Economia circolare, una mozione del MoVimento 5 Stelle

Il 5 giu7gno in una cioferenza stampa alla camera dei Deputati, presentata una mozione che impegna il Governo ad incentivare comportamenti virtuosi

L’On. Patty L’Abbate, prima firmataria della mozione. Richieste al governo politiche di sostegno alla filiera circolare che agevolino consumatori e imprese, e anche una campagna di comunicazione

 

La Giornata mondiale dell’Ambiente celebrata il 5 giugno è stata l’occasione per lanciare una serie di iniziative legate al rispetto degli ecosistemi e alla tutela della biodiversità. In particolare il tema del 2023 scelto dall’UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente  è: #BeatPlasticPollution, “Sconfiggi l’inquinamento da plastica”. I dati sono allarmanti. Oggi produciamo circa 400 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica ogni anno e la previsione parla di 1.100 milioni di tonnellate di plastica primaria prodott1 entro il 2050. Dei 7 miliardi di tonnellate generati finora a livello globale, meno del 10% è stato riciclato, il resto viene disperso nell’ambiente, trasportato attraverso i corsi d’acqua nelle profondità degli oceani contribuendo significativamente al loro inquinamento. Necessaria dunque una sostanziosa iniezione di azioni mirate a incrementare le buone pratiche di  economia circolare.

 Una mozione dei 5 stelle per diffondere le “buone abitudini” 

L’Abbate: “Necessari lavori dignitosi e lavoro utile ossia rispettoso dell’ambiente e della salute dei cittadini, quindi una migliore qualità di vita per tutti”

 E proprio a questi temi si ispira la mozione che il  MoVimento 5 Stelle ha presentato  in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati. La mozione, a prima firma della Vicepresidente della Commissione Ambiente alla Camera Patty L’Abbate, vede anche le firme di Francesco Silvestri, Sergio Costa, Ilaria Fontana, Emma Pavanelli, Chiara Appendino, Enrico Cappelletti, Daniela Morfino, Agostino Santillo, Alessandra Todde, e contiene una serie di proposte per diffondere nuove abitudini produttive e di consumo orientate a stimolare una filiera circolare. Al Governo viene chiesta una serie di impegni, tra cui la piena attuazione della Direttiva europea in materia e del decreto End of Waste, il contrasto del fenomeno del Greenwashing e l’adozione di apposite misure di sostegno finanziarie per supportare tale transizione.

Abbiamo raggiunto l’on. L’Abbate, prima firmataria della mozione, per sapere qualcosa più su questo impegno richiesto al Governo .

L’Abbate: “Produzione e consumo consapevoli entro il 2030”

Onorevole L’Abbate, perché questa mozione?

“Perché a livello mondiale le risorse consumate dalla popolazione sono più di quelle che gli ecosistemi sono in grado di fornire, e se vogliamo che ci sia uno sviluppo sociale ed economico, tutti dobbiamo modificare il modo di produrre e di consumare beni. E dobbiamo farlo presto, il 2030 è alle porte”

Il 2030 è la data che l’Agenda dello Sviluppo sostenibile indica per raggiungere determinati obiettivi ed è il perno del Green New Deal, su cui tutti gli stati UE si stanno impegnando. E uno dei 17 obiettivi le sta particolarmente a cuore...

“Sì, è il n 12: produzione e consumo consapevoli”

 Perché?

“Perché ci dice che entro il 2030 dobbiamo ridurre l’utilizzo efficiente delle risorse naturali, dimezzare lo spreco alimentare globale,  ridurre le perdite di cibo durante le catene di produzione e di fornitura, comprese le perdite del post-raccolto. Entro il 2030 vanno ridotti in modo sostanziale la produzione di rifiuti attraverso la prevenzione, la riduzione, il riciclo e il riutilizzo, e vanno ridotti considerando il loro intero ciclo di vita. Dobbiamo ridurre sensibilmente il rilascio dei rifiuti in aria, acqua e suolo per minimizzare il loro impatto negativo sulla salute umana e sull’ambiente.

Produzione e consumo consapevoli significa anche supportare le imprese ad effettuare ecodesign e ad integrare le informazioni sulla sostenibilità nei loro resoconti annuali, significa promuovere pratiche sostenibili in materia di appalti pubblici, i Criteri Ambientali Minimi,  il Green Public Procurement, insomma i cosiddetti acquisti verdi.

L’on. Patty L’abbate è Vicepresidente della Commissione Ambiente alla Camera

Nel 2030 dobbiamo essere certi che tutte le persone, in ogni parte del mondo, abbiano le informazioni rilevanti e la giusta consapevolezza di cosa è lo sviluppo sostenibile e uno stile di vita in armonia con la natura. Per questo è necessario anche sviluppare e implementare strumenti e indicatori  per misurare la sostenibilità da associare ai già esistenti come il PIL, certo utile per monitorare i flussi di denaro ma non i flussi di energia e capitale naturale, le nostre risorse, per questo fin ora abbiamo commesso degli errori”.

