Edilizia, ripresa o stagnazione? In Puglia dà il 9% del Pil

Ph Foto di Talpa da Pixabay

In Puglia la “Filiera delle Costruzioni” genera il 9% del Pil regionale e dà occupazione all’8% dei lavoratori. Il bilancio durante SAIE

 

Nonostante l’inflazione, lo stop alla cessione dei crediti (che la Regione Puglia ha appena sbloccato) e i tanti “contrattempi” legati al Superbonus dai rincari nei tariffari al freno della pandemia, il settore gode di buona salute con investimenti in crescita del 21,7% rispetto all’anno scorso. Ma anche lo scenario nazionale, fotografato dal Rapporto Federcostruzioni, registra un valore totale della produzione di circa 600 miliardi di euro in tutta Italia con un aumento di ben 100 miliardi (+19,6%) rispetto all’anno precedente.

Risultati importanti che confermano il trend: già nel 2021 il settore in Puglia era cresciuto del +30,7%. In più, le costruzioni danno lavoro a circa l’8% degli specialisti pugliesi, più della media nazionale (circa 7%). A questo biennio d’espansione hanno contribuito i vari incentivi fiscali, tra tutti il Superbonus 110%.

Col Superbonus interventi per 4,5 miliardi

I dati del monitoraggio Enea – Mase evidenziano in Puglia, al 30 settembre 2023, investimenti ammessi a detrazione per oltre 4,5 miliardi di euro, in aumento del +3,6% rispetto alla rilevazione del mese precedente. La Puglia è l’ottava regione in Italia per numero di interventi ammessi, circa 25mila (quasi il 6% del totale nazionale).

Determinante il Pnrr: in Puglia 7,1 miliardi di investimenti

La fotografia è emersa dai dati Ance Puglia a livello regionale e da Federcostruzioni a livello nazionale in occasione di Saie, la Fiera delle Costruzioni, che si è concluso ieri: progettazione, edilizia, impianti che a Bari ha messo al centro del dibattito tutti i temi principali del sistema delle costruzioni e dell’ambiente costruito: cantiere, efficienza energetica, digitalizzazione, integrazione edificio-impianto, transizione ecologia, nuove esigenze dell’abitare e del costruire, Pnrr.

Ph Foto di 652234 da Pixabay

I numeri del 2022, confrontati con quelli già molto positivi del 2021, parlano chiaro: il comparto delle costruzioni rappresenta, in termini di investimenti, quasi il 9% del PIL regionale, con un aumento del +21,7% rispetto all’anno precedente. 

Ora però la situazione rischia di cambiare completamente. Secondo le stime Ance, il blocco delle cessioni ha prodotto in tutta Italia un totale di 30 miliardi di crediti fiscali incagliati, pari a quasi 95 mila interventi a rischio. Risolvere il problema è fondamentale sia per il raggiungimento dei target fissati dalla direttiva europea Casa Green, sia per permettere al settore di continuare il suo percorso di crescita. In questo senso, per la Puglia sarà fondamentale l’apporto dei lavori del Pnrr, che attribuisce alla regione quasi 7,1 miliardi di investimenti di interesse per le costruzioni da eseguire entro il 2026.

Degli investimenti previsti dal Pnrr, 108 miliardi riguardano proprio il mondo delle costruzioni e, in più, emerge che il 78% della spesa già fatta del Pnrr riguarda investimenti in costruzioni. Buone notizie anche sul fronte occupazione: a fine 2022 il numero di addetti era di poco più di 3 milioni di unità, ben 250mila unità in più (+9%) sul 2021. Il tutto con un notevole impatto su tutto il tessuto economico del Paese: negli ultimi due anni, secondo il Mef, oltre la metà della crescita del Pil italiano è attribuibile all’edilizia e alla sua lunga filiera produttiva.

Leggi PNRR, interventi in 46 edifici scolastici

Quali prospettive per il futuro?

Secondo Federcostruzioni, il bilancio a fine anno sarà ancora positivo. Per il settore, si stima una crescita del +4%. Tuttavia, sul futuro della filiera ci sono inflazione, aumento dei costi dell’energia, instabilità geopolitica e il taglio del Superbonus che rendono complesso prevedere con certezza l’andamento nel corso del 2024.

Nell’ambito dei lavori pubblici, come rilevato dal monitoraggio Ance-Infoplus, il 2022 ha visto la pubblicazione di circa 23mila gare per lavori pubblici per un ammontare corrispondente di 72,3 miliardi. Rispetto al 2021, la dinamica della domanda mostra una fortissima accelerazione in termini di importi banditi, posizionandosi ad un livello più che doppio (+123%) rispetto a quanto registrato nel 2021 (32 miliardi).

