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Dove l’organico non trova casa

La discarica dismessa a Ugento in località Burgesi

Tre biostabilizzatori, due discariche di servizio-soccorso, un impianto a Cdr (combustibile da rifiuto), tre stazioni di selezione e separazione. Nel Salento, dove tonnellate di erbe e ramoscelli vengono bruciate libere come un rito, il compostaggio ancora non c’è. Non si fa. Zero impianti. Materiale organico in quantità in viaggio verso i lidi tarantini e campani in attesa di trasformazione in compost, terriccio fertilizzante. Opportunità sprecata, per fare, dei rifiuti, oro colato a tutto beneficio dell’ambiente, oltreché delle tasche. Nei tre ambiti territoriali (Ato) esistenti, e da poco rimodulati all’interno in tre diverse aree ottimali di raccolta (Aro), già tre anni fa, nei rispettivi e tradivi piani d’ambito, di impianti di compostaggio ne erano previsti almeno nove. Spesa stimata: variabile da 3 a 6 milioni di euro cadauno.  A distanza di tre anni, è stato realizzato un solo impianto di compostaggio, a Calimera; è firmato Gr Ambiente, società del gruppo Terni green spa, nato nel gennaio 2011, con una capacità di 30mila tonnellate all’anno e un prezzo di 1,3 milioni di euro.

Nel 2009 sono stati rintracciati rifiuti e percolato tra la vecchia (nella foto) e la nuova discarica a Corigliano d'Otranto

Oggi, il tentativo di Gr Ambiente è di estendere il raggio di trattamento del rifiuto attraverso il “biogas”, vale a dire recupero energetico dalla combustione del rifiuto, da operare nello stesso impianto di Calimera, a 18 km dal capoluogo Lecce. Un’altra proposta è stata avanzata a fine luglio scorso da Geco ambiente srl. Il sito prescelto è ancora una volta un centro industriale della provincia di Lecce, Casarano, nel basso Salento, area già interessata, sul versante rifiuti, da specifiche apposizioni di interdittive antimafia da parte della Prefettura di Lecce. E’ in questo contesto, condito di grandi doti ma anche tante “ombre”, che si cerca la giusta via per il compostaggio, prima ingombrante, oggi ambita anche da chi ha sempre preferito il “tal quale” al “differenziato”. Il Salento, come tanta Puglia, è ancora in stato di emergenza ambientale, e ci resterà fin quando l’impiantistica prevista non funzionerà “a regime”.

Si inizia a indagare anche sui persistenti maleodori provenienti dall’impianto complesso di Cavallino

L’anello mancante, prima ancora del compostaggio, è stato, in realtà, individuato anche in questo caso, nel cuore del Salento, a Corigliano d’Otranto, e rappresenta la terza discarica di servizio-soccorso a servizio dell’AtoLe2, a servizio di ben 46 dei 97 Comuni della provincia. Si tratta di una discarica firmata Cogeam (al 51% gruppo Marcegaglia), prevista a due passi dalla vecchia, avviata a bonifica. Tra una discarica e l’altra, nel 2009, sono stati rintracciati rifiuti e percolato. Interruzione e slittamento dei lavori, oggi ancora in corso. Il paradosso risiede, però, nella localizzazione del nuovo sito di stoccaggio: a due passi dal primo ma sulla stessa falda acquifera di in un territorio – certificato dagli esperti del Cnr – altamente vulnerabile. Cinque Comuni vi si oppongono, oltre a tanti ambientalisti. La soluzione alternativa l’ha proposta il sindaco di Corigliano d’Otranto, Ada Fiore, proprio in chiave compostaggio, attraverso il potenziamento dell’impianto di biostabilizzazione di Poggiardo. Ma il commissario per l’emergenza tira dritto, mentre s’inizia a indagare anche sui persistenti maleodori provenienti dall’impianto complesso di Cavallino, la cui gestione sta per esser riaffidata. In strada, i cassonetti restano padroni.

 

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