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Ecologia: rapporto di Greenpeace sul consumo energetico dei maggiori data center

L’energia necessaria a un data center per metà serve al funzionamento dell’impianto, l’altra metà per raffreddarlo

Tutti gli apparati elettronici producono calore e, se non adeguatamente raffreddati, si riduce l’efficienza di questi. Affinché una piattaforma, per esempio Cloud, la “nuvola” di Apple, dove un insieme di tecnologie permette di memorizzare, archiviare ed elaborare miliardi di dati, possa funzionare con migliori risultati, si affida a uno o più data center, cioè uno o più luoghi che ospitano gli apparati di programmazione, storage e telecomunicazione, provvedono a un’alimentazione corretta dell’impianto dal punto di vista elettrico e garantiscono le condizioni idonee di umidità e temperatura.

È stato calcolato che oggi – ma i centri di elaborazione dati  sono destinati a richiederne sempre di più nell’immediato futuro – il totale dei data center di tutto il mondo consuma tanta energia elettrica quanta ne consumano Italia e Francia messe insieme. E l’elettricità costa, anche in termini di carbon footprint.

Il data center Apple di Maiden, in North Carolina, ha una superficie di 21mila metri quadri ed è alimentato da una centrale fotovoltaica di 40 ettari

Il rapporto Clickingclean, sulle fonti di energia utilizzate da diciannove delle più popolari e influenti aziende ICT (Information & Communication Technologies, cioè Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione) per far funzionare i rispettivi impianti, pubblicato nei giorni scorsi da Greenpeace, riconosce proprio all’azienda creata da Steve Jobbs il merito di essere la più innovativa e capace di stabilire un nuovo standard per il settore. Lo studio dell’organizzazione non profit premia Apple, l’unica a utilizzare, per i propri data center e a breve anche il campus societario, energia rinnovabile al 100 per cento.

Infatti, l’azienda di Cupertino, oggi guidata da Tim Cook, è passata alle fonti di energia rinnovabile nello scorso mese di dicembre, con l’obiettivo di raggiungere almeno il 60% di energia pulita auto-prodotta mentre il restante 40% Apple l’acquista dalla rete. L’impianto di Maiden, in North Carolina, negli Stati Uniti, ha dichiarato il direttore finanziario della compagnia Peter Oppenheimer,  è alimentato da una centrale fotovoltaica di 40 ettari e da un impianto a celle a combustibile, fornito dalla startup Bloom Energy. L’impianto, il più grande nel suo genere negli USA, è in grado di produrre 167milioni di chilowattora, la stessa energia necessaria per alimentare 17.600 abitazioni per un anno intero.

Il totale dei data center di tutto il mondo consuma tanta energia elettrica quanta ne consumano Italia e Francia messe insieme

Secondo il rapporto Clickingclean, invece, Amazon – i cui server tra gli altri ospitano i siti web di Netflix, Spotify, Instagram, Vine e Pinterest -, non è trasparente nel fornire informazioni e sfrutta energia pulita solo per il 15%, mentre utilizza il 28% di energia proveniente da carbone e il 25% dal nucleare.

Quanto a Facebook, il data center nello Iowa alimentato a energia eolica e il potenziamento del centro a zero emissioni aperto a Lulea (Svezia), gli hanno fatto ottenere  le tre A, su una scala di qualità di quattro.  Il tasso di energia pulita utilizzata dal social network è pari al 49%.
Google, una delle prime aziende a passare alla green energy è ancora lontana dall’obiettivo dichiarato di sfruttare solo energia pulita: da sola consuma 260milioni di W/h (fonte York Times).
Chiude la classifica di Greenpeace Twitter. Il social network non ha indicato la provenienza dell’energia utilizzata per i suoi server e non ha mostrato interesse a passare all’energia pulita.

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