Particolarmente importante il capitolo della riqualificazione abitativa. La direttiva europea Casa Green stabilisce che gli edifici residenziali dovranno raggiungere, come minimo, la classe di prestazione energetica E entro il 2030, e la classe D entro il 2033, per poi toccare il net-zero al 2050.

In questo contesto, il Superbonus e gli altri incentivi hanno supportato la capacità di spesa delle famiglie, come conferma il Centro Studi ANCE, che ha stimato al 30 settembre 2023, circa 430.000 interventi di efficientamento energetico. Ora però serve una soluzione sui crediti incagliati, pari a quasi 95 mila interventi a rischio.

Federcostruzioni e Ance: luci e ombre

  • Convegno inaugurale del Saie a Bari (Ph Fiera del Levante)

    Per Paola Marone, presidente di Federcostruzioni: “I dati del Rapporto testimoniano che nel 2022 la filiera ha proseguito nel suo complesso a crescere, malgrado qualche settore non abbia ancora raggiunto i valori precrisi”. Con un 2023 che ha sostanzialmente tenuto, “affrontiamo un’incertezza economica acuita da crediti incagliati, caro materiali, inflazione, alti tassi d’interesse ed una complessa instabilità geopolitica. Nonostante ciò, la filiera confida in una piena attuazione del Pnrr e una gestione oculata e concreta della transizione verde per garantire non solo una risposta robusta e flessibile alle urgenti sfide sociali e ambientali che caratterizzano il nostro tempo, ma anche la competitività green della nostra filiera industriale. È urgente poi risolvere la problematica dei crediti incagliati e concedere proroga per i lavori già in corso relativi al Superbonus 110%”.

  • Per Domenico De Bartolomeo, vicepresidente di Ance Puglia: “Ci troviamo in una fase ricca di opportunità grazie al Pnrr, ma anche molto complessa per le tensioni internazionali, la spinta dell’inflazione e il rialzo dei tassi d’interesse. Per questo occorrono misure che spingano la crescita, nel quadro di una politica industriale che consenta alle imprese di continuare a trainare l’economia e di guardare al futuro con fiducia. Nell’immediato auspichiamo risposte urgenti per chiudere la stagione del Superbonus senza lasciare allo sbando famiglie e aziende e la conferma delle misure del Dl aiuti contro il caro materiali, indispensabile per evitare il blocco dei cantieri. Il nostro comparto potrà dare un rilevante contributo nel perseguire gli obiettivi del Green Deal europeo qualora siano adottate idonee politiche di sostegno e incentivazione a livello nazionale e comunitario. Su questo fronte, grazie al superbonus, negli ultimi anni è stato possibile rendere più efficiente a livello energetico parte del patrimonio immobiliare italiano, contribuendo a rendere meno energivori centinaia di migliaia di edifici, circa il 5% di quelli con le classi energetiche più basse. La nostra associazione è sempre dell’idea che questa misura debba divenire strutturale, seppure con un’aliquota fiscale inferiore al 110%, per proseguire il lavoro fatto sinora, puntando sulle riqualificazioni dei condomini e su interventi a sostegno di proprietari con redditi medio-bassi. . Purtroppo, oggi, centinaia di imprese stanno affrontando il problema dei crediti incagliati nell’attesa di una proroga del superbonus condomini in scadenza a fine dicembre”.

Leggi Cantieri superbonus bloccati: l’Ance chiede la proroga

Bari e la Puglia puntano sulla rigenerazione edilizia

Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia: “Sebbene la filiera delle costruzioni continui a mostrare un trend positivo, restano diverse criticità. Ad esempio, come Regione Puglia stiamo intervenendo per supportare concretamente il sistema delle imprese pugliesi in difficoltà a causa del blocco del meccanismo di cessione dei crediti fiscali da “bonus edilizi” deciso dal Governo nazionale. Nei giorni scorsi, è stata approvata in Consiglio regionale una legge che ha la finalità di salvaguardare anche i livelli occupazionali del comparto edile e dell’intero indotto, sbloccando i crediti fiscali “incagliati”, cioè i crediti che giacciono nei cassetti fiscali dei contribuenti senza trovare acquirenti sul mercato. Una misura attesa e fortemente voluta da tutti gli operatori del settore e che farà ripartire i cantieri e le opere bloccate da troppo tempo sul territorio regionale. Noi vogliamo che i settori dell’edilizia e dei materiali per l’edilizia siano tra principali artefici del cambiamento in chiave sostenibile in atto nel nostro territorio ed è con questo spirito che abbiamo accolto il nuovo investimento di Mapei in Puglia. Occorre, quindi, lavorare insieme ed avere una comune visione collettiva che contempli il miglioramento della qualità della vita e il benessere di tutti i pugliesi”.

