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Il minimetrò di Perugia: un’opera unica in Italia

Orgoglioso del suo gioiellino, che tante polemiche ha scatenato nella sua città e che, al contrario, vorrebbero copiare a Pisa,

Gianni Drisaldi

Gianni Drisaldi, nato a Perugia nel ’51, ingegnere esperto di impiantistica elettrica, ne è convinto: “L’impianto di minimetrò nel capoluogo umbro è davvero un’opera straordinaria. Sono ingegnere e la mia natura tecnica mi porta a vedere con particolare occhio un’opera che ha un contenuto tecnologico di natura meccanica, strutturale ed impiantistica di livello eccellente. Ve ne spiegherò i motivi”.

Intanto cos’è un minimetrò?

Un’infrastruttura destinata al trasporto delle persone, ideata al termine degli anni ’90, iniziata nel 2002 e completata nel gennaio 2008. È costata circa cento milioni di euro, è stata finanziata per il 60% dai ministeri dei Trasporti e dell’Ambiente e per il restante 40%, per la quasi totalità, da soggetti privati: Leitner (impresa esecutrice delle opere impiantistiche, destinate alla movimentazione), Umbria Domani S.c.a r.l. (un raggruppamento di imprese locali che ha realizzato tutte le opere civili), SIPA S.p.A. e Umbria Mobilità (all’epoca A.P.M. e cioè l’azienda che gestisce i trasporti in Umbria).

Cosa ha di particolare?

 

Un tratto del percorso

È un’infrastruttura destinata al trasporto pubblico in una tratta lunga circa 3 km, attraverso mezzi (che possono arrivare ad un massimo di 25) in grado di contenere cinquanta persone ciascuno, dotati di ruote gommate correnti su delle travi di acciaio e trainati da una fune di acciaio, cui gli stessi mezzi sono agganciati. Questo sistema rientra fra quelli definiti con la sigla APM (Automatic People Mover). Presenta alcune particolarità.

Tipo?

I mezzi non sono dotati di motore. In questo si differenziano  sia dalle metropolitane, in quanto trainati dalla fune di acciaio, sia dalle funivie, perché i mezzi corrono attraverso le ruote su delle travi di acciaio che fungono da veri e propri binari.

Che impatto ha sull’ambiente?

Il sistema ha un basso inquinamento. Quindi è ecosostenibile, perché la trazione non è affidata a motori endotermici o elettrici presenti nei mezzi, ma ad un argano principale, alimentato elettricamente, che permette il movimento della fune, regolandone la velocità in base alle necessità.

Un’altra particolarità?

La stazione

Gestione e comando di tutta l’infrastruttura sono concentrati in un locale (Centro di controllo), che si trova nella stazione principale. Tutte le stazioni sono completamente automatiche, nel senso che i mezzi frenano, si fermano, aprono e chiudono le porte di accesso e ripartono in modo del tutto autonomo secondo cicli programmati. Tutto sotto la supervisione degli operatori che sono presenti nel locale di controllo.

Quanto è sicura la struttura?

Per garantire la massima sicurezza agli utenti tutti gli spazi sono controllati attraverso un sistema di telecamere e videoregistratori, in grado di monitorare per 24 ore tutte le aree e gli spazi accessibili al pubblico. In altri termini l’utente è sempre osservato dalle telecamere, la cui immagine è riportata in un banco regia nel locale di controllo. Il tutto è integrato da un sistema di chiamata del tipo “parla-ascolta”, per cui l’utente può colloquiare con gli addetti, posti nel locale di controllo da ogni stazione e da ogni mezzo, tramite dei citofoni sistemati su postazioni ben segnalate. Ci sono anche sistemi di rilevazione di incendio, protezione contro il furto e lo scasso, sempre collegate al servizio di controllo. È possibile rilevare incendi anche nella galleria naturale (lunga circa 1 km) con estrema precisione.

Quante persone può trasportare?

