Ecoreato e superstizione dietro l’estinzione del cavalluccio marino

Triste destino del cavalluccio marino, minacciato all’estinzione e stavolta non soltanto per colpa del riscaldamento globale.

Da souvenir marinaro per eccellenza, assieme a stelle marine e conchiglie d’ogni sorta, a novella “pillola blu” per i maschietti a rischio defaillance. Per non parlare dell’inquietante liquore.. “all’ippocampo”. E per di più, per questo inquietante liquore, i cavallucci arrivano nientemeno che dal mar Piccolo e mar Grande di Taranto. Questo è il triste destino del cavalluccio marino, minacciato all’estinzione e stavolta non soltanto per colpa del riscaldamento globale. Le stime, diffuse dai ricercatori di Sea Shepherd, parlano di 35 milioni di esemplari pescati ogni anno. E, secondo l’Unione Mondiale per la conservazione della natura (IUCN), negli ultimi decenni la popolazione di due specie (Hippocampus guttulatus e Hippocampus hippocampus) è calata del 20-30%. Le cause, oltre al degrado degli habitat naturali, sono la pesca e lo sviluppo costiero. Oltre alle catture accidentali: spesso i cavallucci restano impigliati nelle reti della pesca a strascico.

Il cavalluccio marino, afrodisiaco senza basi scientifiche

Ma non è certo questa la causa che più preoccupa; i cavallucci, poi, nonostante siano protetti dalla Convention on International Trade in Endangered Species (CITES), vengono utilizzati nella medicina cinese come potenti afrodisiaci ma senza alcuna conferma scientifica. Catturati essiccati e venduti nei mercatini di Hong Kong in buste trasparenti di plastica. La specie più gettonata è l’Hippocampus capensis endemica del sud Africa: si stima che la medicina cinese ne impieghi ogni anno oltre 35 milioni di individui, utilizzati vivi per acquari, morti per la medicina e come souvenir. “Numeri assurdi – afferma il direttore del programma di conservazione del WWF Italia, Isabella Pratesi- che dimostrano come siano necessarie adeguate e tempestive misure di conservazione. Il WWF lavora da tempo per la salvaguardia di questi animali sia attraverso il Programma TRAFFIC, che tristemente deve occuparsi anche di questi straordinari organismi massacrati dal commercio illegale, sia proteggendo gli habitat marini, sempre più a rischio a causa dei cambiamenti climatici e del terribile inquinamento da plastiche che sta invadendo i nostri mari. Ma dobbiamo e possiamo ancora fare molto per proteggere questa specie”.

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I cavallucci marini in coppia, tanto da insegnare agli uomini

Proprio il WWF, in occasione di san Valentino, aveva raccontato le insolite manifestazioni da “coppia” di queste 54 specie di piccoli pesci che vivono in acque basse e incuriosiscono per la loro forma buffa. Per esempio pare che prima dell’accoppiamento si corteggino per giorni e che al risveglio si salutino con una ‘danza’, rituale mattutino utile per riallacciare i rapporti con il compagno. Mentre danzano, cambiano colore passando da un arancione sbiadito a uno brillante. Quindi, i cavallucci marini “arrossiscono” e “fanno la pace”, nuotano fianco a fianco.. Il maschio è parte fondamentale e attiva non solo della riproduzione, ma anche della gravidanza. Quando il maschio è pronto, i cavallucci si accoppiano, ma è la femmina a depositare fino a 1.500 uova nella sacca del maschio, che le cova dai 9 ai 45 giorni e partorisce i piccoli in acqua.

L’ecoreato nelle acque di Taranto

E c’è ahimè di peggio, purtroppo proprio nelle nostre acque del Tarantino. A denunciarlo Luciano Manna, componente dell’associazione ambientalista VeraLeaks e responsabile Documentazione di Peacelink. Manna ha depositato un esposto-denuncia alla guardia costiera su un traffico illegale delle specie protetta con la quale viene realizzato un liquore. VeraLeaks, infatti, è venuta in possesso di alcune fotografie che attestano un vero e proprio mercato illegale. Sulla app di messaggeria istantanea WeChat (Weixin) viaggia la reperibilità dei fornitori che contatta i propri clienti. La filiera, volta all’export cinese, si avvale di pescatori locali, tarantini. Verso il mercato cinese viaggiano oloturie, i cosiddetti cetrioli di mare, e cavallucci marini; tutti pescati nel mar Piccolo e nel mar Grande di Taranto. Un vero e proprio ecoreato e un danno immane al nostro ecosistema marino.

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