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Due domande al Presidente Vendola – 1

“Nel prossimo quinquennio saranno rafforzate le politiche ambientali avviate nel 2005. Sarà consolidata la loro integrazione nella programmazione dell’uso di risorse comunitarie. Il tema della sostenibilità ambientale dovrà essere un elemento qualificante e di valutazione anche nell’erogazione di finanziamenti a sostegno dell’economia e delle imprese, al fine di garantire l’eco-sostenibilità dello sviluppo”. E’ la premessa del programma elettorale in tema di ambiente dell’appena riconfermato presidente della Regione Puglia Nichi Vendola.

<p>Nichi Vendola, presidente Regione Puglia</p>

Nichi Vendola, presidente Regione Puglia

Un programma che punta ovviamente sui risultati ottenuti  – la Puglia è la prima in Italia con 147 Mega Watt prodotti nel settore fotovoltaico e 1081 Mega Watt nell’eolico  – e che traccia ambiziosamente le linee per il futuro; che è risultato vincente perché ha raccolto – quando non valorizzato – il desiderio di innovazione da parte dei pugliesi. La regione è ormai sufficientemente sensibilizzata sulle tematiche ambientali, anche perché ne ha potuto toccare con mano i risultati positivi.

Ma quello che forse va chiesto al Presidente  Vendola è un impegno ancora più pressante in materia di denaro pubblico e del suo utilizzo, senza cadere nel tranello di una sia pur inconsapevole visione demagogica dei problemi. Perciò Ambient&Ambienti vuole rivolgergli  – senza alcun intento polemico ma con reale spirito costruttivo- alcune domande.

Partiamo dall’attuazione del piano per la valorizzazione delle fonti alternative di energia. Il programma giustamente sottolinea che “la Regione Puglia è diventata la prima regione in Italia per produzione di energia elettrica da fonti eoliche e solari. È stata la prima regione in Italia a dotarsi di un piano energetico ambientale regionale e di un sistema di regole che ha favorito lo sviluppo delle fonti alternative”. Nelle previsioni c’è lo sviluppo delle produzioni finalizzate all’auto-consumo. Ma non si corre il rischio di fare della Puglia una regione disseminata scriteriatamente di piccoli impianti, p.es. fotovoltaici, inferiori a 1 Mw di potenza, che così come sono regolamentati rischiano di deturpare il paesaggio?

<p>Un impianto fotovoltaico </p>

Un impianto fotovoltaico

È pur vero che in questo settore corre in aiuto un’attenta visione strategica del territorio come quella tracciata e delineata nel nuovo Piano Paesaggistico (PPTR) voluto fortemente da Vendola e dall’assessore al territorio Barbanente, ma il piano  va approvato quanto prima, magari con delle variazioni che meglio consentano ai cittadini di accettarlo, di condividerlo, e in definitiva di smussare i conflitti oggi esistenti tra governo regionale e interessi del mondo produttivo.

Perché, allora,  non fare partire una grande strategia di valorizzazione delle aree degradate, compromesse, ad es. quelle estrattive, orientando il loro recupero verso la creazione di grandi bacini industriali delle energie rinnovabili? Perché non sfruttare il rilevante capitale investito nelle fonti rinnovabili per recuperare le aree degradate, che viceversa non possono essere recuperate dal pubblico per carenza di risorse? L’Ente pubblico potrebbe divenire allora il regista di accordi di programma in cui, dando stabilità al sistema degli investimenti, può chiedere di orientare gli stessi per una produzione sostenibile? E ancora: perché non estendere l’istituto degli accordi di programma anche alle aziende estrattive (cioè le cave) che operano nei parchi naturali?

<p>"Il Parco delle Cave di Fantiano" dopo il progetto di valorizzazione e di recupero è diventato un "Civic Space", contenitore dieventi e manifestazioni culturali</p>

"Il Parco delle Cave di Fantiano" dopo il progetto di valorizzazione e di recupero è diventato un "Civic Space", contenitore di eventi e manifestazioni culturali

In questa maniera se ne potrebbe pilotare la chiusura e favorire al tempo stesso il recupero ambientale attraverso la produzione sostenibile. Qualche parco nel passato ha pensato di agire così: è un segno di maturità che forse potrebbe sanare le ferite al paesaggio aperte in passato.

Dunque, realizzazione di impianti per la produzione di fonti di energia rinnovabili armonicamente inserite in un territorio che torni a vivere e a produrre in maniera “sana”.  Perciò la piena approvazione del PPTR, come detto, è data come indispensabile, come anche indispensabile sarà l’attivazione dell’Osservatorio regionale per il paesaggio; il tutto in partenariato con una cinquantina tra enti e associazioni che già stanno collaborando.  Ma “la convergenza di saperi contestuali e saperi esperti”, come indica il programma elettorale di Vendola, non rischia di generare contrasti all’interno delle stesse figure chiamate ad attuare il Piano?

Queste sono solo alcune delle domande che Ambient&Ambienti rivolge al Presidente della regione Puglia. A giorni gliene rivolgeremo altre. Perché  sommessamente, ma con convinzione, vogliamo tenere aperto un fronte di discussione sulle scelte che il Presidente Vendola si è impegnato a portare a termine nei suoi prossimi cinque anni di governo.

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