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Emergenza siccità: Lazio e Puglia a secco

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La siccità sta prosciugando i fiumi ed i laghi laziali, ma le regioni meridionali, in primis la Puglia, combattono ogni anno contro questa emergenza

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Fonte: RomaToday

Emergenza siccità. Il Lazio sarà costretto a razionare l’acqua. Il lago di Bracciano, la riserva idrica della Capitale, non può più fornire acqua perché rischia il prosciugamento, con conseguente devastazione dell’ecosistema. Tra incendi e sprechi, l’acqua dovrà essere razionata fino a quando le riserve idriche non verranno rimpinguate. Quindi, a data da destinarsi.

Ma l’approvvigionamento idrico per gli antichi romani non era un problema. Grazie al loro ingegno avevano costruito acquedotti che permettevano di avere persino l’acqua corrente nelle case. Stiamo parlando di tempi molto lontani. Gli antichi acquedotti romani esistenti dopo 2000 anni continuano a fornire acqua all’Urbe ed al territorio circostante. Parlare di emergenza siccità a Roma, quindi, è decisamente un paradosso.

Questa emergenza siccità sta condizionando non solo il Lazio ma anche altre regioni italiane, soprattutto quelle del Mezzogiorno carenti di fiumi e laghi.

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Emergenza siccità: la Puglia

Storicamente, la Puglia è sicuramente una delle regioni più colpite dalla siccità in quanto non avendo un sistema pluviale naturale efficiente interno ed avendo una rete idrica che riceve acqua dalle regioni vicine, è sempre soggetta alla siccità ed alla ricerca di una gestione più oculata delle riserve idriche.

La causa maggiore dell’assenza di acqua dipende spesso dalle condizioni della rete idrica. A Roma, la rete idrica, vetusta e danneggiata, ha aggravato la situazione in quanto le perdite lungo le tubature sprecano l’acqua. Stessa situazione in Puglia dove l’Acquedotto Pugliese, che ha compiuto 100 anni, ha una rete idrica che in alcune zone perde anche il 50% di acqua a causa della scarsa manutenzione e dell’assenza di fondi per la cura delle tubature.

In questo senso, le responsabilità politiche e gli errori di gestione delle problematiche degli impianti sono notevoli.

Siccità Puglia. Interviene il Movimento 5 Stelle

Sulla situazione pugliese interviene il consigliere regionale M5S Cristian Casili. «Oggi sappiamo che le acque sono a rischio contaminazione salina. Ma non solo: enormi quantità di acqua vengono sprecate per l’irrigazione del verde pubblico progettato con essenze molto energivore e poco idonee al nostro clima sempre più secco. In questo caso andrebbero premiati gli interventi di quei Comuni che stanno progettando parchi e giardini meno idroesigenti. A tutto ciò si aggiunge l’inciviltà di tanti cittadini che distraggono enormi quantità di acqua potabile in altri usi per irrigare i giardini e i prati, per riempire piscine e vasche, per il lavaggio di cortili e piazzali. Apprezzo che sia stata accolta la mia proposta di recupero delle cave dismesse (oltre 600 in tutta la Puglia) da trasformare in biolaghi. Se poi dotiamo i nostri impianti di idonei moduli di affinamento potremmo evitare di buttare in mare quasi 280 milioni di metri cubi».

Siccità Puglia. Interviene Direzione Italia

Il consigliere regionale di Direzione Italia Francesco Ventola lancia l’allarme dopo sopralluogo alla Piana di Loconia. «Le nostre campagne hanno sete. Ma questa volta la colpa non è delle alte temperature e della mancanza della pioggia, ma di una sbagliata programmazione. Gli agricoltori di Loconia dovrebbero prelevare le acque dal Locone, il Consorzio Terre di Apulia ha garantito che questa cosa è possibile perché l’acqua c’è, ma le vasche vanno riempite e se non si autorizza la possibilità che almeno due volte si possa prendere l’acqua dalla traversa Santa Venere le vasche non si riempiono e quindi i terreni restano a secco. Cosa che accade puntualmente ogni  lunedì, mentre negli altri giorni arrivano quasi 700 litri. Un’inezia a fronte dei 1.000 garantiti ogni giorno agli agricoltori della Capitanata».

Insomma, una situazione discordante in Puglia e paradossale come per il Lazio, dove una gestione oculata, una burocrazia più snella ed una manutenzione constante della rete idrica in entrambi i casi avrebbe evitato questa emergenza siccità.

La soluzione per i geologi: recupero falde, semplificazione burocratica e riutilizzo aree dismesse

acquedotto romano emergenza siccitàSulla vicenda interviene anche Arcangelo Francesco Violo, segretario nazionale e coordinatore della Commissione Risorse idriche del Consiglio Nazionale dei Geologi: « 2/3 dell’Italia e dei campi coltivati lungo la Penisola sono a secco e secondo la Coldiretti i danni superano già i due miliardi di euro. Quali soluzioni? Innanzitutto, molte formazioni geologiche funzionano come immensi serbatoi naturali di acqua poco influenzati dalla siccità. Conoscendo, gestendo, monitorando (e, in alcuni casi, ricaricando) questi serbatoi possiamo disporre di un volano per le emergenze. Inoltre, un riordino degli Enti del settore con norme, procedure e competenze semplici e chiare, a costo zero, eviterebbe i ritardi ed i blocchi burocratici. Infine, promuovere il riuso delle aree dismesse non solo porta ad un minor consumo di suolo ma anche a una minor pressione sulle acque sotterranee».

Recupero acque reflue contro siccità

emergenza siccità irrigazioneIl consigliere regionale pugliese Mino Borraccino di “Noi a Sinistra”, invece, punta sul recupero delle acque reflue in agricoltura per combattere anche la siccità. «In arrivo un investimento di circa 16 milioni di euro da parte della Regione Puglia per il recupero delle acque reflue depurate per l’agricoltura. Il progetto è già in itinere. I lavori verranno realizzati dall’Acquedotto Pugliese».

Insomma, l’acqua è un bene vitale che può diventare esauribile. Con una gestione più semplice, più concreta e più ecosostenibile del territorio, dei fiumi, dei laghi e delle falde, l’Italia potrebbe non dover più parlare di emergenza siccità ed avere sempre acqua corrente e potabile.

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