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Eco-viaggi per scoprire (dolcemente) il territorio

In tempi di Tav e alta velocità, un giretto tra vagoni in similpelle o legno delle ferrovie più periferiche e insolite del viaggiare nostrano. E per chi ha solo pochi giorni, il tempo di un week-end, l’idea di abbandonare voli stracciati per mete mordi&fuggi, rifugiandosi tra valli silenziose e borghi semisconosciuti. Un’estate all’insegna del contatto con la natura, e perchè no, del low budget, in terra nostrana. Si gioca in casa con queste guide al turismo responsabile di Terre di Mezzo. Due utili vademecum ricchi di spunti per una vacanza all’insegna del relax, stimolati dalla passione per l’ambiente Italia.

Qualche esempio? Il titolo Fuori dai soliti binari in Italia  la dice lunga ed è già di per sé manifesto di questi 30 itinerari descritti per territorio, tempi di percorrenza, tappe, tariffe e orari. Li chiamano “rami secchi”, perchè sferragliano lenti sulla rete di oltre 16mila km su cui si estende la rete ferroviaria italiana, ma incorniciano panorami da cartolina e regalano percorsi vivi di situazioni di incontro con le comunità locali. Dai 6 km e mezzo del Trenino del Renon in Sud Tirolo ai 473 km totali delle Ferrovie del Sud Est in Puglia, quasi una linea per Regione, isole comprese. Viaggi, a volte, con una media di 25 km orari. Carrozze tedesche del 1958 o elettromotrici di inizio secolo, come anche moderni scompartimenti accessibili ai disabili. Musei dell’apicoltura e masi al Nord, al Sud la molitura delle olive e un giro sulla costa o intorno al Vesuvio. Piccole osterie con prodotti locali, incorniciate da frutteti e vigneti, ma anche chiesette antiche, rocche, castelli, falesie e parchi. Intermodalità, di altri tempi, con un cambio in stazione per una carrozza a cavalli. Antichi collegamenti alle saline, camminamenti lungo i sentieri partigiani, scorci su opere d’arte di ingegneria ferroviaria, soste gastronomiche e destinazioni artistiche, tratti selvaggi e musei archeologici a cielo aperto tra antiche città etrusche o romane. Treni in quota su Alpi e Appennini, tratte non elettrificate a binario unico e altre insignite per la riqualificazione del territorio che perlustrano le arterie dell’antico sistema d’irrigazione per portar fondovalle l’acqua dei ghiacciai, come anche treni a vapore per andare al lago senza macchina. Percorsi per gli amanti della bici al seguito o punti di partenza per escursioni e trekking. Bistrattate reti, con volumi di traffico minimo, costantemente a rischio chiusura, che però valgono bene… una corsa.

Altrimenti ci si può improvvisare Weekender,- e questo è il secondo volumetto – per quello che chiamano “turismo di comunità e prossimità”. Viaggiando a passo lento, attenti alle culture locali, desiderosi di incontrare persone e toccare il territorio. Una quarantina di itinerari per vedere alcune città sotto una nuova luce, scoprire scrigni sconosciuti ed entrare nel mondo delle realtà comunitarie di campagna. Qualche nome per tutti (facendo sicuramente torto al resto). I giardini che si aprono tra le lagune di Venezia. Le case confiscate alla mafia a Castiglione di Sicilia. Il centro Asinomania di Introdacqua in provincia dell’Aquila.

Paola Donatucci e Umberto Di Maria, Fuori dai soliti binari in Italia, Terre di mezzo Editore, pp. 124, euro 10

AA.VV., Weekender 2, Terre di mezzo Editore, pp. 159, euro 9.

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