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Don Tonino Bello, un vescovo ambientalista

Sicuramente non è una novità, nella storia della Chiesa, la sensibilità verso le problematiche ambientali. Alcune esperienze di santità (come ad esempio quella di S. Francesco), come pure le riflessioni del Magistero dei vescovi (con papa Ratzinger in testa, che inaugurò il suo pontificato con l’istituzione per ogni primo settembre di una giornata dedicata al recupero di attenzione nei confronti del creato) hanno inequivocabilmente sottolineato, in assoluta sintonia con il messaggio del Vecchio e del Nuovo Testamento, come non vi può essere una teologia cristiana che rinunci ad elaborare anche una coerente cosmologia. Lo stesso impulso dato dal Concilio Vaticano II cinquant’anni fa su questo tema rappresenta un punto di non ritorno a livello culturale: la Gaudium et spes (una delle quattro Costituzioni conciliari) sollecita con puntualità il rispetto e la tutela del territorio e sottolinea che questi eventi non possono che realizzarsi, oggi, nel segno della promozione della giustizia e della pace a livello mondiale, della redistribuzione e restituzione dei beni della terra a tutti i popoli, del rispetto dell’uomo e della natura all’interno di un’attività scientifica volta a migliorare le condizioni di vita sul pianeta. L’ambiente e il territorio, l’acqua e l’aria, le fonti alimentari e quelle energetiche, devono essere protetti e conservati nella loro bellezza e funzione originaria di assicurare una vita dignitosa a tutti gli esseri umani mediante un progresso tecnologico che non rinunci alla sua connaturata dimensione etica.

Forte è stata l'attenzione di don Tonino bello, vescovo di Molfetta, al territorio locale

Un meridionalismo ecologico – Nel solco di questa tradizione si pone l’impegno di don Tonino Bello come vescovo del Sud e per il Sud. Si tratta di una testimonianza straordinariamente declinata in molteplici direzioni negli anni indimenticabili in cui fu pastore nella diocesi di Molfetta dal 1982 al 1993, impregnando il suo ministero con la fedeltà alla spiritualità evangelica e all’amicizia con gli ambienti francescani, in un momento storico particolarmente tormentato, quali furono gli anni Ottanta. In quel decennio don Tonino fu protagonista di un’attenzione forte al territorio locale e alle sue problematiche. Lo sradicamento ambientale determinato dal duplice fenomeno dell’emigrazione e immigrazione, ma anche la dolorosa e spesso iniqua transizione dalla cultura contadina a quella industriale, furono spesso al centro della sua riflessione e azione, con pronunciamenti chiari e coraggiosi in favore della qualità della vita. Memorabile la sua lotta contro l’espropriazione della terra murgiana ai poveri, minacciata per privilegiare azioni che invece tendevano ad affermare la militarizzazione del territorio pugliese e la privatizzazione dei beni fondamentali. Non è un caso che ancor oggi la battaglia sull’acquae sulla sua caratteristica di ricchezza comune viene portata avanti nel suo nome.

Memorabile fu la lotta di don Tonino bello contro l’espropriazione ai poveri della terra murgiana minacciata dalla militarizzazione

Il sogno di una globalizzazione alimentata dalla cultura della pace – Nello stesso tempo, monsignor Bello fu profeta di pace in riferimento a questioni cruciali nella ridefinizione dell’assetto geopolitico dei Balcani, ma anche attento ai danni ambientali che la guerra, ogni guerra, provoca per le popolazioni in esse coinvolte, privandole del diritto ad uno sviluppo che garantisca la dignità delle persone e delle comunità. In questo suo stare anche fisicamente in prima linea (coraggiosissima quella notte di capodanno del ’92, ormai stremato dalla malattia, trascorsa con pochi amici sul confine di guerra a Sarajevo, caricata per sussurrare al mondo intero che la pace non la fanno i governi, ma la partecipazione democratica dei poveri e dei semplici), sottolineò l’urgenza di formare cittadini responsabili e globalmente solidali, annunciando profeticamente la vocazione del Mediterraneo ad essere arca di pace e non arco di guerra.

 

"...Facci sentire la tua dolente presenza/nella viscida desolazione delle spiagge di bitume”

Una profezia che si fa poesia – Non si capirebbe fino in fondo l’impegno ambientalista di don Tonino se ci si fermasse solo alle sue iniziative, talora clamorose nella loro portata ecumenica, talaltra discrete, per non offendere la sensibilità di un popolo silenzioso nelle sue sofferenze, qual è quello meridionale. Poeta della “contemplattività”, ha lasciato un patrimonio letterario che ancora viene gustato da chi voglia veramente capire questo vescovo così innamorato della terra, pur additando il cielo ai suoi contemporanei. Dai suoi scritti affiora sempre una grande sensibilità nei confronti del creato, ma anche la voglia di vivere in comunione con la trama minuta del territorio in cui si svolge la vita quotidiana della gente. Cantore dell’umiltà secondo il senso etimologico del termine, questo vescovo del Sud racconta la bellezza dell’ambiente naturale all’alba della creazione e allo stesso tempo trasfigura la fatica e la sofferenza di un territorio stravolto dall’incuria di chi detiene le leve dell’economia e della politica, fedele al sogno biblico che il deserto possa tornare a diventare giardino.

Sua una splendida preghiera “ecologica”, in cui invoca Dio perché possa aiutare gli uomini a distruggere le strutture sociali di peccato e restituire al mondo la sua bellezza:  “Dissipa le sue rughe / e fascia le ferite che l’egoismo sfrenato degli uomini / ha tracciato sulla sua pelle. /Mitiga con l’olio della tenerezza le arsure della sua crosta. / Restituiscile il manto dell’antico splendore / che le nostre violenze le hanno strappato. / Facci percepire la tua dolente presenza / nel gemito delle foreste divelte, / nell’urlo dei mari inquinati, / nel pianto dei torrenti inariditi, / nella viscida desolazione delle spiagge di bitume”.

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