Economia dei rifiuti, se ne parla a Napoli

“LE STRADE DEI RIFIUTI. Traffici, Transiti, Transizione” è il tema della XIII edizione del Forum internazionale Polieco sull’economia dei rifiuti

 

Dal 2009 il Forum internazionale Polieco si occupa di formazione, informazione e confronto sulla tutela dell’ambiente, puntando su azioni innovative mirate a sviluppare comportamenti sostenibili, etici e legali.

Nel corso della due giorni, 8 e 9 ottobre a Napoli, si è discusso di plastica, nuove tecnologie e transizione energetica, ma anche legalità, crimini ambientali e inquinamento, con scienziati e ricercatori, ma anche politici e giornalisti provenienti da diverse realtà sparse in tutto il mondo.

Per quanto riguarda le innovazioni tecnologiche e la tutela della natura, sono state presentate tre soluzioni tecnologiche per ridurre drasticamente l’impatto della plastica sull’ambiente: “Combustione a zero diossine e NOx termici”, “bioplastica avanzata da reflui industriali” e “super assorbente completamente biodegradabile”.

Tecnologia di Ossicombustione

ITEA, società del Gruppo Sofinter, ha sviluppato la “Ossi-combustione Pressurizzata senza fiamma”. Si tratta di un combustore ad alta temperatura, uniforme e senza zone fredde. Questa condizione impedisce la formazione di diossine da un lato, e l’assenza di picchi azzera gli NOx termici. I residui parzialmente combusti (soot e IPA) sono azzerati, il CO appena presente in quantità trascurabile nell’ordine di 1 – 2 ppm. L’alta ed uniforme temperatura fonde le ceneri che inglobano i metalli pesanti volatili, diventando perle vetrificate totalmente inerti. Dal combustore esce un gas già largamente al di sotto dei limiti di legge, composto da vapore d’acqua e CO2, quest’ultima recuperabile pura con costi molto bassi.

Tecnologia ‘EGGPLANT’

La tecnologia di Eggplant, start up pugliese produce una avanzata bioplastica (PHA, poliidrossialcanoati) da reflui industriali, con elevate performances meccaniche e termiche, ispirandosi ai principi di biomimetica e di blue economy, mediante un processo di filtrazione tangenziale seguita da una fermentazione batterica che metabolizza le frazioni zuccherine producendo PHA. Si ottengono poi sottoprodotti equivalenti alle plastiche fossili.

Polimeri Superassorbenti Biodegradabili

Una ricerca, avviata al Dipartimento di Ingegneria dei Materiali dell’Università di Napoli ‘Federico II’, poi confluita in una start up biotecnologica (Gelesis, Inc.) per altri fini, ha consentito di ottenere un superassorbente completamente biodegradabile, a base di derivati della cellulosa, in tutto equivalente ai prodotti acrilici attuali. Ulteriori applicazioni sono nel trattamento dei rifiuti sanitari ed industriali, in campo agricolo, per il rilascio continuo di umidità e sostanze nutritive. In generale possono essere usati anche per l’azione di soil remediation additivandoli con sostanze e batteri in grado di utilizzare determinati inquinanti trasformandoli in composti innocui. Fra gli altri usi c’è anche quello della separazione e rimozione di oli o altri inquinanti da acqua per assorbimento.

Rifiuti in Turchia dalla Campania

C’è sgomento, invece, per il video in cui si vedono rifiuti che dovevano essere stoccati in un impianto di trattamento, prendere invece un’altra strada che li ha portati in un capannone della Soreplast in Turchia, impreparato a riceverli.

Majdi Karbai, deputato del parlamento della Tunisia, insieme al collega Hatem Karoui, ha evidenziato come «la Regione Campania abbia autorizzato un trasporto dei rifiuti di fatto non esportabili e come le comunicazioni siano avvenute attraverso canali non istituzionali usando indirizzi mail e utenze telefoniche personali tra l’altro di enti non preposti, scegliendo impropriamente di affidarsi al nulla osta del Consolato tunisino a Napoli».

«Il caso Tunisia – sottolinea il sen. Nicola Morra, presidente della Commissione parlamentare antimafia – mostra come la criminalità organizzata non vada ricercata solo nelle periferie e nei posti degradati ma anche nelle Prefetture e al Ministero dell’Ambiente dove ci sono colletti bianchi che non fanno l’interesse delle comunità. È chiaro che i reati ambientali in questa logica, sono i primi ad essere omissati e addirittura bollati di improcedibilità nel silenzio generale perché i danni che ne derivano non sono immediatamente visibili. Le conseguenze sono più lente ma decisamente più massive».

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