“Eden V”: il gigante di ruggine da 25 anni ai piedi del Gargano

La nave mercantile Eden V si arenò davanti la costa di Lesina nel dicembre 1988. Da allora non è stato mai avviato un processo di rimozione del relitto

E’ diventata il monumento dell’incuria e dell’immobilismo, lo spettro minaccioso per il mare da tutelare e rispettare. Stiamo parlando della nave mercantile Eden V, il vecchio  gigante di ruggine&veleni che un quarto di secolo fa si arenava in uno spicchio di spiaggia della costa di Lesina, ai piedi del Gargano. Dopo venticinque anni, è ancora lì: arenata di prua in attesa di qualcosa o qualcuno che decida della sua fine. Recentemente era stata anche definita la “Concordia di Capitanata” ma il paragone veniva sussurrato, stretto tra i denti, perché dinanzi al parallelo con il colosso di Costa Crociere e la sua tragedia erano in molti a storcere il naso. Il mercantile varato in Giappone è ormai sventrato: la sua carcassa è arrugginita e consumata da quel mare che essa stessa sta avvelenando, in una sorta di legge del contrappasso della natura e del tempo. In fondo, la Eden V sembra chiedere solo di essere rimossa, dimenticata com’è ormai da tutti. Nemmeno le coppie di innamorati – che in passato ne hanno incisi di nomi e cuori sulle sue pareti stagne – si avventurano per quelle cale, in località Morella.

Il presidente del Parco Nazionale del Gargano Stefano Pecorella ha inviato una nota al Ministro dell’Ambiente, alla Regione, alle amministrazioni locali e alle associazioni ambientaliste

Una storia lunga venticinque anni – Sul come e sul perché il mercantile sia – di fatto – andato a morire sulla costa lesinese in un freddo pomeriggio del dicembre 1988 è ancora oggi un mistero: una vicenda torbida come quelle acque tinte di rosso-ruggine che per anni hanno visto galleggiare stecche di sigarette (tra le cose note) e barili maleodoranti (tra le cose meno note). E mentre un altro anno sta per volgere al termine, è il presidente del Parco Nazionale del Gargano, Stefano Pecorella,   a rispolverare – tra i faldoni della pratiche ferme al palo – quella della Eden V. E lo ha fatto con i crismi dell’ufficialità, inviando una nota al Ministro dell’Ambiente, alla Regione, alle amministrazioni locali e alle associazioni ambientaliste. «Abbiamo tutti il dovere di impegnarci per sanare questa ferita che non può più essere tollerata, ognuno con le proprie responsabilità e competenze», spiega. Pecorella, insomma, tira in ballo – in questo Vaso di Pandora che da decenni attende di essere scoperchiato – un po’ tutti, invitando ciascun attore delle politiche ambientali di Capitanata a sedere ad un tavolo di confronto per dibattere, questa volta fattivamente, sull’annosa questione del relitto abbandonato sul litorale di Lesina. Dietro quella prua arrugginita che guarda alla terra ferma, infatti, c’è una lunga storia di processi e lungaggini burocratiche che non hanno consentito la sua definitiva rimozione, un cortocircuito di carteggi e autorizzazioni che impediscono ancora alla comunità lesinese di riappropriarsi del proprio “orizzonte di vita”. Un’apertura, quella dimostrata dal presidente dell’Ente Parco, particolarmente apprezzata dal WWF di Foggia, i primi a rispondere “presente” all’appello di Pecorella. Per la serie, “armiamoci e partiamo”, purché si vinca la battaglia.

Secondo il WWF la rimozione della Eden V deve avvenire preferibilmente via mare con l’insediamento di un cantiere temporaneo nei pressi del relitto

La parola al WWF – «L’intervento di rimozione di questo mostro che dorme nel mare – evidenzia il WWF – si prospetta delicatissimo, trovandoci in una delle aree più integre e meglio conservate del Parco Nazionale del Gargano e per questo in gran parte ricompresa come Zona 1 dello stesso». Sarà infatti necessario rispettare le prescrizioni del regolamento d’attuazione del piano di gestione del SIC “Duna e Lago di Lesina – Foce del Fortore” che, dal 2002, vieta “qualsiasi intervento che possa provocare la perdita o la diminuzione delle caratteristiche naturali delle aree”. Inoltre, il piano di rimozione del relitto dovrà essere assoggettato anche alla Valutazione d’Incidenza come previsto dalla attuale normativa. Per il WWF, quindi, «il piano di rimozione della nave deve realizzarsi preferibilmente via mare con l’insediamento di un cantiere nei pressi del relitto, dal carattere assolutamente temporaneo e che ovviamente contempli il perfetto ripristino dello stato dei luoghi alla fine dei lavori». Il tutto non senza aver rispettato le vigenti normative di riferimento dell’area protetta e dei siti Natura 2000 presenti, ovvero del SIC (Sito d’Importanza Comunitaria) e ZPS (Zona di Protezione Speciale) che insistono proprio sull’area d’intervento e rispetto ai quali Regione ed Ente Parco assumono particolari responsabilità nei confronti dell’Unione Europea. Intanto, un altro anno sta per finire e la Eden V resta ancora “a mollo” in attesa della sua fine.

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