Economia sostenibile, un concetto moderno

roma egitto gerhard g da pixabay
(foto Gerhard g. da Pixabay)

Di quali materie prime avevano bisogno gli uomini che vivevano oltre 2mila anni fa? Roma ha fatto scuola nella selezione dei materiali da procurarsi e da commerciare

Quando Roma diventa protagonista della scena internazionale a partire dal II secolo a.C., la ricerca delle materie prime a lei utili si concentra essenzialmente sull’alimentazione e sui prodotti “industriali” importanti per la vita: metalli non ferrosi (perchè non si conoscevano le tecniche per fondere ad altissima temperatura) e preziosi, beni voluttuari come la seta, sostanze chimiche come l’allume, spezie.  Una politica, quella di Roma, che parte da molto lontano, prima alla conquista dei metalli forgiati dai “vicini di regione” Etruschi,  poi nella lotta contro Cartagine per la supremazia del Mediterraneo e dei beni che si potevano trovare e commerciare (tra cui oro e mercurio). Da qui parte la conquista delle materie prime utili a consolidare il suo successo: il legno per costruire navi, i metalli preziosi come l’oro o più vili ma non per questo meno importanti, come lo stagno, vero motivo della spedizione in Britannia, cominciata nel 55 a.C con Cesare e conclusasi un paio di secoli dopo con Adriano.

Fino a quando si apre uno scenario di tutto rispetto.

L’oro ed il grano dei faraoni

La morte drammatica di Cleopatra e di Antonio sconfitti da Ottaviano (non ancora Augusto) il 31 a.C., solleva molta polvere intorno ad una conquista romana – quella dell’Egitto –  che è forse un colpo da maestro sul piano economico, oltre che strategico. La conquista rappresenta un trilione di sesterzi che arrivano a Roma, dove i tassi di interesse  praticati sulla via sacra (la Wall Street dell’epoca) scendono dal 12% a 4% ! L’Egitto controlla le miniere di rame del Sinai, produce molto  papiro e, soprattutto, il cotone ed il grano nelle pianure del Nilo. Roma riceve enormi quantità di questo cereale; fino a 800 navi /anno  sbarcano il grano a Pozzuoli. Da questo importante porto la merce è spedita ad Ostia, il porto dell’Urbe, molto attivo come confermano le caserme dei pompieri delle installazioni portuarie. In seguito, il grano arriva a Roma; una quota  è stoccata come riserva, una grande quantità è commerciata dai negozianti che lo vendono ai 329 panettieri (soprattutto greci) ed un’altra importante quantità è comprata dall’Annona che si incarica di distribuire il grano gratuitamente ai meno abbienti (panem et circenses…). Più di 200mila romani ricevono il frumentum publicum!

Il termine Annona proviene dal nome della dea italica dei raccolti, ed anche da annus ed indica i magazzini dello stato dove sono stoccati i raccolti dell’annata ed in seguito l’entità amministrativa incaricata di garantire il rifornimento dei prodotti alimentari  e la distribuzione gratuita di grano, olio e più tardi anche di pane e di vino.

Ma l’Egitto significa anche l’oro della Nubia (che aveva fatto la fortuna dei faraoni   neri) e  l’oro sotterrato nelle tombe dei faraoni che sono aperte alla ricerca di oggetti di metallo giallo da fondere. Nella sua Bibliotheca  Historica (pubblicata nel 60 a.C., quindi prima della conquista romana), Diodoro Siculo descrive queste miniere d’oro dove è estratto il quarzo aurifero; gli schiavi devono  frantumare le rocce che, in seguito, sono trattate con dell’acqua. I responsabili delle miniere devono scegliere come distribuire l’acqua: destinarla alla produzione d’oro e/o servirla agli schiavi che spesso muoiono di sete e di stenti.

L’Egitto rappresenta anche l’accesso all’oceano indiano, il grande bacino delle spezie. Per procurarsele gli uomini di potere romani sono disposti a fare delle follie ed a spendere delle fortune per esporre sui loro tavoli vari tipi di spezie e fare preparare dei piatti prelibati, vero status symbol.

Quando l’Egitto diventa formalmente una provincia romana nel 30 a.C. viene elaborato un nuovo tipo di contratto: si tratta del Pecunia Traiecticia che regola giuridicamente le condizioni di finanziamento del commercio, nolo ed assicurazione dei viaggi dei mercati romani (soprattutto dei Levantini) fino sulla costa occidentale dell’India.

Il disastro di Teutoburgo: Vare redde legiones

Augusto, rafforzato dal successo in Egitto e disponendo del bottino egiziano, decide di lanciare una vasta operazione  (12 a.C) contro le tribù teutoniche e tenta la conquista della regione compresa fra la frontiera del  Reno-Danubio e l’Elba. L’operazione è fruttuosa, anche se le terre conquistate presentano solo delle foreste e degli acquitrini, ma la guerriglia minaccia in modo permanente le legioni.

