Bridgestone parte seconda: “Le indagini”

Amianto. Caso Bridgestone Italia S.p.A. ex Firestone Brema di Bari. Nella prima parte dell’inchiesta, Forte come la verità”, Ambient&Ambienti ha raccontato la storia e le testimonianze di personaggi chiave della vicenda che vede coinvolta la

zona industriale di Bari Modugno, sullo sfondo la Bridgestone Italia SpA

più grande multinazionale del settore gomme nella morte di decine di operai che hanno lavorato a stretto contatto con l’amianto e con tanti altri prodotti chimici altamente pericolosi, utilizzati nei processi di lavorazione. Numerose sono le denunce e gli esposti depositati da ex lavoratori e rappresentanti dei famigliari deceduti a causa delle malattie contratte.

una manifestazine di protesta dell'associazione esposti amianto

Ma troppi sono gli interrogativi rimasti ancora senza risposta sui rischi da amianto nella fabbrica a ridosso del quartiere San Paolo di Bari. Alcuni di questi interrogativi Ambient&Ambienti li ha posti alla direzione della fabbrica di pneumatici Bridgestone (clicca qui per leggere la prima parte dell’inchiesta di Ambient&Ambienti) ma l’azienda ha preferito il No comment, perché «è in corso un’inchiesta della magistratura», ha risposto l’ingegner  Nicola Rasponi capo del personale dell’opificio di Via delle Margherite. Ha accettato, invece, di risponderci il professor Antonio De Feo, dello studio legale che assiste la Bridgestone Italia SpA.

Professor De Feo, l’ipotesi è che gli operai della Bridgestone, ex Firestone Brema, abbiano lavorato a stretto contatto con l’amianto, come le tettoie di eternit (http://it.wikipedia.org/wiki/Eternit) dei reparti o con suoi derivati come il serpentino (http://it.wikipedia.org/wiki/Asbesto) oppure il crisotilo, (http://it.wikipedia.org/wiki/Crisotilo) e con altri prodotti chimici altamente pericolosi – vedi il nerofumo -, ingredienti in polvere usati nella mescola della gomma, nell‘indifferenza dei vertici dell‘Inail e dell‘Ispettorato del Lavoro.

La gomma è mescolata agli additivi in una camera chiusa chiamata Banbury. Viene così prodotta una balla di gomma alla temperatura di circa 110°C-130°C.

«Il problema dell’amianto va visto sotto due profili – risponde il professor De Feo -: il primo è quello della fruizione dei benefici di legge (257/92) relativamente a un beneficio pensionistico. Per ottenere questo beneficio pensionistico è sufficiente che ci sia una presenza seppure minima di amianto in azienda e che il lavoratore vi sia stato esposto  per lo meno dieci anni. Questo tipo di esposizione, però, non determina la malattia professionale, perché in tal caso scatta il trattamento Inail e non si usufruisce più del trattamento pensionistico. Le cause sono finalizzate non per ottenere il riconoscimento della malattia professionale ma per ottenere la sussistenza dei requisiti di cui alla legge 257/92 ai fini di ottenere i benefici di legge.

La calandratura. Una balla di gomma è fatta passare ripetutamente tra due cilindri aperti al fine di realizzare un foglio di gomma.

Qui nasce la confusione, secondo me voluta, quando si parla di fabbrica della morte… La domanda che una persona di media prudenza si deve porre è: “Esistono organismi cui è demandato il controllo della tutela della salute dei lavoratori?” Ci sono, e sono il CON.T.A.R.P. ((Consulenza Tecnica di Accertamento dei Rischi Professionali, è un organismo dell’INAIL composto da ingegneri, chimici, geologi e periti industriali presenti su tutto il territorio nazionale, con sede presso le Direzioni Regionali), l’Inail, l’Ispettorato del Lavoro. Ma molti lo hanno detto, il Contarp è venduto, l’Inail è venduto, l’Ispettorato del Lavoro è venduto… e in questo caso ci vuole un minimo di prudenza. Tra l’altro l’Inail non ha mai riconosciuto nessuna malattia riconducibile all’amianto nell’arco di venti anni, e più, forse, nello stabilimento Bridgestone.  C’è un solo caso di lavoratore che ha contratto la malattia dell’amianto che però non era un dipendente della Bridgestone ma dipendente di una società di manutenzione, Piscazzi».

Benedetto Piscazzi, però, dicono i testimoni, ha lavorato sempre alla Bridgestone, ex Firestone.

