Input your search keywords and press Enter.

D’Orsogna al Senato: preoccupata per le trivelle in Adriatico

Maria Rita D'Orsogna

È nata in Italia, ama la natura, cittadina del mondo. Maria Rita D’Orsogna è docente all’Università Statale di Northridge, Los Angels, California ma viene spesso in Italia non solo per ritrovare i suoi genitori a Lanciano in Abruzzo. È esperta di sostenibilità ambientale e quando ha saputo delle piattaforme petrolifere in Adriatico è subito arrivata qui per dire la sua in merito ai danni ambientali causati da ricerche e trivellazioni di petrolio in mare. Sono passati quasi due anni da quando Ambient&Ambienti ha incontrato la prima volta la signora. «Un giorno mi sono imbattuta in una pagina facebook – raccontò nella circostanza (leggi l’articolo) -, dove si parlava della piattaforma petrolifera di Monopoli. Ho scritto, ci siamo organizzati e ho proposto di venire a illustrare la problematica». Nei mesi a seguire, i suoi interventi sono stati riportati in senato, tant’è che è stata invitata a Roma per un’audizione presso l’ufficio di presidenza delle Commissioni riunite Decima (Industria, Commercio e Turismo) e Tredicesima (Territorio, Ambiente e Beni ambientali) del Senato. In esame l’Atto comunitario COM 2011 – 688 definitivo, sulla “Sicurezza delle attività offshore di prospezione, ricerca e produzione nel settore degli idrocarburi”.

Le prospezioni sismiche e le successive trivellazioni portano subsidenza indotta – cioè quando l’uomo estrae il petrolio o il gas dal fondo marino, diminuendo la pressione dei fluidi interstiziali si ha un lento e progressivo abbassamento verticale del fondo marino – rischio sismico e inquinamento. Una moratoria per ogni tipo di trivellazione, onshore e offshore, l’argomento di discussione che Maria Rita D’Orsogna ha proposto ai senatori.

Timida: «mi tremano già le gambe» dice quando riceve la convocazione firmata dai presidenti delle commissioni Cursi e D’Alì, siciliani, del PdL. Non sa come può essere questa audizione ma «sento molto la responsabilità di parlare un po’ a nome di tutti quelli con cui abbiamo lavorato negli ultimi anni, da Pantelleria a Chioggia, dal Curone al Salento, dall’Abruzzo alla Basilicata». L’incontro inizia puntuale alle 2 del pomeriggio. Le commissioni non sono al completo, nessuno dall’Abruzzo e i presenti, una quindicina di senatori, sembrano sorpresi dalle informazioni scientifiche sugli effetti ambientali ed economici delle attività petrolifere.

Una nave attrezzata per la ricerca del petrolio, agli ormeggi a fianco di una piattaforma offshore

«L’audizione al Senato è andata bene», scrive sul il suo blog la scienziata. «Avevo speso moltissimo tempo prima per condensare tutto nei pochi minuti che avevo, perché volevo essere rispettosa del tempo altrui. Ma poi, una volta iniziato, la paura è passata ed è andata come sempre». Il discorso è durato circa 25 minuti, aiutata dalle slides, che mostrano le mappe di tutte le regioni in dettaglio, dall’Abruzzo alla Sicilia, le isole Tremiti, il Salento, la Basilicata, Venezia e «ho evitato di parlare di royalties per non passare il messaggio che aumentando un po’ gli spiccioli che ci danno, si può fare tutto». Nel programma royalties c’era anche l’intervento della «senatrice “ricopiona”, Adriana Poli Bortone, assente invece dal mio intervento. Si vede che vado bene per essere ricopiata, non per essere ascoltata!».

Il parere della professoressa è che «ma anche secondo il buonsenso, sarebbe opportuno sveltire l’istituzione dell’area marina protetta a Pantelleria e del Parco della Costa Teatina per l’Abruzzo, per dare cuscinetti in più  ma che meglio sarebbe interdire tutti i mari nazionali alle trivelle». E aggiunge poi che «siccome l’Italia è il Paese più ricco e più avanzato di quelli che si affacciano sull’Adriatico sarebbe opportuno che fosse il nostro Paese a farsi promotore di una azione congiunta per chiudere Adriatico, e per quanto possibile il Mediterraneo, alle trivellazioni».

La manifestazione contro le trivelle a Monopoli (BA)

In particolare – ci racconta la signora D’Orsogna – il limite negli Stati Uniti delle 100 miglia dalla costa obbligatorio per le trivelle e l’annuncio che le ditte petrolifere scrivono sulla stampa della California che le operazioni petrolifere fanno venire il cancro hanno colpito i senatori. Quando, invece «il limite italiano, delle 5 miglia che diventano 12 in caso di riserve (vedi la mappa), è un passo in avanti, rispetto al vuoto legislativo pre 2010, ma che dovrebbe essere ampliato. Della serie – ha sottolineato ai senatori -: ci piace copiare tutto dagli americani, fuori che le cose sagge e la protezione ambientale».

Alla domanda se questa audizione è servita al ritiro del decreto liberalizzazione delle trivelle la professoressa risponde che «ovviamente non lo so cosa sia successo dopo che sono andata via, e non posso dire con certezza che ruolo io abbia avuto. Certo è che non potevo capitare in Senato in data migliore, visto che il decreto era in discussione proprio nello stesso periodo. Diverse fonti mi dicono che le cose che ho detto siano state abbastanza utili. Per cui credo che tutto insieme – il mio intervento, la rabbia della gente, la protesta pugliese – abbiano contribuito a questo apparente pericolo scampato».

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *