Ejolt lancia un atlante ambientale

Atlante Globale sulla Giustizia Ambientale rappresenta una forma di denuncia verso tantissime aziende protagoniste di crimini ambientali

Non è il classico atlante geografico con il planisfero fisico o politico. Non è nemmeno il Risiko, il gioco di ruolo che simula un conflitto mondiale fatto di colpi di dadi e carrarmatini colorati. È semplicemente l’Atlante Globale sulla Giustizia Ambientale, una piattaforma di mappatura online che riporta i conflitti mondiali dettati da problematiche di carattere ambientale. 

L’Atlante di Ejolt – Questo straordinario progetto su scala globale è stato presentato da Ejolt – Environmental Justice Organisations, Liabilities and Trade – insieme ad United Nations environment programme ed Ufficio Ambientale Europeo presso la sede dell’Unep di Bruxelles, cui si unisce il contributo del Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali (Cdca), un istituto indipendente italiano che lavora dal 2007 alla mappatura dei conflitti ambientali nel mondo.

Joan Martinez-Alier è il coordinatore di Ejolt

Realizzato da circa cento persone originarie di 18 Paesi in tutto il mondo – collaboratori nel mondo delle università o delle organizzazioni ambientali – questo grafico assolutamente unico e innovativo è stato finanziato dalla Commissione Europea. Proviamo a dare una lettura più approfondita di questa mappa, anche per gli aggiornamenti (consultabile al sito internet di Ejolt  ) per meglio comprendere quali sono i veri e concreti obiettivi dell’organismo e del suo coordinatore Joan Martinez-Alier.

Informazione e molto altro –Sarebbe riduttivo pensare che l’Atlante fornisca una semplice fonte informativa sui conflitti e sulle criticità ambientali. Vuol essere molto di più. Diventa una forma di denuncia verso quelle tantissime aziende protagoniste di crimini ambientali e che rimangono impunite o vengono sanzionate con ridicole ammende pecuniarie; diventa voce e visibilità per quelle zone – Africa e America Latina, per esempio – dove le popolazioni indigene (ricchissime nel sottosuolo ma povere nel portafoglio) vengono sfruttate e spremute fino all’ultima goccia dagli Stati dominanti e dalle multinazionali.

L’atlante fornisce informazioni molto dettagliate sui crimini ambientali di Africa, Americhe (nella foto, la situazione del Brasile) e India, ma poche informazioni sulla situazione in Cina, Antartide e Italia

«Sono storie di devastazione ambientale, repressione politica e persecuzione degli attivisti» ricorda Martinez-Alier, ma è altrettanto vero che «molti casi giudiziari sono stati vinti e portati ad una sostanziale difesa e riappropriazione di beni comuni. Il 17% dei casi presenti sulla mappa possono essere considerate vittorie per la Giustizia Ambientale». Soprattutto è uno specchio della realtà dinamico e attuale, in continuo aggiornamento.

Si resta sorpresi se si guarda la mappa e si nota come ci siano informazioni dettagliate in Africa, piuttosto che in America o in India, mentre poco o nulla è segnalato in Cina, Antartide o nella stessa Italia; di certo le problematiche ambientali sono all’ordine del giorno anche in quei territori – si pensi ad esempio la questione MUOS  a Niscemi in Sicilia – ma ancora non sono presenti sulla carta proprio in virtù di questo continuo evolversi delle situazioni.

Articoli correlati