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Ecologia del diritto: scienza, politica, beni comuni

Cambiare il diritto per ridurre sprechi, disuguaglianze e inquinamento: è questa la proposta del volume “Ecologia del diritto: scienza, politica, beni comuni”, scritto da Fritjiof Capra e Ugo Mattei e pubblicato in italiano da Aboca Edizioni.

Con l’espressione “ecologia del diritto” è da intendersi un ordinamento giuridico fondato sui beni comuni e rispettoso dei principi dell’ecologia. Tale ordinamento implica una trasformazione delle istituzioni giuridiche in entità basate sulle comuità ecologiche, trasformazione di cui si avverte l’urgenza. L’economia e il diritto odierni sono infatti dominati da un paradigma meccanicistico che ha una storia lunga secoli – attentamente ripercorsa dagli autori, Fritjof Capra e Ugo Mattei. In tal modo, il modello di crescita capitalista ha potuto svilupparsi incontrastato, autorizzato dallo stato delle cose all’estrazione e accumulo illimitato di risorse.

La corsa senza freni alla crescita economica ha portato alla distruzione di interi ecosistemi, con conseguenze pesantissime dal punto di vista sociale. Ne sono un esempio le vicende che hanno seguito l’introduzione (forzata) del pesce persico del Nilo nel lago Vittoria. È dunque su queste basi che gli autori auspicano un cambiamento dell’ordinamento giuridico in direzione ecologica, tale da inglobare al suo interno i principi della sostenibilità. “Un ordine giuridico ecologico – possiamo leggere – non tollera istituzioni estrattive che codificano l’assenza di limite. L’iniziativa economica privata deve essere ammessa solo quando compatibile con la sostenibilità, la proprietà privata deve essere funzionalizzata al mantenimento della vita sul Pianeta, lo Stato deve lasciare il potere a forme di governo dei beni comuni basate su inclusione, partecipazione e diffusione del potere non su esclusione e accumulo”.

I contenuti

“Ecologia del diritto: scienza, politica, beni comuni” è stato pubblicato originariamente in inglese con il titolo “The ecology of law”, e per la prima volta è pubblicato in italiano da Aboca Edizioni. L’ardore con cui sono esposte le tesi ricorda l’audacia argomentativa di Diego Fusaro. La lettura del testo si rivela sicuramente interessante, e materia per numerose riflessioni e discussioni.

L’idea di partenza su cui i due studiosi hanno sviluppato il testo è il parallelismo dalle leggi di natura e quelle dell’uomo. Entrambi fino a ora hanno fatto leva su una concezione meccanicistica della natura; la scienza, tuttavia, ha recentemente iniziato a liberarsi da questo paradigma, ragionando su modelli di riferimento qualitativi invece che quantitativi. È possibile allora, si chiedono gli autori, che anche il diritto si sviluppi in questa direzione?

Ecologia del diritto: scienza, politica, beni comuni

La risposta è che sì, un cambiamento del genere è possibile – e in alcuni Paesi è già in atto (Ecuador o Bolivia, ad esempio). Si richiede, tuttavia, che a essere coinvolti siano gli individui in prima persona – e che dunque si attui un processo di eco-alfabetizzazione. Sottolinea Mattei: “Bisogna avere contezza diffusa tanto dei principi fondativi delle leggi di natura quanto dell’opposizione a queste delle leggi umane oggi prevalenti. Tale consapevolezza ci obbliga a resistere lo stato di cose presenti eventualmente attraverso la resistenza civile nei confronti delle manifestazioni del diritto e del potere che mettono in pericolo la sopravvivenza del Pianeta. Speriamo che questo libro sia un passo in questa direzione”.

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