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Ecomafie: in prescrizione Cassiopea, l’inchiesta “di Saviano”

La più grande inchiesta mai fatta in Italia in tema di rifiuti per sversamento illegale e traffico tra Nord e Sud. Così fu definita l’operazione ”Cassiopea” che, coordinata dal pm Donato Ceglie, partì nel 2003 e giunge oggi ad una svolta. All’epoca vennero indagate 95 persone per traffico di rifiuti pericolosi provenienti da tutta Italia e poi sversati nelle campagne del casertano. Dopo 7 anni il giudice delle indagini preliminari al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Giovanni Caparco, ha dichiarato il non luogo a procedere per tutti gli imputati. Mancano le prove necessarie per mandare a processo gli indagati, in particolare per le due accuse più gravi: disastro ambientale e avvelenamento delle acque. Una decisione che non cambia la sostanza delle cose: infatti dopo 8 anni dall’apertura dei fascicoli quasi tutti i reati risultano, ormai, prescritti.

Alla partenza delle indagini vennero accertati numerosi sversamenti illegali di rifiuti tossici nelle campagne della provincia di Caserta, per un totale di un milione di tonnellate, e individuati i passaggi dei traffici. Le industrie – soprattutto di Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto e Toscana – si liberavano dei rifiuti tossici inviandoli illegalmente in Campania. Riuscivano così a pagare un prezzo assai inferiore a quello che avrebbe richiesto lo smaltimento in discariche autorizzate. Una questione resa celebre grazie alle pagine del best seller di Roberto Saviano, Gomorra. Una serie di ostacoli burocratici hanno però rallentato negli anni l’iter giudiziario: errori di notifica, rinvii, astensioni dei penalisti. Inutili gli allarmi lanciati dagli ambientalisti: il timore della prescrizione è divenuto realtà.

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