Può trasportare sino a 3mila persone l’ora

Tremila persone ogni ora per ciascuna delle due direzioni. La struttura collega la zona degli impianti sportivi (Pian di Massiano) con il centro storico della città attraverso un percorso, che si snoda per circa 2/3 chilometri in superficie e per il restante spazio sotto terra all’interno di una galleria. Fra la stazione di valle e quella di monte sono previste cinque fermate intermedie, che permettono l’ingresso e l’uscita dei passeggeri attraverso dei varchi apribili attraverso la lettura di un biglietto magnetico. La lettura del biglietto, l’apertura e la chiusura dei varchi, la fermata e la ripartenza dei mezzi è tutta completamente automatizzata e la presenza dei varchi all’ingresso di ogni stazione regola il flusso del pubblico in modo che non si creino code nella banchina di accesso ai mezzi.

È veloce?

La velocità del trasporto è regolabile, da un minimo di 0,5 m/sec ad un massimo di 7 m/sec, in genere. Poiché questa ha diretta influenza sui consumi di energia elettrica, durante le ore di maggior afflusso di utenti la velocità viene tenuta al massimo, nelle fasi in cui l’affollamento è ridotto, si scende a valori intorno a 4 m/sec. La velocità minima di 0,5 m/sec è prevista solo in casi di emergenza. In assenza di alimentazione dalla rete elettrica ENEL il sistema prevede il ritorno in stazione dei mezzi a velocità ridotta per consentire il deflusso del pubblico.

Si prevede di servire altre zone della città?

La vettura alla stazione Cortonese

Per il momento, no. Sottolineo che presso la stazione di valle (Pian di Massiano) è presente un ampio parcheggio che ha una capacità di circa tremilacinquecento auto oltre ad un elevato numero di autobus, che permettono di fruire meglio di questo servizio. Lungo il percorso c’è un collegamento diretto alle Ferrovie dello Stato e ci sono connessioni dirette con dei percorsi meccanizzati (scale mobili ed ascensore inclinato), che collegano il centro storico con la stazione di monte (Pincetto) e la stazione intermedia della Cupa.

Ci spieghi come si alimenta il minimerò

Poiché è necessario avere l’energia elettrica lungo le sette stazioni presenti nel percorso, tutta la struttura è alimentata da una rete elettrica ad anello, che riceve l’energia elettrica dall’ENEL in un punto (Stazione di Fontivegge) e quella di emergenza dai gruppi elettrogeni in un altro (Pian di Massiano). Dalla rete interna ad anello, l’energia elettrica a 20mila Volt (Media Tensione) viene distribuita a tutte le stazioni, ciascuna dotata di due trasformatori (sempre uno di riserva all’altro), che riducono la tensione ai valori necessari al funzionamento dei vari apparati. L’assorbimento massimo del sistema sfiora gli 800 KW alla velocità di trasporto più elevata.

Il suo contributo di preciso qual è stato?

Ho redatto due progetti, il primo relativo a tutta la rete elettrica, il secondo, destinato agli impianti elettrici e di controllo delle parti civili (illuminazione, Forza Motrice, allarmi incendio, antintrusione, telecomunicazione ecc.), cioè di tutto ciò che è non direttamente connesso al movimento del sistema.

È stato un lavoro complesso?

Beh, sì. Non esistevano installazioni simili da studiare ed analizzare. È stato il primo sistema di trasporto di persone con queste caratteristiche. Quindi nessuna normativa tecnica. Non solo. La potenza elettrica necessaria per il funzionamento del sistema è molto elevata. Ho progettato una rete elettrica in Media Tensione (20mila Volt) e ho cercato di tenere separati i punti di immissione dell’energia elettrica e quelli di concentrazione degli utenti. Un lavoraccio.

Dunque, un sistema unico in Italia. 

Sistemi dotati come questo di cinque stazioni intermedie tutte automatizzate, non ce ne sono. Forse ne stanno costruendo uno simile a Pisa.

Tante, comunque, sono state le polemiche sulla realizzazione di questa opera, sollevate dall’inquinamento acustico. E poi ci sono gli alti costi di manutenzione.

Le polemiche? Non spetta a me farle e recepirle, anche perché nel nostro Paese capita speso che si facciano per qualunque cosa. Soprattutto quando in mezzo c’è la politica

Ne è valsa la pena? Ritorni per il Comune? 

Se l’Amministrazione comunale riuscirà a reperire dei fondi per finanziare la realizzazione di collegamenti del sistema con strutture tipo l’Ospedale, il numero dei passeggeri non potrà che accrescere sensibilmente.

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