocratico del Tribunale di Brindisi.

 

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