Input your search keywords and press Enter.

Economia verde, speranza non si perde

Se un bambino vi chiedesse di che colore deve colorare la Terra, voi rispondete così: “Usa il marrone per i monti, l’azzurro per il mare e il verde per…l’economia”.

Proprio così. Perché all’indomani dello scampato tracollo finanziario che ha messo in allarme tutto il mondo, ci si rende conto che la strada più giusta e, forse, più plausibile da percorrere è quella della green economy.

Si può definire green economy un tipo di economia il cui impatto ambientale sia contenuto entro dei limiti accettabili, servendosi prevalentemente di risorse rinnovabili (come l’eolico, il solare, le biomasse o le risorse idrauliche), e dando un ruolo di rilievo a un progresso tecnologico e una ricerca scientifica ecosostenibili, che riducano, cioè, l’impatto ambientale nell’estrazione di materie prime, nella loro lavorazione, trasporto ed eliminazione degli scarti.

Benefici economici e danni ambientali sono, pertanto, concetti che vanno decisamente a braccetto, in quanto maggiori saranno i secondi, minori saranno i primi, poiché andrebbero a intaccare settori come l’agricoltura, la pesca o il turismo in aree incontaminate quali le montagne e le spiagge.

L‘economia verde è stato anche uno dei punti di forza della vittoriosa cavalcata elettorale di Barack Obama; il Presidente degli Stati Uniti d’America ha dapprima alimentato le speranze di una ripresa economica-sociale in sede di campagna elettorale, quindi, una volta insediato nella Casa Bianca, ha lanciato il suo piano di investimenti sulle energie verdi: “…82 miliardi di dollari nel comparto delle fonti rinnovabili, dell’efficienza energetica e della mobilità sostenibile”.

L’idea di rilancio tracciata dagli USA non è assolutamente una voce fuori dal coro; anche gli altri colossi mondiali – Unione Europea, Giappone e Cina – si sono orientati su una linea parallela: parlano gli investimenti, circa 500 miliardi di dollari in tutto il globo terrestre, destinati alla promozione di tecnologie pulite e, altro aspetto fondamentale, alla creazione di nuovi lavori verdi.

Emerge, così, una questione delicata ma di estrema rilevanza: accanto alla green economy si posiziona il green job, perché non è giusto parlare solo di sostenibilità ambientale ed economica, bensì anche di quella sociale, che ha sul versante occupazionale il cuore del problema.

 

 

green economy nuova frontiera della crescita economica nel rispetto dell'ambiente

I dati sulla disoccupazione sono preoccupanti su scala mondiale, addirittura allarmanti se si considera l’Italia, con un tasso di disoccupazione giovanile che si aggira attorno al 30%; in quest’ottica i green jobs sembrano dare una spallata a quella percentuale, offrendo posti di lavoro a quasi un milione di persone, che potranno diventare 1.500.000 a patto che la politica e il mondo produttivo sappiano dare corso e priorità a quei comparti ad alta innovazione tecnologica che sono il motore del nuovo corso verde. “Perché i nuovi lavori ci saranno solo se ci sarà innovazione”, come ricorda Gianni Silvestrini, direttore scientifico di “Kyoto Club”.

 

 

 

Gianni Silvestrini, direttore scientifico di “Kyoto Club”

Il lavoro verde non è, tuttavia, un settore di facile catalogazione; anzi, sarebbe più giusto parlare di un vero e proprio work in progress dove è difficile elencare le competenze richieste o prevedere gli effetti che potranno avere sul tessuto socioeconomico. Si tratta di investire in tutti i settori lavorativi (quindi non solo quello dell’industria dell’energia) con nuove idee e opportunità o con vecchi lavori rivisitati e arricchiti con nuove competenze ambientali.

 

Per conciliare economia e dignità del lavoro, cultura e innovazione.

Senza dissipare il pianeta.

 

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *