Input your search keywords and press Enter.

E anche la birra diventa verde…

La coscienza verde è sempre più diffusa, a tutti i livelli, e sempre più aziende si convertono a criteri di ecosostenibilità per i loro prodotti. L’ultimo in ordine di tempo ad essere oggetto dei nuovi criteri è la birra: ebbene sì, la birra alla spina diventa ecologica.

Boccali di birra

Artefice di questo cambiamento epocale è l’azienda Carlsberg Italia, che ha presentato giorni fa sua nuova tecnologia, la Modular 20, alla Carlsberg Drink Different Area di Milano: la novità fondamentale consiste nei fusti, che non saranno più d’acciaio, bensì di plastica (PET) riciclabili al 100%; in questo modo si ha una una riduzione del 44% del consumo di risorse, un risparmio di energia del 21% (pari alla produzione annua di 3 pale eoliche di media taglia) e infine il 19% in meno di rifiuti generati (la percentuale passa al -47% se si considerano i rifiuti pericolosi). In più il potenziale di effetto serra diminuisce così del 28%, del 31% le emissioni in atmosfera (pari – secondo quanto afferma Fabio Iraldo, Direttore di Ricerca allo IEFE dell’Università Bocconi di Milano – alla quantità assorbita in un anno da 427 ettari di bosco), e dell’11% il potenziale di acidificazione; per di più l’utilizzo di fusti in PET diminuisce il peso del prodotto, consentendo così un risparmio anche nella fase di trasporto.Tutto ciò è valso all’azienda – ed è la prima volta per un’azienda birraia – la Dichiarazione Ambientale di Prodotto (EPD) da parte dello IEC (International EPD Cooperation). «L’intento di Carlsberg – ha dichiarato Alberto Frausin, Amministratore Delegato di Carlsberg Italia – è perseguire la qualità e la sostenibilità in ogni passaggio della catena del valore, dalla logistica alla produzione: per noi è un percorso già iniziato e continuamente in corso. Siamo particolarmente orgogliosi che sia proprio Carlsberg in Italia a guidare questo processo di cambiamento, assumendo una leadership di grande responsabilità e importanza».

Il sistema di spillatura inaugurato da Carlsberg avviene comprimendo il fusto con aria

Certo di fronte all’idea di una “birra-in-plastica” i puristi storceranno il naso, eppure a ben guardare a guadagnarci non sarà solo l’ambiente, ma lo stesso prodotto, che avrà una migliore qualità. Nei fusti d’acciaio, infatti il contenuto si guasta molto prima: 6 mesi quando è chiuso, 4 una volta aperto. Considerando poi che in Italia, rispetto agli altri paesi, il consumo di birra è minore, molto prodotto va sprecato. Al contrario i fusti di plastica – hanno dimostrato le valutazioni, eseguite con la collaborazione col lo IEFE Bocconi – consentono di conservare il prodotto per 9 mesi, se chiuso, e per 31 giorni se aperto. L’innovazione più importante riguarda però il sistema di spillatura che, invece di utilizzare bombole di CO2, avviene comprimendo il fusto con aria: il nuovo sistema, denominato DraughtMaster, mantiene perfetta la birra, senza alterarne i livelli di CO2 ed evitando così la sovrasaturazione del prodotto. Dunque, un prodotto migliore, con grandi vantaggi per tutti.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *