End the Age of Coal: si chiude l’era del carbone

End the Age of Coal. Sotto questo slogan, sabato 29 giugno tutto il mondo ha manifestato contro il carbone, fonte energetica del passato.

Secondo gli ambientalisti, il carbone è un business sempre più insostenibile: la sua estrazione è causa di distruzione di interi ecosistemi ed è spesso correlata a fenomeni di violazione dei diritti umani; la sua movimentazione minaccia aree fragili del pianeta, come nel caso dell’export australiano che rischia di distruggere la più preziosa barriera corallina del mondo; infine, la sua combustione è responsabile di oltre il 40% delle emissioni di anidride carbonica, a livello globale, primo fattore assoluto di impatto sul clima.

La protesta contro il carbone è partita dalla Turchia. 350.org e diverse organizzazioni ambientaliste (tra cui Greenpeace) hanno avviato il Global Power Shift. Giovani attivisti giunti da tutto hanno approfondito le questioni ambientali legate all’uso di carbone; concluso il meeting, i partecipanti dovranno ora sensibilizzare l’opinione pubblica, anche attraverso momenti di formazione.

Il commento di Andrea Boraschi, responsabile campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia: «Dalla Turchia, un Paese minacciato da una forte espansione del carbone e dove il diritto al dissenso appare oggi compromesso, sta partendo un’onda di protesta che non si fermerà. Si sta organizzando un movimento internazionale, cui Greenpeace darà tutto il suo sostegno, per archiviare l’era del carbone e dare inizio a una rivoluzione energetica fatta di fonti rinnovabili ed efficienza».

In Italia, Greenpeace ha condotto diverse manifestazioni contro l’ENEL, responsabile di circa tre quarti della produzione nazionale di elettricità col carbone. Sit-in sono stati organizzati a Brindisi, Civitavecchia, Padova e Palermo.

La photogallery (in basso) racconta diversi attimi di protesta contro il carbone, in Italia e nel mondo.

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