Tradotto nella vita di tutti i giorni cosa significa?

 “Significa la garanzia dell’accesso ai servizi di base per tutti i cittadini,  poter avere lavori dignitosi e lavoro utile ossia rispettoso dell’ambiente e della salute dei cittadini, quindi una migliore qualità di vita per tutti. Significa riduzione dei futuri costi economici, ambientali e sociali, miglioramento della competitività economica e riduzione della povertà. Il consumo e la produzione sostenibile puntano a fare di più e meglio con meno, attraverso la riduzione dell’impiego di risorse, del degrado e dell’inquinamento nell’intero ciclo produttivo”.

“Una mozione preparata con spirito di collaborazione”

Parliamo della mozione sull’economia circolare che lei ha presentato al Governo insieme ad altri deputati del MoVimento 5 stelle.

“Premetto che è una mozione preparata con vero   spirito di collaborazione per andare insieme al governo nella giusta direzione. Infatti il nostro Paese, seppur abbia sviluppato una grande tradizione di uso efficiente delle risorse e dell’energia data la propria carenza di risorse naturali, deve assicurare stabili e sicure fonti di approvvigionamento al proprio sistema produttivo; è perciò fondamentale ottimizzare la gestione del territorio e del capitale naturale. Il nuovo Piano di azione sull’economia circolare segna la strada di una rivoluzione industriale perché passa da un paradigma lineare a un modello basato sulla riduzione di nuova materia impiegata, sulla durabilità dei prodotti, sul loro riuso e riciclo;  insieme allo sviluppo della bioeconomia rigenerativa – un risparmio di emissioni di gas serra pari al 45%, da ottenersi attraverso il ricorso all’ecoprogettazione, l’aumento dell’efficienza nella produzione e la minimizzazione della produzione dei rifiuti. Senza parlare delle nuove opportunità di lavoro che si aprirebbero”.

Si spieghi meglio.

In Europa, l’economia circolare ha generato 4 milioni di posti di lavoro dal 2012 al 2018, posti che possono essere aumentati ulteriormente utilizzando come leva finanziaria il fondo sociale europeo plus, il fondo della politica di coesione, il fondo per la Just transition, InvestEU e fondi collegati al Green Deal, e altre iniziative dedicate alle città, come la Circular Cities e l’ Intelligent cities challenge. Possiamo utilizzare facilmente questi strumenti”.

A favore di consumatori e aziende nel nome dell’ambiente

Torniamo alla mozione: quali sono le richieste?

 “Sono tante e tutte diverse tra loro. Anzitutto un Piano nazionale di educazione e comunicazione ambientale, in modo da informare e sensibilizzare i cittadini e ad orientarli verso nuovi – e più sostenibili – modelli di consumo; poi l’implementazione del Green Public Procurement e del mercato di prodotti riciclabili e servizi a ridotto impatto ambientale; la progettazione “sostenibile” del prodotto (ecodesign) per prevenire la produzione dei rifiuti e  l’attuazione della disciplina  che consenta il recupero e il reimpiego in altri processi produttivi di beni giunti al termine del proprio ciclo di vita o di materiali di scarto. Chiediamo anche la promozione del diritto al riutilizzo ed alla riparazione, estendendo il ciclo di vita dei materiali ed eliminando ogni meccanismo di obsolescenza programmata”.

Per le aziende quali misure proponete al governo?

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Nell’UE ogni anno sono 1783 i kg di rifiuti generati pro capite che potrebbero avere una nuova vita (Foto Pixabay)

“Chiediamo adeguate misure di finanza e fiscalità ambientale in coerenza con il Regolamento Europeo sulla tassonomia, che consentano di privilegiare e sostenere le imprese che investono su modelli produttivi orientati verso mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, uso sostenibile e tutela delle risorse idriche, transizione verso l’economia circolare, riduzione dell’ inquinamento, protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi”.

 E per i consumatori in particolare?

 “La nostra mozione parte dall’idea che la biodiversità va protetta, per questo prevede misure di contrasto al consumo di suolo e al Greenwashing, la piena attuazione alla strategia sulla Bioeconomia in tutti i suoi settori, da quello agroalimentare a quello biobased, forestale e marino-marittimo, ma anche la trasformazione in ottica circolare della “Blue Economy”  basata sull’utilizzo delle risorse del mare. Proponiamo, infine, campagne di comunicazione, informazione, sensibilizzazione, educazione sull’importanza di ridurre lo spreco alimentare”.

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