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Ecosistema Urbano: i capoluoghi italiani meno insostenibili

Nei capoluoghi di provincia italiani, torna a crescere l’inquinamento atmosferico e con questo anche l’inefficienza energetica e quella del trasporto pubblico, messo sotto pressione dai tagli e incapace di attrarre passeggeri. Non crescono le isole pedonali, le zone a traffico limitato e le reti ciclabili urbane. Più marcata la riduzione della produzione di rifiuti solidi urbani (20 chili in meno a testa in un anno, soprattutto a causa della riduzione dei consumi); aumenta la raccolta differenziata dal 32% al 38% ma resta lontana dal raggiungimento dell’obiettivo normativo del 60%. Nel quadro generale emergono Venezia tra le grandi città, Trento tra i centri urbani di medie dimensioni, e Verbania, tra le piccole. In tutti tre i casi, però, il primato è relativo perché non sono le città più sostenibili ma le meno insostenibili. Indietro il Sud Italia con Messina, Reggio Calabria e Vibo Valentia ultime in classifica, tra i grandi capoluoghi, medi e piccoli centri.

È quanto emerso nel corso della XIX edizione di Ecosistema Urbano, l’annuale ricerca di Legambiente e Ambiente Italia, realizzata con la collaborazione editoriale del Sole 24 Ore, sullo stato di salute ambientale dei capoluoghi di provincia italiani, presentata a livello nazionale a Venezia.  Per quanto concerne la Puglia, lo studio è stato presentato a Bari, da Francesco Tarantini presidente di Legambiente Puglia, alla presenza di Angela Barbanente, assessore alla Qualità del Territorio della Regione Puglia, Giorgio Assennato, direttore generale dell’ARPA Puglia e Francesco Lotito, assessore all’Ambiente del Comune di Andria.

In Puglia, facendo un confronto fra i capoluoghi meno insostenibili, emerge Bari per la qualità dell’aria che, di contro, si piazza agli ultimi posti della classifica per la presenza di aree verdi. Tra le peggiori per la raccolta differenziata c’è Foggia, fanalino di coda con il 3,8%. Restano al palo: trasporto pubblico, isole pedonali, piste ciclabili, verde urbano, ZTL, diffusione delle energie rinnovabili sugli edifici comunali. Tra le peggiori: Brindisi per le isole pedonali, Taranto per le piste ciclabili, mentre Lecce è la città che produce più rifiuti. Unica menzione speciale è andata alla città di Andria per aver avviato la raccolta differenziata porta a porta e raggiunto, in pochi mesi, il 62% di rifiuti raccolti.

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