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Smog, è emergenza in Italia. E-cars e teleriscaldamento, le soluzioni

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E’ ormai emergenza smog in tutta la penisola. Da Greenpeace al WWf agli organismi che riuniscono i gestori dell’ambiente le proposte per abbassare il livello di inquinamento

E’ ormai emergenza smog non solo al nord ma anche nel resto d’Italia. L’assenza di piogge e la temperature ancora alte hanno fatto schizzare in  alto le percentuali di polveri sottili ammesse nell’atmosfera, al punto che le grandi città come Milano e Torino sono corse ai ripari. E se nel capoluogo piemontese il Comune, oltre a bloccare anche la circolazione alle auto fino a euro5, invita (non senza qualche polemica) a tenere chiuse le finestre e a evitare attività all’aria aperta, a Milano è partito il piano di Emergenza 1 (il più forte): quindi riduzione di un grado della temperatura in case e negozi e stop alla circolazione delle auto più inquinanti.

La hit parade delle città inquinate

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Cremona è tra le città più inquinate d’Italia

Nella classifica delle città più inquinate il primo posto spetta a Torino, con 114 microgrammi di polveri sottili – più del doppio da quanto stabilito dalla normativa – e 68 giorni di sforamento (l’Unione Europea ne ammette solo 35). A ruota seguono Cremona (60 giorni), Padova (55) Frosinone (54). Non si salva neanche il Sud: a Napoli c’è il divieto di circolazione delle auto in alcune ore della mattina e del pomeriggio. E un’altra ventina di città – soprattutto della Pianura padana -ha superato i 50 giorni di limite tollerato per le polveri sottili.

Greenpeace: scuole a rischio smog

A Roma intanto Greenpeace ha monitorato  l’aria nei pressi di dieci scuole dell’infanzia e primarie  tra le 7,30 e le 8 e 30 – rilevando concentrazioni di biossido di azoto (NO2) ampiamente al di sopra del valore individuato, per la precisione tra il  48,9 μg/m3, a 66,1 μicrogrammi/m3, con picchi fino a 111,4 μg/m3. La normativa italiana e l’Organizzazione Mondiale della Sanità  ammettono 40 μg/m3.

Come spiega il report “Ogni respiro è un ​rischio”, pubblicato oggi dall’organizzazione ambientalista, il biossido di azoto è classificato tra le sostanze certamente cancerogene, i suoi effetti patogeni sono principalmente a carico delle vie respiratorie, del sistema sanguigno, delle funzioni cardiache. È, per l’appunto, particolarmente nocivo sui bambini, causando infezioni alle vie respiratorie, asma, polmoniti, ritardo nello sviluppo del sistema nervoso e dei processi cognitivi. L’esposizione al NO2 è causa inoltre di nascite precoci e sottopeso; per le donne in gravidanza c’è un maggiore rischio di complicanze.

Secondo l’ultimo report dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), a livello europeo l’Italia è il Paese con il più alto numero assoluto di morti premature causate dal NO2, con oltre 17 mila casi. Per questo motivo, Greenpeace nelle scorse ore ha lanciato una campagna per chiedere ai sindaci delle città italiane più colpite dal biossido di azoto (Roma, Torino,Milano e Palermo) di prendere presto provvedimenti radicali per abbattere questo inquinante, primo fra tutti la riduzione progressiva delle vetture diesel fino a vietarla completamente nei prossimi anni. Proposta, questa, sostenuta anche da WWF  e da associazioni di categoria.

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WWF: a rischio le città smart

In particolare dal  WWF viene il richiamo a regioni e Comuni a non sottovalutare gli effetti del traffico su gomma, e al governo affinchè  vari un piano responsabile di decarbonizzazione tale da eliminare contemporaneamente altri inquinanti che arrecano enormi danni diretti alla salute. E questo, chiariscono dall’organizzazione, in considerazione del fatto che “con l’acquisto via internet, le merci viaggiano molto più capillarmente tra e nelle città. Eppure, il settore della distribuzione merci ha avuto una quasi completa deregulation negli anni: questo rischia di far sì che le città smart del futuro non traggano nessuno dei possibili benefici dalla rivoluzione tecnologica,  e anzi aumentino il caos e l’inquinamento” .

Mobilità elettrica, una risposta allo smog

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Una tra le alternative all’inquinamento è il ricorso alle auto elettriche

Secondo Simone Mori, presidente di Elettricità Futura, “il ricorso all’energia elettrica nella mobilità e negli usi domestici non soltanto permetterà di rendere più efficiente l’intera filiera energetica, ma costituirà la via necessaria per garantire un reale miglioramento della qualità della vita di milioni di persone. Sostituendo gradualmente ma in misura significativa le autovetture attualmente circolanti nelle città italiane con veicoli elettrici e con una significativa diffusione dei sistemi di riscaldamento a pompa di calore elettrici si potrebbe ridurre sensibilmente quel valore”, conclude Mori.

Utilitalia: largo al teleriscaldamento

Dello stesso avviso è  Utilitalia, la federazione che riunisce i gestori dell’ambiente, dell’acqua e dell’energia. Tre sono le leve contro l’emergenza inquinamento, secondo Utilitalia: riscaldamento, mobilità, efficienza energetica, da utilizzare a partire dalle aree più ‘sensibili’, le grandi città “Le aziende di servizi pubblici locali sono a totale disposizione dei sindaci per una pianificazione coordinata, ma è utile inserire prima possibile un focus dedicato alle aree urbane nella Strategia Energetica Nazionale”, sottolinea Giovanni Valotti, presidente di Utilitalia.

Le proposte sono: un maggiore utilizzo delle pompe di calore elettriche e incentivi alla diffusione del teleriscaldamento; il supporto alla mobilità sostenibile con auto elettriche e a gas, spingendo anche sulla valorizzazione del biometano da rifiuti; l’uso di metano per la produzione elettrica da affiancare alle energie rinnovabili, per loro natura meno inquinanti e infine un ricorso alla maggiore efficienza energetica degli edifici. “Per abbattere lo smog in modo significativo, basterebbero tre anni”, continua Valotti.

Un piano anti smog che parta dalle città

La federazione ricorda che “Il teleriscaldamento ha significativi benefici sia in termini energetici, come il risparmio di tonnellate equivalenti di petrolio, che ambientali, come il miglioramento della qualità dell’aria. E’ una tecnologia matura, ampliamente diffusa negli altri Paesi europei e promossa dalla Commissione Ue. L’aumento della potenza elettrica nelle case con un maggior uso del vettore elettrico (pompe di calore) per il riscaldamento, sarebbe una valida alternativa per le zone non raggiungibili con il teleriscaldamento. Per la mobilità sostenibile si spinga alla diffusione dei veicoli ‘puliti’ (colonnine per la ricarica elettrica e promozione dei biocarburanti) specie per il Trasporto Pubblico Locale.

“Proprio nelle aree urbane si concentrano, e si concentreranno sempre più, popolazione, consumi e servizi – conclude il presidente di Utilitalia. Per questo motivo, pensiamo sia necessario che la Strategia Energetica Nazionale introduca un apposito Focus sulle Aree Urbane”.

 

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