Il 64% delle aziende italiane ha investito in iniziative di efficienza energetica negli ultimi tre anni, ma senza una strategia che ricomprenda tutte le necessità dell’organizzazione. È quanto emerge dall’indagine internazionale condotta da DNV GL – Business Assurance, uno dei principali enti di certificazione a livello mondiale, in collaborazione con l’Istituto GFK Eurisko, su 1.557 professionisti di diversi settori in Europa, America e Asia. L’indagine è stata condotta nell’aprile 2015 su un campione di 1.577 professionisti che lavorano presso importanti aziende nei settori primario, secondario e terziario in differenti segmenti industriali in Europa, America e Asia e – va precisato – Il campione consiste di clienti DNV GL non statisticamente rappresentativo della popolazione delle aziende mondiali.
Gestione dell’efficienza energetica – Il tema dell’efficienza energetica è sentito in Italia molto più che altrove. I professionisti intervistati considerano che possa avere un impatto “sulla propria vita quotidiana” (85%; + 8% vs media), “sul proprio Paese” (89%; +8%) e “sulla società nel suo complesso” (92%; +13%) in misura superiore alla media.
Tuttavia, in linea con quanto avviene nel resto del mondo, anche le aziende italiane stanno impegnando risorse per l’efficienza energetica con un approccio tutt’altro che strutturato. Solo il 43% adotta strategie ad hoc e il 38% si pone obiettivi misurabili (-14% e -17% rispetto alla media).
Rispetto ai colleghi degli altri Paesi, inoltre, sono ancora meno gli italiani che affrontano le questioni di efficienza energetica prendendo in considerazione tutti i livelli organizzativi aziendali. Il 31% fissa obiettivi generici (contro il 41% della media) mentre sono esigui i numeri di chi si pone obiettivi a livello di funzione (8%; -14%), di area (%; -10%) o di equipaggiamento (2%; -8%).
Il contenimento costi – Le iniziative intraprese dalle società italiane, in linea con la tendenza globale, sono principalmente finalizzate al contenimento dei costi nel breve periodo. Gli investimenti per dotarsi di dispositivi più efficienti (42%) o per ridurre il consumo e i costi dell’energia (40%) sono le attività più comuni. Manca una visione a tutto tondo: solo il 14% redige piani di energy management e solo il 9% investe in attività per tracciare il dispendio energetico. Non sorprende che solo 1 azienda su 3 sappia quantificare i risparmi ottenuti dalle iniziative.
Quale futuro? – La necessità di destinare le risorse ad altre priorità (46%) e implementazione e mantenimento troppo costosi (33%) sono i fattori che frenano le aziende italiane sulla strada dell’efficienza energetica. Tuttavia, il 56% dichiara che manterrà o aumenterà i propri investimenti in efficienza energetica in futuro. Ci si continuerà a focalizzare sulla riduzione dei costi e dei consumi ma con un aumento significativo anche in attività più strategiche: ad esempio la formazione del personale (30%; + 13% rispetto a oggi) o la preparazione di piani di gestione dell’energia (27%; +12%).


