Eco fashion, la moda che salva il pianeta – VIDEO

Three female workers meeting in Fashion design studio.

Questo articolo, come gli altri che pubblicheremo in queste settimane, è stato realizzato da uno degli studenti del Liceo scientifico “Gaetano Salvemini” di Bari, che ha partecipato al PON 0009707 -FSE e FDR – Apprendimento e socialità: ERGASTERIO – laboratori per comp0etenze – Modulo: UmanaMente-02.  Gli studenti hanno lavorato sul tema del giornalismo scientifico e, più in generale sul tema scottante della corretta informazione e divulgazione. Guidati dalla direttrice di “Ambient&Ambienti” Lucia Schinzano, hanno preso dimestichezza con gli aspetti essenziali della scrittura giornalistica e, in particolare della scrittura di temi “green”. Hanno cercato le fonti, le hanno discusse, le hanno trasformate per ricavarne articoli e si sono cimentati col web journalism. Gli articoli sono stati tutti corredati da video-interviste che gli studenti hanno realizzato con i loro mezzi, e con tanta buona volontà, e sono stati seguiti in questa parte del percorso, dal giornalista Ruben Rotundo. La fase finale è consistita nell’editing. Ne sono venuti fuori articoli che manifestano un approccio semplice eppure molto motivato, e che hanno avuto il merito di rendere i ragazzi più consapevoli verso ciò che vedono, ascoltano o leggono. E questo è un bel traguardo. Buona lettura

Ricerca incessante di materiali ecologici: l’obiettivo è salvare il pianeta attraverso il riciclo di tessuti

 

di Simona Cucumazzo

L’alone “green”si sta posando sulla produzione di molti beni di consumo. Un settore che ha un discreto margine di manovra in questo frangente è quello della moda che va sotto il nome di “eco fashion”.   

Perché è fondamentale il riciclo e il riutilizzo?

Si comincia a parlare di moda eco-compatibile negli anni ’90

Il  seme della moda eco-compatibile è stato piantato nei primi anni Novanta quando gli stilisti iniziarono a sperimentare i primi tessuti eco-compatibili e nel mondo della moda si diffondeva il concetto di riciclo creativo. A Parigi, lo stilista del Mali, Lamine é, andava a caccia di vecchi tessuti da poter riciclare con mani creative e associarli al brand Xuly-Bet. In Italia, Giorgio Armani si avvicinava al mondo dei “tessuti organici” sperimentando la bontà della canapa. Una cifra spaventosa e incalcolabile di abiti dismessi e montagne di vestiti si sono accumulati in immense discariche a cielo aperto. Questo ci porta a riflettere sull’impatto che i brand di moda hanno sull’ambiente e sulla società, e di come possiamo ridurre gli impatti negativi attraverso le nostre scelte e i nostri comportamenti.

Vinted

Una delle novità sul mercato della moda oggi sono i siti e le app come Vinted, che consentono la vendita e lo scambio di articoli nuovi o di seconda mano, principalmente abbigliamento e accessori.  Oltre ad essere una piattaforma di marketplace piuttosto efficace, Vinted consente l’interazione tra gli utenti, i quali possono comunicare tra di loro attraverso il servizio di messaggistica. Questo favorisce la riduzione degli sprechi e agevola il modo di fare shopping. La sostenibilità è la nuova caratteristica di tutti i brand, Icone del lusso e giovani start-up sono alla ricerca di materiali innovativi, green e nuove tecnologie che mostrino il loro impegno verso una moda eco-consapevole e circolare. Ogni giorno l’offerta si arricchisce di progetti interessanti che contribuiscono a rendere il nostro armadio più rispettoso dell’ambiente e alleggeriscono il nostro senso di colpa da shopping compulsivo.

Eco Italy

Molte sono le iniziative che combinano l’idea di moda e riciclo. Una fra queste è stata attuata dal brand Eco Italy che ha scelto il motto Vestiamo il cambiamento, dove tendenza e versatilità di stile sono le caratteristiche dei loro prodotti. Tutti ecocompatibili, sono realizzati con materiali a basso impatto ambientale e facilmente smaltibili.

I capi in pelle di fungo Mylo di Stella McCartney

Stella McCartney invece non ha mai usato pelli o pellicce di animali in nessuna delle sue creazioni ed è sempre alla ricerca di nuovi materiali eco-friendly da sperimentare e inserire nelle sue collezioni. L’ultimo si chiama Mylo ed è un’alternativa certificata biologica alla pelle, ottenuta dal micelio contenuto nelle radici dei funghi. A differenza delle pelli sintetiche, Mylo ha un impatto ambientale minimo, non utilizza il petrolio, è composto da sostanze totalmente rinnovabili e reperibili in natura. 

La Science Story Collection di H&M

H&M ha presentato Science Story, una nuova capsule collection eco-friendly che fa parte del progetto sostenibile Innovation Stories, che si è sviluppata nell’arco del 2021 realizzando diversi capi con processi innovativi e non dannosi per l’ambiente. I pezzi di questa prima collezione sono essential contemporanei realizzati in nuovi materiali green come EVO by Fulgar , un filato a base biologica derivato dall’olio di ricino un’alternativa vegetale alla pelle, prodotta da piante di cactus.

Tutte queste iniziative contribuiranno a rendere il pianeta un posto migliore in cui abitare perché aiutano a ridurre gli sprechi e soprattutto riciclano, non inquinando.

Articoli correlati