L’idea di Augusto è di spostare ancora più all’est i confini per conquistare le pianure (grano) e le foreste (Roma è alla ricerca permanente di legno)  dell’attuale Germania ed eventualmente della Polonia.  L’operazione deve essere ritardata a causa delle rivolta di alcune popolazioni ma viene completata il 9 a.C. quando la  regione diventa una provincia romana; questa procura legname,  metalli e molti legionari. L’occupazione di questa regione della Germania dura una ventina di anni e termina con il drammatico ed umiliante disastro di Teutoburgo, dove  tre legioni romane accompagnate dalle unità ausiliarie sono massacrate (9 d.C.) da Arminio, cittadino romano di origine teutonica che conosce quindi le tecniche militari romane. Secondo Svetonio, Augusto, fortemente scosso dalla terribile confitta, pronuncia la famosa frase “Vare, redde legiones”.

Dopo la morte di Augusto, è la volta di Germanico di tentare la riconquista delle zone, ma il costo della guerra e le minacce permanenti delle tribù locali scoraggiano l’imperatore Tiberio di continuare le operazioni ed i confini dell’impero sono fissati sul Reno.

Traiano e le miniere della Dacia

colonna traiana_Alexey Myagky pixabay
A Roma la Colonna Traiana ricorda da conquista della Dacia ad opera di Traiano (foto Alexey Myagky da Pixabay)

Dopo l’annessione ufficiale della Britannia (44 d.C.), Roma rallenta la conquiste e le consolida. Sulla frontiera con la Dacia (corrispondente pressappoco all’attuale Romania), le popolazioni invadono la Mesia romana e Domiziano lancia la prima guerra dacica (85-89 d.C.) che termina con la pace firmata con questi popoli molto irrequieti. E quando i filoni d’oro di Las Medulas iniziano ad affievolirsi, Roma deve pensare ad una alternativa. Gli efficaci servizi dello spionaggio romano, che operano non solamene in tempo di guerra, segnalano che  nel nord della Dacia ci sono delle miniere d’oro e d’argento con un forte potenziale. Inoltre c’è il tesoro di Decebalo, re dei Daci, e Traiano coglie al volo l’opportunità; ma ha bisogno di due spedizioni  (101-102 e 105-106) per conquistare la regione e relative miniere d’oro.

I Romani sul Golfo Persico

 Ed è ancora Traiano che  decide nel 106 d.C. di  conquistare  il regno dei Nabatei. Petra  è il principale mercato di tutto il Mediterraneo dove è negoziato il bitume. Questo prodotto è un materiale strategico; si trova nei depositi della Mesopotamia ed in Luristan. E’ utilizzato dai marinai per calafatare le navi, dai  muratori per costruire delle cisterne, dai sellai per  trattare il cuoio, dagli orefici per fissare le pietre preziose sugli anelli e dagli specialisti per mummificare i cadaveri. La via dell’incenso transita anche via Petra.

Nel 116 d.C., Traiano si lancia nella guerra partica per conquistare le ricche terre agricole comprese fra il Tigri e l’Eufrate, e nel 117 può contemplare il golfo Persico da Bassora. L ’impero romano annette  l’Assiria e la Bassa Mesopotamia. La regione produce grano, canna da zucchero (che a Roma è utilizzato nella farmacopea perché il miele è il principale dolcificante), bitume e soprattutto permette di raggiungere l’oceano indiano più rapidamente che dal mare Rosso. Il progetto di Traiano è quello di occupare le regioni dell’attuale Iran del sud-ovest, dove nei massicci montagnosi si trovano ricche miniere di metalli  (soprattutto argento). Ma deve rinunciare al suo progetto per ragioni di salute ed infatti muore nell’agosto del 117 in Cilicia.

Il suo successore, Adriano, preferisce ripristinare lo status quo ante bellum, precedente ai primi scontri, per poi riportare i confini imperiali ancora al fiume Eufrate.

(2.fine – Leggi la prima parte qui)

Alessandro Giraudo@LaVanguardia-Web-
Alessandro Giraudo (@LaVanguardia-Web)

(*) Alessandro Giraudo insegna Finanza Internazionale e Storia Economica della Finanza in una Grande Ecole a Parigi. Fra i suoi libri figurano  Storie straordinarie delle materie prime (vincitore del premio Città di Pontremoli- 2020) ed Altre storie straordinarie delle materie prime, appena uscito,  entrambi  editi da ADD-Torino

Articoli correlati