«Questo lo dicono loro. Ma una società di manutenzione, si sa, lavora per più di una azienda. Tant’è vero che la malattia non è stata addebitata alla Bridgestone, perché se viene riconosciuta la malattia professionale, in una azienda, quell’azienda ne risente ai fini del valore dei premi assicurativi. La Bridgestone, di questo, non ne risponde. Quindi non c’è, a oggi, un lavoratore della Bridgestone che abbia contratto malattia professionale riconducibile all’amianto. Tutto questo, poi, va inserito in un certo quadro. La Bridgestone è una multinazionale. Fa esami ambientali ogni anno, non è stata mai riscontrata nessuna esposizione a rischio amianto, le organizzazioni sindacali sono presenti in modo pesante all’interno dell’azienda, ci sono le rappresentanze a tutela della salute dei lavoratori».

Ma un’altra contestazione posta è che proprio le rappresentanze sindacali all’interno dell’azienda abbiano chiesto e ottenuto i benefici della legge sull’amianto.

«È stato pure detto che la Bridgestone ha “comprato” i sindacalisti assumendo i figli; senza tener conto che c’è stato un certo periodo in cui per creare un certo turnover nell’ambito dell’azienda andavano via i padri per lasciare posto ai figli».

una vista della fabbrica della Goodyear a Cisterna di Latina

Un procedimento penale, avviato dalle denunce di alcune decine di ex dipendenti dello stabilimento Goodyear di Cisterna di Latina, assistiti dallo studio legale Di Mambro, è stato chiuso, nel 2008, con la condanna dei vertici dell’industria di lavorazione degli pneumatici. Il successo della parte civile sta nell’aver stabilito «il nesso di causalità tra le malattie contratte e i tumori (clicca qui per leggere la “memoria”), cosa che è stata dimostrata dalle perizie, in aula ed è riconosciuta dalla sentenza (clicca qui per leggere la sentenza)».  La natura cancerogena di determinate sostanze  ha causato il decesso di trentaquattro persone e lesioni personali gravissime ad altre otto; alcuni testimoni – attendibili poiché addetti per anni alle lavorazioni della Goodyear – si legge nella memoria degli avvocati delle parti civili, depositata al Tribunale di Latina –, hanno riferito che «dal Banbury, durante la fase di miscelazione delle materie prime e delle polveri, fuoruscissero vere e proprie nubi di fumo nero».

Professor De Feo, la Corte d`Appello di Roma a giugno scorso ha accolto il ricorso degli operai ex Goodyear di Cisterna di Latina, riconoscendo loro i benefici contributivi per l`esposizione all`amianto.

«Abbiamo seguito noi il caso con il nostro ufficio legale di Milano ma è una situazione completamente diversa., anche se la Goodyear di Cisterna di Latina produceva pneumatici come lo stabilimento della Bridgestone a Bari. Innanzitutto era uno stabilimento più vecchio di vent’anni. Aveva, inoltre, tipi di lavorazione dei pneumatici diversi. La Bridgestone era una realtà completamente diversa che aveva fatto altri investimenti».

Però, quando si facevano ancora le camere d’aria anche nella Bridgestone ex Firestone si usava l’amianto, i guanti di protezione contenevano amianto.

«Sono presunzioni. Mi spieghi perché l’Inail, che è un istituto molto rigido in queste cose, non ha mai dato questi riconoscimenti. E voglio spiegarmi meglio. Se si trattasse di malattia professionale sarebbe di competenza dell’Inail. Le cause che i lavoratori fanno, invece, sono di competenza dell’INPS, perché l’Inps ha una funzione di carattere previdenziale, eroga le pensioni; mentre l’Inail ha la funzione di curare, di creare la rendita se uno ha la malattia».

le tettoie di eternit alla Bridgestone Italia SpA di Bari Modugno

Ci risulta che le tettoie sono ancora di eternit.

«C’è una parte delle tettoie che devono ancora essere sostituite, ma sono tutte quante coibentate, in maniera tale che non creino rischi. D’altro canto, ripeto, la Bridgestone ogni anno fa le indagini ambientali a cura degli istituti pubblici come la Medicina del Lavoro, Policlinico ecc. e non è mai stato riscontrato nulla. L’Inail non  riconosce (a malattia professionale, quindi è chiaro che è solamente, secondo la nostra prospettazione, una manovra di pressione sulla società».

All’interno della fabbrica di Bari – Modugno, però, c’è anche un’area di 2 mila metri quadri, che i Carabinieri del NOE, il Nucleo Operativo Ecologico dell’Arma, hanno messo sotto sequestro due anni fa, colma di detriti di eternit.

