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Durban. Ambientalisti: “Fuori USA”

Le grandi associazioni umanitarie e ambientaliste lanciano un appello all’inizio della seconda settimana di lavori della Conferenza ONU sui cambiamenti climatici di Durban. Oxfam, WWF, Greenpeace e la Confederazione Sindacale Internazionale hanno espresso grande preoccupazione per le posizioni assunte dagli Stati Uniti, con la richiesta di congelare qualunque piano di riduzione delle emissioni fino al 2020. «Gli USA hanno fatto eliminare dalla bozza di accordo un testo sugli interventi di mitigazione – spiega Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International – che avrebbe offerto una concreta protezione a coloro che stanno per essere colpiti nel modo più duro e più rapido dai cambiamenti climatici, che sono già una realtà». E Celine Charveriat, direttore campagne di Oxfam aggiunge: «Le persone più povere del mondo, già vittime degli impatti dei cambiamenti climatici, semplicemente non possono aspettare un altro decennio per assistere a una riduzione delle emissioni in linea con le richieste degli scienziati». Un’urgenza condisa anche da Jim Leape, direttore generale WWF Internazionale, che ricorda gli obiettivi della Conferenza: «I membri della società civile sono qui per affrontare la minaccia urgente del cambiamento climatico e assicurare un mondo futuro in cui ci sia abbastanza cibo, acqua ed energia per tutti». Condisa perciò è l’opinione di Sharan Burrow, segretario generale della Confederazione Sindacale Internazionale: «Gli Stati uniti devono smettere di bloccare i negoziati. Se non intendono restare nella comunità globale, si facciano da parte».

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