Leggi Superbonus, la Regione Puglia sblocca i crediti incagliati e fa ripartire i cantieri

La consegna delle chiavi del SAIE dal presidente del Senaf Ivo Nardella al sindaco di Bari Antonio Decaro avvenuta nel Connection hub di Ance Bari e BAT
Nella foto, da sinistra il sindaco di Bari Antonio Decaro, il presidente di Ance Bari e BAT Nicola Bonerba, il presidente del Senaf Ivo Nardella e il presidente di Ance Emilia Area Centro, Leonardo Fornaciari.

Il sindaco di Bari Antonio Decaro: “L’edilizia ormai da tempo ha smesso di essere sinonimo esclusivo di palazzi ma che significa anche spazi pubblici, asili nido, scuole, e tutto ciò che ha a che fare con la rigenerazione urbana nelle nostre città. Temi che ci vedono coinvolti da vicino vista la mole di interventi in corso nella nostra città e che si apriranno a breve grazie ai fondi del Pnrr che ci permetteranno di migliorare Bari ma anche l’intero territorio metropolitano. Bari oggi ha tanto da raccontare su questi temi grazie al lavoro fatto in questi anni che oggi ci permette di parlare di rigenerazione, riqualificazione, riduzione di consumo di suolo, sostenibilità dei cantieri. Tutte attività che ormai da tempo hanno smesso di essere nemiche del settore dell’edilizia e che anzi oggi ci vedono seduti allo stesso tavolo con gli operatori economici, con i progettisti, con le imprese e le associazioni per programmare insieme uno sviluppo più consapevole della città e del territorio”.

L’edilizia net-zero porta con sé 250.000 nuovi posti di lavoro

Secondo uno studio condotto da Schneider Electric e Boston University sulle opportunità di lavoro green nel prossimo futuro, emerge la grande opportunità nel settore dell’edilizia sostenibile, smart e “pulita” nelle opere di riqualificazione e di ristrutturazione edilizia.

Ipotizzabili 250.000 nuovi posti di lavoro green che nascono dall’impiego di tecnologie pulite come impianti fotovoltaici sui tetti, l’installazione di pompe di calore e batterie per l’accumulo energetico in edilizia in Italia e più di 2 milioni tra Europa e Stati Uniti.

Sono tecnologie ampiamente disponibili già oggi, ma che possono dare un contributo fondamentale alla decarbonizzazione del settore edile, che è critica per arrivare a ridurre le emissioni di gas serra su scala globale.

Anzi, con una stima considerata conservativa, il rapporto calcola che, innovando il settore edile attraverso l’utilizzo di tecnologie sostenibili, si potrebbero creare oltre 141 milioni di anni-lavoro – concetto che indica gli anni cumulativi di lavoro (full time equivalent) in un determinato periodo di tempo. L’orizzonte temporale considerato dalla ricerca è quello in linea con gli obiettivi mondiali net-zero al 2050.

La ricerca “Building a Green Future: Examining the Job Creation Potential of Electricity, Heating, and Storage in Low-Carbon Buildings” realizzata da Boston University Institute for Global Sustainability (Igs) e Schneider Electric Sustainability Research Institute (Sri) è la prima stimare la capacità di creare posti di lavoro nel settore edile. “Il lavoro è spesso un argomento polarizzante quando si parla di transizione a un’economia net-zero, perché c’è incertezza sulle opportunità legate all’energia pulita. Stimolare l’occupazione – spiega Benjamin Sovacool del Boston University Institute for Global Sustainability – è un interessante benefit associato alla decarbonizzazione che potrebbe riuscire ad alleggerire le preoccupazioni socio-economiche e favorire le policy sul clima”.

Per esempio, implementando in un edificio soluzioni low carbon si possono ridurre di oltre il 60% le emissioni, mentre una riqualificazione degli edifici adibiti a ufficio, che preveda l’implementazione di soluzioni di gestione digitale dell’edificio e dell’energia, può far ridurre le emissioni fino al 70%.

Leggi Edilizia sostenibile: i prodotti del futuro presentati a Klimahouse 2023

Articoli correlati