«Non è all’interno ma in una zona molto marginale fuori dallo stabilimento, in cui c’è, perché l’azienda l’ha smantellato, una parte del materiale che è stato depositato lì per essere portato via. E si sta aspettando l’autorizzazione del giudice per portarlo via. Ma non è a contatto con i lavoratori. E’ vero, si sono fatti dei lavori dove c’erano alcune tettoie di eternit e sono stati fatti da aziende specializzate. Tutto questo, ripeto, serve solo a premere sull’azienda per ottenere, secondo la nostra prospettazione, benefici che non spettano».

Sui benefici pensionistici, aggiunge il professor De Feo, «c’è un’inchiesta in corso della Procura della Repubblica di Genova, perché secondo il sostituto procuratore di Genova, su   questo  problema  dell’applicazione  della  legge  si  è  molto  largheggiato. Il ricorso a questa legge è diventato un modo surrettizio di agevolare la fuoriuscita anticipata dei lavoratori».

Raffaele Guariniello

Il rischio asbesto è ormai diffuso in tutto il Paese. A Torino, per esempio, il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello ha condotto l’inchiesta più eclatante in materia di infortuni sul lavoro legata all’amianto: quella contro la Fibronit, ottenendo il rinvio a giudizio degli imputati. Ambient&Ambienti ha raggiunto telefonicamente il dottor Guariniello ma il procuratore ha preferito non rispondere direttamente alle domande in merito ai fatti specifici che riguardano l’inchiesta sulla Bridgestone, «per evitare pareri che possano sembrare critici nei confronti dei colleghi di Bari». Il dottor Guariniello ha condotto le inchieste Thyssen ed Eternit, per le quali ha ottenuto il rinvio a giudizio degli imputati. «Ciò che caratterizza i due procedimenti non è stata tanto la novità normativa, – ha detto al convegno organizzato dall’Inail il 28 luglio 2009 – quanto una sua innovativa applicazione giurisprudenziale ricollegata a una diversa impostazione metodologica delle indagini. L’accusa che abbiamo mosso è che vi siano dei fattori che dimostrano come le imprese abbiano “messo nel conto” il rischio infortunistico e che non sono state prese le misure per evitarlo».

Ma torniamo al prof. De Feo e alla sua analisi sul rischio amianto alla Bridgestone di Bari

Professore, a Torino il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello, nell’intervento tenuto nel corso di un convegno organizzato dall’Inail, ha invitato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a farsi promotore di un’apposita legge sugli infortuni sul lavoro, essendo certo che sia indispensabile la creazione di un organismo giudiziario che abbia competenza, per i casi più importanti, su tutto il territorio nazionale. «Una procura nazionale  -ha detto Guariniello, –  che svolga le sue indagini facendo utilizzo di professionalità specifiche – sugli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali».

«In Italia abbiamo già la superprocura antimafia… Purtroppo viviamo in un Paese giustizialista. Io dico esistono gli organismi di controllo? Esiste il Contarp?  Esiste l’Inail? Esiste l’Ispettorato del Lavoro? Utilizziamo gli strumenti previsti dalla legge. Aspettiamo. Aspettiamo che il giudice ci chiami».

Antonio Laudati

Nell’attesa, vediamo a che punto è l’inchiesta barese. Il 21 luglio scorso il procuratore capo dottor Antonio Laudati ha ricevuto in Procura, a Bari, gli ex dipendenti della Bridgestone Italia SpA, ex Firestone Brema, e i rappresentanti dei familiari dei lavoratori deceduti a causa dell’amianto.  Al magistrato, nuovo nell’incarico nel capoluogo pugliese, è stata sottoposta la denuncia-querela depositata alla Procura della Repubblica di Bari, al presidente del Tribunale di Bari, alla Procura regionale della Corte dei Conti e alla Guardia di Finanza, che si basa su una presunta incongruenza: l’Inail non avrebbe riscontrato alcun “rischio

Anna Maria Tosto

amianto”; più di 100 sentenze della sezione Lavoro del Tribunale di Bari attestano, invece, il contrario. Ma, soprattutto, al dottor Laudati è stato chiesto perché l’inchiesta iniziata nel 2007 sembra essere ferma su un binario morto. Sull’argomento, il capo della procura barese fissa, quindi, una conferenza stampa e riferisce ai giornalisti la volontà di rivedere i vecchi fascicoli e di affidare l’inchiesta a un nuovo pool di investigatori, coordinati dal procuratore aggiunto dottoressa Anna Maria Tosto.

