Input your search keywords and press Enter.

E dopo un’esplosione nucleare… una bella birra ghiacciata e “pass la pavur”!

“Con domanda e senza invito…” comincia così, dopo la conta, l’intercalare del gioco della passatella, “u zimbaridd”, oppure  “Patrune e sott”, nel linguaggio dei bevitori autoctoni padrone e sotto, lo sport preferito dai baresi, giocato tutto l’anno a suon di bottiglie di birra che tintinnano dall’Ape Piaggio ai localetti alla strada oppure al marciapiedi del lungomare e ritorno, vuote ovviamente e salutate dai gorgheggi baritonali distorti dei presenti. Ma cosa succederebbe in caso di conflitto se una bomba atomica scoppiasse sulla città? I baresi possono stare tranquilli: nel caso di un’esplosione nucleare che colpisca Bari chi sopravvive può tranquillamente brindare allo scampato pericolo proprio con una buona birra, in lattina o in bottiglia e magari ghiacciata.

Gli Stati Uniti, infatti, già negli anni ’50, hanno compiuto alcuni test militari, per verificare i possibili effetti di una pioggia radioattiva non solo su persone o edifici ma anche su cibi e bevande. Lo rivela il blog nuclearsecrecy.com ha dedicato una pagina agli studi portati avanti dal governo americano in nome della Civil Defense e di cosa fare dopo che il peggio è passato. L’Operazione Teiera, riferisce il blog, ha compreso una serie di quattordici test nucleari, condotti nel 1955 in un poligono nel deserto del Nevada, di cui alcuni specifici per ottenere informazioni sugli effetti nucleari a uso della Protezione Civile.

I manichini utilizzati per mostrare gli effetti di un'esplosione atomica durante un test nel deserto del Nevada - foto di Loomis Dean per LIFE

Uno di questi test, soprannominato Operazione Cue, è stato “aperto”, anche alla stampa. Agli osservatori è stato permesso di osservare gli effetti di un bombardamento atomico, in una “Città di sopravvivenza”, piena di manichini.

Una delle domande cui il Progetto 32.2a, ha cercato di dare una risposta, era: Che cosa potranno bere i superstiti nel mondo post-apocalittico? Se l’approvvigionamento di acqua è contaminato, che cosa dire di tutte quelle lattine e bottiglie sfornate a miliardi? Gli scienziati americani della Atomic Energy Commission che sino a quel momento avevano ignorato gli effetti delle radiazioni sulle bevande hanno poi appurato che «Le bibite analcoliche in commercio e la birra in bottiglia o in lattina sono scampate alla potente onda d’urto persino a una distanza di soli 390 metri dal centro dell’esplosione». Quindi, vista l’enorme disponibilità e distribuzione uniforme nelle aree urbane e Bari ne è tradizionalmente un esempio, giacché la fabbrica l’abbiamo in casa, è evidente che, in condizioni di emergenza, sia la birra, sia le bevande analcoliche potrebbero servire come fonti importanti di liquidi. Alla salute!

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *