Edifici alti fino a 29 m zona mare. Le associazioni “No a ecomostri”

Bari

Ande Bari, Italia Nostra (sezione di Bari) e Sviluppo sostenibile bocciano il piano. “La Consulta per l’ambiente sia organo istituzionale”

Dialogo aperto per scongiurare il rischio di costruzione di “ecomostri” in città. I protagonisti sono le associazione che fanno parte della Consulta per l’ambiente del Comune di Bari  e l’amministrazione, in particolare il sindaco e presidente Anci, Antonio Decaro.

Il 22 febbraio il Consiglio comunale di Bari ha approvato una variante al piano regolatore generale per una grande area del quartiere Libertà, all’interno del I Municipio, e nello specifico nell’area compresa tra corso Vittorio Veneto, via Brigata Regina, corso Mazzini, via Napoli, via Ravanas. In questa zona il piano prevede la realizzazione di appartamenti, uffici, una scuola e un autosilo. Il provvedimento, infatti, autorizza la realizzazione di otto fabbricati alti fino a 29 metri (diversamente dai 21 metri dell’inizio). La delibera, che era stata approvata già in Commissione urbanistica, ha ricevuto il “sì” dell’aula con 22 voti favorevoli e 7 contrari.

È necessario però fare un piccolo passo indietro, perché tutto questo è il frutto di un accordo di programma tra la Regione Puglia e il Comune che risale al 2010. L’obiettivo: consentire la riqualificazione dell’intera area con il contributo di Ferrotramviaria. Ma le associazioni non ci stanno e chiedono di essere ascoltate.

I motivi della “bocciatura”

Secondo le associazioni, il piano alterna il “profilo architettonico dei palazzi storici” e soprattutto coinvolge un’area a rischio idrogeologico. Come si legge nel documento recepito dalla Consulta e oggetto di discussione nell’incontro di pochi giorni fa con il primo cittadino di Bari: “L’intervento quindi ricadrebbe in una zona che può definirsi di transizione, ove acque superficiali, acque sotterranee dolci e acqua salata intrusa nel sottosuolo sono tra loro in equilibrio, che si modifica nel tempo e può essere facilmente influenzato dall’intervento antropico. In detto condizioni la realizzazione di opere nel sottosuolo determinerebbe una modica degli equilibri idraulici sia nel lungo termine sia durante la fase di costruzione”.

Oltre a questo, mancano anche il parere vincolante del Municipio e della Vas (Valutazione ambientale strategica).

Elda Perlino, consigliere del direttivo dell’associazione “Sviluppo sostenibile”, già presidente della Consulta per l’ambiente del Comune di Bari

«Forse nel 2010 avremmo avuto più peso. Quello che chiediamo è di intervenire già nella fase preliminare dei progetti e che la Consulta collabori costantemente con l’amministrazione» ha sottolineato Elda Perlino, consigliere del direttivo dell’associazione “Sviluppo sostenibile”, già presidente della Consulta per l’ambiente del Comune di Bari. «Tutti noi abbiamo a cuore la tutela urbanistica della nostra città a cui si collega la tutela dell’ambiente. Così ci potrà essere un reale sviluppo sostenibile e in concreto miglioramento delle nostre vite – ha detto la Perlino che ha poi avvertito – Dobbiamo evitare che sorgano altri “mostri” in città come quello di via Amendola».

Verde in città, la Consulta sta lavorando a un nuovo documento

Non c’è soltanto il piano di corso Vittorio Veneto. La Consulta sta lavorando a un nuovo documento, rivolto alla Giunta comunale, che pone l’attenzione su altri interventi da realizzare nel capoluogo pugliese tutelando il verde urbano, pubblico e privato.

«In tutte le graduatorie, vedi quella dell’Ispra, Bari è agli ultimi posti in quanto a verde pro capite. Di sicuro è stato fatto tanto negli ultimi anni», ha ammesso Elda Perlino. Tuttavia, ci sono ancora delle “battaglie” da sostenere e che riguardano, per citarne alcuni, il parco Fibronit, l’ex Gasometro e l’ex Caserma Rossani (che dovrebbe essere inaugurata a breve).

Altra questione denunciata dalle associazioni è quella relativa all’arredo urbano: «A fronte di diversi giardini che vengono inaugurati (vedi i quartieri Catino e Poggiofranco per esempio), ci sono abbattimenti di alberi anche secolari (sono stati abbattuti 150 per realizzare il raddoppio di via Amendola). Il problema è che non abbiamo ancora la cultura del verde».

Infine il pensiero è rivolto al futuro: «Siamo contenti che il progetto del Parco Costa Sud rientri tra quelli finanziato dal Recovery Plan, ma anche in quel caso il ruolo delle associazioni e della Consulta per l’ambiente deve essere quello di seguire accuratamente tutte le fasi di sviluppo».

 

 

Articoli correlati