«All’esito dell’attività di coordinamento, tutti i procedimenti aperti su denuncia di lavoratori dipendenti Bridgestone per decessi e/o malattie professionali – per le ipotesi di reato ex  artt. 589/ 590 c.p. e delitti connessi – sono stati riuniti in un unico incarto»,

ci ha risposto, oggi, la vice di Laudati, alla quale abbiamo chiesto di conoscere l’esito dei lavoro svolto dai magistrati in questi mesi.

«Si tratta di indagini che, come dimostrano anche i processi già celebrati altrove, Torino, Latina ecc., richiamati nel corpo delle domande, – sottolinea il magistrato – comportano verifiche complesse di natura medico legale, epidemiologica, ingegneristica, societaria. Accertamenti rivelatisi determinanti ai fini delle decisioni favorevoli all’accusa: è quello che  risulta dalla lettura delle  rispettive sentenze».

la sede della Procura della Repubblica a Bari

La Procura di Bari, quindi, prosegue l’inchiesta con i piedi di piombo proprio perché l’azione penale, in tema di delitti colposi e di nesso di causalità richiede che una serie di condizioni accertate risultino, soprattutto, dimostrabili nel giudizio e la Procura di Bari è impegnata a effettuare tutte le verifiche necessarie ed opportune «nello sforzo di proporre al Giudice, ricorrendone gli estremi, un impianto accusatorio e  probatorio adeguato e soprattutto suscettibile di venire riconosciuto fondato», spiega la dottoressa Tosto.

«La Procura di Bari è, dunque, oggi impegnata a effettuare tutte le verifiche necessarie ed opportune nello sforzo di proporre al Giudice, ricorrendone gli estremi, un impianto accusatorio e  probatorio adeguato e soprattutto suscettibile di venire riconosciuto fondato. La consapevolezza della rilevanza dei beni giuridici della cui lesione si tratta, la salute e la vita dei lavoratori – evidenzia la magistrata -, ma anche del rigore tecnico giuridico che l’affermazione di responsabilità penale, soprattutto in tema di reati colposi, presuppone, spiegano l’impegno fin qui profuso dalla Procura di Bari e, con esso, i tempi necessari alla conclusione  delle indagini».

Dottoressa Tosto, il procuratore aggiunto di Torino dottor Guariniello ritiene indispensabile la creazione di un organismo giudiziario che abbia competenza su tutto il territorio nazionale e un approccio completamente diverso all’impostazione delle indagini, con il ricorso alle perquisizioni – che gli hanno dato ragione nelle inchieste Thyssen ed Eternit -: lei è d’accordo?

il Palazzo di Giustizia di Bari

«Il tema relativo alla creazione di un organismo giudiziario unitario a carattere  nazionale avente competenza sui reati lesivi della salute dei lavoratori è complesso e meriterebbe una valutazione approfondita che si faccia carico dei molteplici aspetti e delle ricadute cui iniziative del genere inevitabilmente danno luogo – risponde il procuratore aggiunto -. In linea di massima si può dire che, come per le indagini di criminalità organizzata, l’esistenza e operatività di un polo unitario di coordinamento e, soprattutto, di raccolta e condivisione delle conoscenze rappresenta comunque un punto di forza nell’attività di contrasto e prevenzione dell’illecito».

La nostra inchiesta, invece, si conclude con la visita al capo della Procura regionale della Corte dei Conti dottor Francesco Lorusso. La legge stabilisce che, in caso di lavorazioni pericolose, il contributo che deve pagare il datore di lavoro all’ente previdenziale contro gli infortuni deve essere di una certa misura. Se invece si tratta di una lavorazione normale, la misura è minore. In relazione alle denunce ricevute dai dipendenti della Bridgestone, «il fascicolo istruttorio è stato aperto ma non riveste carattere di preferenzialità».

Francesco Lorusso capo della Procura regionale della Corte dei Conti

Che vuol dire questo,  dottor Lorusso?

«Vuol dire che deve essere una questione di rilevante interesse sul piano quali-quantitativo. Deve essere un danno erariale notevole. Secondo i denuncianti, nonostante lì (alla Bridgestone, n.d.r.) – ci fosse questo fenomeno, da loro riferito, di una pericolosità dell’uso dell’asbesto, però l’Inail non avrebbe preteso dalla ditta i contributi più adeguati. Quindi ci sarebbe una minore entrata per le finanze dell’Inail. Questo è da accertare».

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